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Il clima impazzito non fa più notizia. A Bari, la mostra Mare Caldo targata Greenpeace

Più è sotto gli occhi di tutti, meno ce ne accorgiamo. Riavvolgendo il nastro degli ultimi anni potremo annoverare tra gli eventi più scioccanti che hanno toccato il nostro amato paese il crollo della Marmolada, il Po in secca, svariate grandinate fuori stagione e, da ultima, l’alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna mettendo in ginocchio più di quaranta comuni e migliaia di famiglie.

In questi ultimi giorni poi, tra Cerbero e Caronte, le temperature sfiorano punte superiori ai 35°C. Ciò non fa che confermare come ogni giorno venga battuto il record di “giorno più caldo degli ultimi 50 anni”. E la situazione, non può che peggiorare. Eppure tutto ciò non fa più notizia. Molti telegiornali e i quotidiani più diffusi infatti inseriscono la notizia nell’agenda mediatica soltanto a margine delle notizie di cronaca, politica ed esteri. Questo non consente di comprendere pienamente il problema e di percepire l’urgenza della minaccia in corso. Ed è per questo che Greenpeace ha lanciato il progetto Mare Caldo in collaborazione con DiSTAV, il Dipartimento di scienze della terra, dell’ambiente e della vita di Genova e Elbatech. Per sensibilizzare i cittadini su un tema così importante, il Gruppo locale di Greenpeace Bari ha data vita ad una vera e propria mostra che rende ancor più impattante a livello visivo quanto i nostri mari stiano soffrendo. Le foto, ad opera di Lorenzo Moscia, sono una palese richiesta di aiuto, alla quale si aggiunge il rapporto del progetto Mare Caldo relativo ai dati degli ultimi tre anni in diverse aree marine protette tra le quali ritroviamo anche quella di Torre Guaceto in territorio pugliese. Le altre aree marine monitorate e che hanno quindi aderito al progetto sono infatti AMP Miramare, AMP Portofino, AMP Cinque Terre, AMP Isole Tremiti, AMP Isola dell’Asinara, AMP Tavolara Punta Coda Cavallo, AMP Isole di Ventotene e Santo Stefano, AMP Capo Carbonara, AMP Capo Milazzo e AMP Plemmirio.

Il progetto Mare Caldo prevede lo sviluppo di stazioni fisse per la registrazione delle temperature in mare a diverse profondità. Nell’ambito del progetto, i dati raccolti nelle diverse stazioni dei mari italiani sono analizzati per evidenziare differenze geografiche e latitudinali negli andamenti stagionali delle temperature nella colonna d’acqua e per rilevare la presenza di eventuali anomalie termiche.

Obiettivi principali restano tre: primo,  monitorare, attraverso l’adozione di un protocollo standardizzato di raccolta dati, i cambiamenti della temperatura lungo la colonna d’acqua per periodi continui per valutare gli effetti del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini costieri, in modo da raccogliere dati utili per sviluppare adeguate misure di gestione e tutela; secondo,  sensibilizzare l’opinione pubblica e aumentare la consapevolezza sui cambiamenti in atto, con il fine ultimo di stimolare i dovuti interventi per fronteggiarli; terzo, porre le basi per lo sviluppo di una rete nazionale di monitoraggio degli impatti dei cambiamenti climatici sulle comunità di scogliera nei mari italiani.

Dai dati sinora analizzati, emerge come il riscaldamento globale stia causando un aumento delle temperature del mare con conseguenze anche sugli ecosistemi marini: nel bacino del Mediterraneo ad esempio le temperature superficiali sono aumentate di oltre un grado e mezzo negli ultimi quarant’anni. I sensori posizionati nel 2022 da Greenpeace Italia a Portofino e sul versante settentrionale dell’Isola d’Elba hanno registrato un’anomalia termica, positiva di circa 2°C, con temperature superficiali che hanno raggiunto, e in alcuni casi superato, i 27°C.  Come indicato nel rapporto dedicato al progetto per anomalia termica si intende la differenza (sia positiva sia negativa) tra la temperatura media calcolata in un dato periodo e la media climatologica (generalmente riferita ai decenni precedenti). Siccità, incendi e alluvioni anomale, tempeste tropicali, chicchi di grandine grandi quanto una pallina da tennis. Insomma, i segnali ci sono e sono numerosi. Sta a noi non voltarci dall’altra parte subendo incessanti campagne di greenwashing.

La mostra a Bari, presso il Centro Polifunzionale Studenti (ex Poste) sarà visibile al pubblico sino alle 22 di venerdì 21 luglio 2023. Per sottolineare l’importanza del tema, è previsto per il 17 luglio un incontro pubblico dedicato al Progetto proprio nello stesso luogo della Mostra, presso la Sala De Trizio. Interverranno Pietro Petruzzelli, assessore alla Qualità della vita del Comune di Bari, Gianfranco D’Onghia Professore Ordinario di Ecologia presso il Dipartimento di Bioscienza, Biotecnologia e Ambiente dell’Università di Bari, Angela Carluccio, postdoc di Unisalento e collaboratrice CoNISMa e Alessandro Giannì Direttore delle Campagne di Greeenpeace italia. L’ingresso è libero e l’evento inizierà alle 16:30.

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