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Foggia, sequestrati beni per 700mila euro agli eredi di un boss di mafia ucciso nel 2019

Il capoclan era stato ucciso nel 2019, ma i suoi eredi avevano continuato ad avere un tenore di vita assolutamente incompatibile con le loro dichiarazioni dei redditi, potendo godere dell’eredità frutto di attività criminosa.

Oggi il sequestro.

I carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale ed i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari questa mattina  hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro di prevenzione – emesso, su richiesta della Procura della Repubblica di Bari avente per oggetto beni (immobili, fabbricati e un compendio aziendale) del valore di circa 700 mila euro, riconducibili agli eredi di un soggetto della provincia di Foggia, assassinato nel 2019.

Il provvedimento eseguito oggi arriva alla fine di complessi accertamenti nei confronti dei successori a titolo universale del soggetto attenzionato.

Il destinatario della misura di prevenzione sarebbe stato, difatti, riconosciuto quale soggetto connotato da una pericolosità sociale qualificata, tenuto conto del ruolo verticistico assunto nell’ambito di un’associazione per delinquere di stampo mafioso operante nell’area garganica, segnatamente a capo del clan Ricucci-Lombardi-Romito. In particolare, alla luce delle condanne definitive e delle numerose indagini in cui è stato coinvolto, ha svolto un ruolo apicale nell’ambito dell’associazione di stampo mafioso, in seno alla quale ha manifestato una particolare capacità intimidatoria verso quanti operavano nel settore agricolo e dell’allevamento del bestiame. Inoltre, il predetto si è reso responsabile della commissione di delitti lucrogenetici, quali furto, ricettazione, truffa ed estorsione.

Nel dettaglio, le articolate investigazioni hanno consentito di ritenere che i proventi ed i frutti delle attività illecite condotte dal destinatario del provvedimento siano stati reimpiegati per l’acquisto dei beni oggetto del sequestro. Le risultanze emerse, base portante dell’odierna misura ai fini della ricostruzione della pericolosità sociale del citato pregiudicato, sono state documentate già nell’indagine “Omnia Nostra”, condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri, che nel dicembre 2021 ha portato all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di 32 persone. Nel corso di quelle investigazioni è stato documentato il ruolo apicale, con compiti di capo e promotore, del soggetto interessato dalla misura, fino al periodo della sua morte.

In tale contesto sono state svolte specifiche indagini concernenti il tenore di vita, il reddito, le disponibilità finanziarie e il patrimonio dello stesso e dei suoi eredi a titolo universale, finalizzate a riscontrare una eventuale sproporzione con il reddito dichiarato o con l’attività economica svolta.

Nello specifico, le fiamme gialle baresi hanno acquisito copiosa documentazione, tra cui i contratti di compravendita dei beni, nonché numerosi altri atti pubblici che hanno interessato nel tempo l’intero nucleo familiare investigato, verificando poi, per ogni transazione, le connesse movimentazioni finanziarie sottostanti alla creazione della provvista economica. Il materiale così raccolto è stato oggetto di circostanziati approfondimenti investigativi che hanno consentito di accertare che il proposto, al momento del decesso, aveva disponibilità di un complessivo valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dal medesimo e dai soggetti con lui conviventi, rendendo fondata e concreta la convinzione che i beni, oggi oggetto di apprensione, costituiscano frutto/reimpiego dell’attività delittuosa svolta sia prima che dopo i relativi acquisti.

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Redazione
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