Poco dopo le ore 8 un lungo corteo di protesta, che ha visto insieme imprenditori preoccupati per i propri crediti che con il commissariamento di Acciaierie d’Italia potrebbero essere messi nel congelatore, e dipendenti insieme, preoccupati per la propria continuità lavorativa ed i propri stipendi, è partito dall’ingresso ditte, percorrendo il perimetro esterno dell’ex Ilva.
A fermarsi praticamente tutti i servizi di terzi, con l’eccezione di quelli relativi alla manutenzione ed alla sicurezza. Rispetto ai giorni precedenti cʼè una variazione: “gli imprenditori delle aziende dellʼappalto ex Ilva ed i loro dipendenti manifestano insieme e per Taranto si prospettano ore complicate.
All”iniziativa, promossa da Fim, Fiom, Uilm e Usb, hanno aderito l’Ugl Metalmeccanici, altri sindacati di categoria e le associazioni Aigi, Casartigiani e Confapi Industria. I manifestanti si sono radunati davanti alla portineria imprese del siderurgico, da dove è partito il corteo per toccare prima la portineria dei tubifici, poi la portineria C, dove si sono uniti i lavoratori dell’indotto, tra i quali i trasportatori di Casartigiani con i loro tir per andare successivamente sulla statale Appia verso la direzione di stabilimento.
Le associazioni datoriali Aigi, Confapi e Casartigiani, che partecipano alla manifestazione unitaria davanti all’ex Ilva di Taranto, insieme a lavoratori e sindacati, parlano di “data storica per la città. Per la prima volta a manifestare con le stesse medesime rivendicazioni sono imprenditori e organizzazioni sindacali che scendono per strada in difesa della città. Manifestano per l’ex Ilva, la madre di tutte le vertenze, mentre Taranto si è trasformata nella città delle vertenze”. Le aziende dell’indotto temono di perdere i propri crediti, che secondo Aigi ammonterebbero ad almeno 130 milioni di euro, in caso di ricorso all’amministrazione straordinaria per l’ex Ilva, così come accaduto nel 2015. Le imprese, che da diversi giorni hanno fermato ogni attività garantendo solo il pronto intervento per le emergenze e la messa in sicurezza, hanno già chiesto la cassa integrazione per oltre 2.600 lavoratori. Per le associazioni datoriali “a rischio è la tenuta economica dell’intero territorio perché il default delle imprese e la chiusura della fabbrica si riverbererà sul reddito pro capite di ogni singolo cittadino”.












