Spaghetti o fusilli, lasagne o tortellini, orecchiette o rigatoni. Centinaia di formati, da quelli più tradizionali e conosciuti alle specialità regionali. La pasta, unitamente alla pizza, costituisce l’orgoglio dell’infinito patrimonio gastroculturale che caratterizza il nostro paese, le nostre regioni, le nostre città, i nostri borghi. Simbolo per antonomasia di tradizione, di gusto e di convivialità – ovvero di italianità – la pasta viene meritatamente celebrata, ormai da un quarto di secolo, nella giornata del 25 ottobre, attraverso il World Pasta Day.
La pasta è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità, trovando nel 25 ottobre una giornata interamente dedicata e attraverso cui rendere omaggio e celebrare l’appetitosa pietanza.
Un prodotto che non è solo tradizione, ma soprattutto export. Il consumo complessivo della pasta ha superato nel mondo nel 2020 i 20 miliardi di euro, di cui un quarto prodotto in Italia. Dei 17 milioni di tonnellate l’anno di pasta che ogni anno vengono mangiate nell’intero pianeta, sui piatti del Bel Paese finisce la più alta percentuale pro-capite con 23,5 chilogrammi di pasta mangiata dagli italiani ogni anno.
Ma chi sono, dopo gli italiani, i più golosi di pasta? Nella classifica dei consumi non manca chi sta tallonando l’Italia, anche perché all’estero va oltre la metà della produzione nazionale. E se è vero che sono circa 200 i Paesi a cui l’Italia vende uno dei suoi beni più preziosi, è logico che gli appassionati di questo piatto dilaghino sempre più. Dopo lo Stivale, i più ghiotti sono i tunisini (17 chilogrammi annui pro-capite), i venezuelani (15 chilogrammi), i greci (12,2 chilogrammi) e i peruviani (9,9 chilogrammi). Stanno crescendo vertiginosamente, infine, i consumi pro-capite anche di statunitensi e turchi.
E chi parla di qualità di un prodotto è Italmopa – Associazione Industriali Mugnai d’Italia che rappresenta, in via esclusiva, in seno a Confindustria, l’Industria molitoria italiana, leader nell’Unione europea con circa 12 milioni di tonnellate di grano tenero e duro annualmente trasformate in farine e semole destinate alla produzione di alimenti simbolo del ‘Made In Italy’ alimentare quale, appunto, la pasta.
“È opportuno ricordare che l’altissima e costante qualità della pasta italiana è riconducibile all’impareggiabile professionalità e competenza dei nostri mugnai e pastai” evidenzia Enzo Martinelli, Presidente della sezione Molini a frumento duro Italmopa “l’Industria molitoria in particolare garantisce, da sempre, l’approvvigionamento dei pastifici con materie prime, ovvero essenzialmente semole di frumento duro, rispondenti scrupolosamente alle esigenze dei pastai e, pertanto, a quelle dei consumatori. Le nostre semole, ottenute da un’accurata individuazione, selezione e trasformazione dei migliori grani duri quale che sia la loro origine – tenendo presente che quest’ultima non può in alcun modo essere ricondotta al concetto di qualità – rappresentano un fiore all’occhiello della produzione agroalimentare nazionale. Siamo pertanto fieri di poter fornire il nostro contribuito al crescente successo della pasta italiana nel mondo e di costituire con i colleghi pastai un binomio storico, indissolubile e collaudato.”
Sulla base gli ultimi dati elaborati da Italmopa, il quantitativo di semole di grano duro prodotto dai Molini italiani e annualmente destinato alla produzione di pasta, ammonta in oltre 3.700.000 tonnellate mentre il quantitativo di farine di frumento tenero, ugualmente prodotto dall’Industria molitoria italiana e utilizzato, ivi compreso in ambito domestico, per alcune tipologie di pasta, risulta di circa 150.000 tonnellate.











