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Bari, svolta nelle indagini tra mafia e politica: 137 misure cautelari, sequestri per 20 milioni di euro


Una forte interconnessione tra i gruppi criminali attivi nella città di Bari, in particolare i clan Parisi/Palermiti e Strisciuglio ed una parte della politica cittadina, con i fari puntati sulle scorse elezioni amministrative che ha portato, secondo quanto emerso dalle indagini della Dia, all’elezione di un consigliere comunale grazie ad un accordo tra lo stesso ed i clan mafiosi che avrebbero catalizzato numerosi voti.

Ma anche spaccio di droga, possesso di armi, scommesse sportive e controllo del territorio, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Una importante operazione di Polizia, questa mattina, che ha svelato le trame dei rapporti tra la criminalità organizzata, la politica ed il mondo imprenditoriale barese e che arriva ai provvedimenti emessi questa mattina dopo quasi 8 anni di indagini.

La Polizia di Stato ha eseguito due distinte ordinanze applicative di 137 misure cautelari, riguardanti appartenenti o contigui all’organizzazione mafiosa Parisi – Palermiti, ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di cui all’art. 416 bis c.p., nonché di estorsioni, porto e detenzione di armi da sparo, illecita commercializzazione di sostanze stupefacenti, turbata libertà degli incanti, estorsione commessa nell’ambito di competizioni sportive, tutti reati aggravati dal metodo mafioso, nonché del reato di cui all’art. 416 ter c.p., relativo all’ingerenza elettorale politico – mafiosa, in particolare delle consorterie criminali “Parisi/Palermiti” e “Strisciuglio”, nelle consultazioni amministrative per l’elezione del Sindaco di Bari del 26 maggio 2019, in cui sono stati catalizzati numerosi voti per l’elezione, poi avvenuta, di un consigliere.

Si tratta di un’imponente operazione di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, che ha visto l’impiego operativo di circa 1000 poliziotti.

L’indagine ha documentato l’operatività e pericolosità dell’organizzazione mafiosa ed ha consentito anche di registrare la celebrazione di cerimonie di affiliazione secondo il rituale di origine ‘ndranghetista, la consumazione di estorsioni, la ingente disponibilità di armi pronte all’uso, ma anche l’ingerenza del sodalizio in diversi settori della vita sociale, amministrativa ed imprenditoriale del territorio, comprese pesanti interferenze nei confronti di alcune società sportive, tanto da alterare gli esiti di due incontri di calcio dei campionati di Promozione e di Eccellenza, nelle stagioni 2017/2018.

L’operazione di polizia giudiziaria, che rappresenta l’epilogo di meticolose investigazioni, dal 2016 ad oggi, è stata condotta attraverso un paziente e minuzioso lavoro di indagine, coordinato dalla Procura Distrettuale Antimafia, consistito nell’attuazione di una poderosa attività tecnica d’intercettazione – sia telefonica che telematica (che in una occasione ha consentito di sventare un progetto di omicidio) ed ambientale, servizi di pedinamento ed osservazione, perquisizioni, sequestri di armi (30 armi da fuoco tra pistole e mitragliatrici, 3 silenziatori ed oltre 700 cartucce di vario calibro), stupefacenti, somme di denaro con arresti in flagranza di reato, il tutto corroborato e riscontrato dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, nel contesto temporale della guerra di mafia a Japigia che ha prodotto tre omicidi nel 2017.

Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti cautelari personali, sono stati eseguiti numerosi sequestri patrimoniali d’urgenza di beni e patrimoni riconducibili alle attività delittuose in contestazione o costituenti patrimoni di ingiustificata provenienza, sproporzionati rispetto alle reali capacità reddituali, nei confronti di 16 persone indagate, alcune delle quali già destinatarie delle su indicate misure cautelari personali, per un ammontare approssimativo di circa 20.000.000 di euro, e comprendenti diversi immobili, tra appartamenti e capannoni industriali, quote di società commerciali, industriali e di servizi, conti correnti bancari e postali, autovetture e beni di lusso.

Il livello di infiltrazione del sodalizio mafioso in taluni settori della vita politica ed imprenditoriale del territorio passava anche attraverso la collocazione di sodali al loro interno, in particolare di un nipote e di un fratello del capo, in maniera da essere presenti all’interno di una società partecipata comunale e una nota società di automotive, in relazione alle quali, il Tribunale Sezione Misure di Prevenzione ha disposto la misura di prevenzione non ablativa dell’amministrazione giudiziaria di aziende ex art. 34 del codice antimafia.

Il Tribunale Sezione Misure di Prevenzione ha altresì disposto il sequestro finalizzato alla confisca di un cospicuo complesso immobiliare, procedimento incardinato su richiesta del Procuratore della Repubblica di Bari, nei confronti di uno degli arrestati, ex consigliere regionale destinatario della misura custodiale in carcere e di sua moglie, attualmente consigliere comunale di Bari e destinataria della misura degli arresti domiciliari (il cui padre è destinatario anch’egli di arresti domiciliari).

Tra le persone coinvolte, il carcere è stato disposto per Tommaso ‘Tommy’ Parisi, cantante neomelodico e figlio del boss Savino (detto ‘Savinuccio’) del quartiere Japigia, già condannato in primo grado a otto anni per associazione mafiosa, e per l’ex consigliere regionale e avvocato Giacomo Olivieri.

I domiciliari sono invece stati disposti per la moglie di Olivieri, la consigliera comunale Maria Carmen Lorusso, eletta con la lista ‘Di Rella sindaco’ (centrodestra) e poi passata alla maggioranza che sostiene il sindaco Antonio Decaro.

“Questa operazione – ha detto il procuratore di Bari, Roberto Rossi durante la conferenza stampa di questa mattina – è significativa per la vita democratica del Paese, che è libero se i cittadini possono esprimersi senza condizionamenti”.

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