HomePoliticaListe d'Attesa? Lopalco: "In Puglia situazione migliore che in altre Regioni"

Liste d’Attesa? Lopalco: “In Puglia situazione migliore che in altre Regioni”

Non minimizzare il problema, ma non demonizzarlo. Le liste d’attesa rappresentano una seria questione che però, a detta del consigliere Pd Lopalco, non verrà risolto da una politica che grida o che se la prende con i direttori sanitari delle Asl. Serve un patto tra cittadini ed istituzioni, con i primi invitati a non prenotarsi per esami inutili o superflui, le seconde a mettersi a disposizione della cittadinanza con serietà e deontologia.

“In Puglia sembra che quello delle liste d’attesa sia un problema prioritario. Basta però leggere i dati Agenas per accorgersi che, sia pur in un contesto nazionale in cui il problema è rilevante, la Puglia è fra le migliori regioni. Meglio anche di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto! Dire però che il problema non esiste sarebbe un errore inammissibile: c’è e va affrontato con serietà. Non con atteggiamenti populisti e di propaganda”.

Così commenta la situazione il consigliere regionale del Partito Democratico Pierluigi Lopalco, ex assessore alla Sanità nel primo periodo della legislatura.

“Nelle ultime settimane, in Consiglio regionale, ho contribuito a bloccare interventi legislativi che andavano in questa direzione. Sbraitare sulle liste d’attesa e puntare il dito contro presunte inefficienze dei direttori generali delle ASL serve solo a gettare fumo negli occhi dei cittadini e peggiorare il già precario rapporto di fiducia verso il nostro servizio sanitario e tutti quelli che ci lavorano ogni giorno con enormi sacrifici” ed il riferimento qui alle iniziative ed alle dichiarazioni dei consiglieri di Azione, in primis Fabiano Amati, è chiarissimo.

“Le liste d’attesa sono il frutto di una politica della sanità che da anni ignora i bisogni dei cittadini e che segue la logica di moltiplicare le prestazioni senza mai verificare quali realmente sono necessarie e imprescindibili per le persone. Come dire: guardare ai numeri e non alla sostanza. Per risolvere il problema risolvono interventi culturali e strutturali: i primi devono coinvolgere il cittadino, troppo spesso portato a prenotare esami e visite specialistiche “inutili” o “superflui”; i secondi devono puntare su un’alleanza fra cittadini e istituzioni. Quello che non è ammissibile è puntare il dito contro le istituzioni solo per apparire paladino dei cittadini e conquistare un titolo di giornale”.

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Redazione
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