Una telefonata nel cuore della notte, l’annuncio shock e la corsa a Bari nella redazione del “Roma”. Sembra ieri, eppure sono passati ben 25 anni da quando a Torino il cuore di Pinuccio Tatarella ha cessato di battere. La scomparsa del deputato pugliese, fondatore e leader indiscusso della destra italiana di governo, già vicepresidente del Consiglio nel primo governo di Silvio Berlusconi, ministro delle Poste e Telecomunicazioni ha lasciato un vuoto politico nel centrodestra nazionale, e pugliese in particolare, che ancora oggi ad un quarto di secolo di distanza stenta ad essere superato, tanto era lo spessore ed il livello politico di quel leader e tanto più in basso sono i protagonisti della scena politica attuale nel panorama della destra pugliese.
Chi ha vissuto l’epoca ed i fasti della Destra di Governo, soprattutto nei primissimi anni ’90 quando, a cominciare dalla Puglia, ci si rendeva conto che un ampio elettorato, sempre più crescente, affidava ai valori ed agli uomini (di donne ce n’erano ben poche in giro) del Movimento Sociale Italiano i primi Comuni, le prime Amministrazioni Locali, un numero sempre maggiore di seggi negli Enti Locali fino ad esplodere, nel 1994, in un vero e proprio boom elettorale, non può che indicare in Pinuccio Tatarella l’uomo che, guardando il futuro prima e meglio di altri e sapendo interpretare i venti che spiravano da ogni direzione, indicava forte la necessità di una destra non soltanto valoriale, ma di governo.
Tanto è vero che ancora oggi in molti fanno a gara per tirare la giacchetta a Pinuccio. Cosa avrebbe fatto, cosa avrebbe detto, dove si sarebbe collocato… sono state tante le occasioni (perse) in cui si è voluto dare una collocazione a Tatarella. Dal 1999 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti. Tanta. E la storia è andata, inevitabilmente avanti. Attori protagonisti sono scomparsi, altri sono diventate meteore e si sono eclissati, altri ancora sono saliti alla ribalta. È normale. Fa parte della ruota che gira, e la politica gira ancora più velocemente.
Ma se c’è una eredità che al momento non si è stati capaci di cogliere era il senso di armonia, di valorizzazione delle persone e dei territorio. Di tutti i territori e di tutte le persone, che Pinuccio Tatarella e tanti altri dirigenti dell’epoca sapevano mettere.
Ci si metteva l’anima, si girava per tutti i paesi, ci si assicurava che ovunque le sezioni funzionassero, che i dirigenti locali fossero contenti perlomeno di essere ascoltati. Un mondo ed un modo di fare politica quasi completamente perso. Oggi è facile incontrare leader e politici (con le dovute eccezioni) durante le campagne elettorali, per poi quasi dimenticarsene il nome ed il volto.
Manca, ad oggi, la capacità di raccogliere il testimone dagli esempi di un recente passato ed andare avanti sul loro solco. Ed è la più grande e perduta eredità che ci ha lasciato Pinuccio Tatarella.
Pinuccio Tatarella è stato ricordato con una doppia cerimonia che si è tenuta al Senato in occasione dei 25 anni dalla scomparsa e alla quale ha presenziato, tra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma, come ha sottolineato il presidente della Fondazione An, Giuseppe Valentino, che Tatarella sia stato questo è storia arcinota, e pienamente presente nella memoria collettiva. Così in molti, soprattutto coloro che lo hanno conosciuto più da vicino e magari lo hanno avuto come mentore, di Giuseppe Tatarella, detto Pinuccio, hanno voluto raccontare la personalità potente, la battuta fulminante e l’autoironia, i modi energici, quei tratti talvolta bruschi che ne accompagnavano l’animo curioso e la mente intellettuale.











