“Sugli infermieri si sta verificando un pericoloso paradosso su cui avevo messo l’accento da tempo: ci sono sempre meno infermieri nei reparti e ci sono sempre meno giovani che si iscrivono in quel corso di laurea. Una vera e propria fuga da una professione di fondamentale importanza”.
Sono le dichiarazioni di Chiara Gemma, europarlamentare di Ecr-Fdi, osservando i numeri: in Italia servirebbero 70mila infermieri ma i laureati sono sempre meno. Ieri ci sono stati i test di ammissione nelle università che hanno fatto registrare il record negativo di domande da quando ci sono i test di ammissione: per 23540 candidati per 20134 posti a disposizione, un calo del 10% nel giro di un solo anno.
“Numeri che devono salire a 90mila, riguardo la disponibilità di infermieri, se si vuole attuare la riforma della Sanità territoriale prevista dal Pnrr, che come ben noto è il documento che il Governo italiano ha predisposto per illustrare alla Commissione europea come il nostro paese intende investire i fondi che arriveranno nell’ambito del programma Next generation Eu. Un calo che tuttavia era prevedibile – prosegue Gemma – se consideriamo che durante la fase più acuta della recente pandemia gli infermieri hanno dimostrato grande professionalità e senso del dovere, ed è anche grazie al loro lavoro che sono state salvate moltissime vite umane. Tuttavia, come contraltare, abbiamo una professione infermieristica che non possiede condizioni di lavoro adeguate, con contratti dignitosi e stabili. Da un lato, per quanto riguarda gli studi, è urgente un’azione strutturale sull’orientamento rivolto agli studenti, che influisce sulla durata e sull’indirizzo di studi scelto. Dall’altro è fondamentale che quella dell’infermiere venga percepita dai giovani come una professione sana e che offra possibilità di stabilità e affermazione personale. In questo senso – conclude l’europarlamentare – accolgo con positività l’apertura del sottosegretario Gemmato, che ha paventato il superamento del vincolo di esclusività di rapporto per le professioni infermieristiche, proprio per venire incontro all’evoluzione nel tempo che hanno registrato queste figure e per creare una filiera assistenziale multidisciplinare e più pronta sul territorio”











