Ogni volta la stessa storia. Prima le minacce, le violenze, le prevaricazioni e le percosse. Poi scatta la gara di solidarietà ed i comunicati, via social ed a mezzo stampa, si sprecano. Tutti a prendere un biglietto per salire sul carro del difensore dei professionisti della sanità.
Ma può bastare questo? Possiamo davvero accontentarci, mentre le cronache raccontano quasi quotidianamente di violenze e percosse a danno degli operatori sanitari, soprattutto nei Pronto Soccorso?
Sull’argomento è il medico e consigliere regionale pugliese Pier Luigi Lopalco che interviene.
“Presidi ospedalieri e operatori sanitari continuano purtroppo ad essere oggetto di violenze e aggressioni. Le cronache degli ultimi giorni dimostrano come medici, infermieri e operatori sanitari – quelli che un tempo erano considerati gli eroi della pandemia – siano sempre più costretti a sopportare il peso di minacce e intimidazioni. È evidente che tale situazione non può permanere”.
È quanto dichiara il consigliere regionale del Pd Pier Luigi Lopalco esprimendo vicinanza e solidarietà a quanti ogni giorno, pur tra mille difficoltà, lavorano con professionalità e abnegazione per tutelare la salute dei cittadini.
“La solidarietà però non basta – prosegue Lopalco. Per uscire da tale situazione è necessario analizzare le cause che generano tale fenomeno. Il Sistema Sanitario Nazionale è in affanno, questo è un dato di fatto. Lo dimostrano i tagli alla spesa sanitaria. La carenza di medici e personale sanitario che provocano inevitabilmente una limitazione delle prestazioni. Se a questo aggiungiamo il continuo puntare il dito contro la cattiva organizzazione del sistema e dei presidi sanitari, le liste d’attesa infinite e la carenza di personale che genera rabbia e sfiducia nel cittadino, il gioco è fatto!”
“Lo dico sommessamente: le “regole del gioco” vanno riscritte. Il pronto soccorso non può e non deve essere la panacea di tutti i mali. Non ci si deve rivolgere al pronto soccorso per patologie croniche o non urgenti e per ottenere prestazioni che potrebbero essere erogate attraverso servizi ambulatoriali. Serve potenziare la medicina del territorio e avviare una campagna di informazione sul ruolo sociale svolto dai professionisti della salute, chiamati troppo spesso a operare in condizioni oggettivamente critiche, ma sempre disposti a prestare la propria opera per il bene della collettività. L’alternativa c’è. Lavoriamo in questa direzione se vogliamo continuare a offrire ai cittadini un servizio sanitario pubblico e universale al servizio dei cittadini – conclude Lopalco”.












