HomeCulturaArteRitornare ad emozionarsi: alla scoperta di Leo Nisi

Ritornare ad emozionarsi: alla scoperta di Leo Nisi

Sono le 18 e 42 di un sabato qualunque. Tempo e spazio sembrano quasi abbracciarsi in una sospensione fiabesca. L’incontro avviene nel suo laboratorio, in un luogo indefinito nel cuore della città di Bari. Diversi dipinti appoggiati ad un cavalletto attirano subito la mia attenzione, quasi magneticamente. Sono opere abbastanza grandi, circa 150×150 cm, ma ve ne sono anche di più piccole. Mi soffermo ad osservarle, quelle tele sprigionano amore e passione, sono pennellate dell’anima che trasportano l’ignaro osservatore verso luoghi lontani, invisibili all’occhio umano, irraggiungibili e circondati da un mantello di stelle, disseminate su ogni tela. Leo mi racconta che alcune sono opere non ancora svelate al pubblico, le guardo rapito, so che ho avuto il privilegio seppur momentaneo di averle osservate.

Scambiamo due chiacchiere come amici di vecchia data, mi mostra le sue ultime creazioni, parliamo delle nostre famiglie e dei vari “acciacchi” che avanzano con l’età, noto sulle tele la presenza della foglia dorata, di texture particolari, di pennellate dense e armoniose. Un incanto per gli occhi. Nel frattempo lui mi parla della sua “assassina”, piatto ormai tipico barese, e che lui sa cucinare davvero bene. Osservo nuovamente le sue tele.  La natura agreste si mescola al panorama circostante tra tetti a spiovente e ponti retti da strutture ad arco.. Poesia su tela, armonie cromatiche in simbiosi con la natura. Assieme alla natura ritorna il tema dell’onirico e del sogno. Fari a picco sul mare, fasi lunari dal tramonto alla sera, gufi, elefanti, pesci. Un futuro incerto ma sereno, una visione emozionale e contemporanea dell’universo. Nelle sue tele, la città sembra paralizzata dalla profondità del cielo.

Tutto è fermo e tutto è in costante movimento. Parliamo insieme delle gallerie dove poter ammirare le sue opere, sempre più difficile trovare spazi fisici ora che tutto si muove in maniera così virtuale: tra le gallerie con le quali collabora, Hobby Arte a Bari e Tri Art edizione grafiche nella capitale, a Roma. Le sue opere sono ormai conosciute e apprezzate anche oltreoceano. All’improvviso squilla il telefono, gli dico di rispondere intuendo una chiamata importante. Mentre parla al telefono, la mano raccoglie energicamente una penna, il volto diventa severo e pensieroso. La punta cade su un foglio appoggiato sulla scrivania, riesco a scorgere una bozza. Tocchi rapidi e delicati al tempo stesso, uno schizzo veloce e poi uno sguardo alla foto del compianto padre poggiata su una lampada Churchill color ocra. Termina la chiamata, si è fatto tardi, è già ora di andare.

Ringrazio Leo per la sua preziosa disponibilità, e gli auguro di poter tornare presto ad esporre le sue opere ai baresi e ai tanti turisti stranieri che popolano la città e che cercano tra le nostre strade arte e bellezza autentica.

Mentre mi accingo a tornare a casa, rifletto sul ruolo dell’artista in questo secolo così difficile. Tra guerre e pandemie, tra influencer, tiktoker e ntf e npc. Qual è il ruolo dell’artista e dell’opera d’arte oggigiorno? Come evitare la massificazione e la mercificazione del loro lavoro? Come evitare che la loro creatività venga sottoposta alla legge della domanda e dell’offerta? Come evitare che l’arte, così come la donna e i suoi diritti, vengano ricordati soltanto in prossimità dell’8 marzo?  Come cambiare una cultura per tornare finalmente ad apprezzare pienamente l’arte al di là di ciò che è vendibile?

Arte è autenticità, arte è tensione mistica, arte è libertà.  Penso ancora a Leo che ha scelto, con coraggio, uno dei mestieri più complessi in uno dei momenti più cupi per la nostra società. Eppure, Leo rimane un’artista, rivoluzionario perché fedele all’arte originaria che traduce in poesia e in fiducioso ottimismo. Lui è Leo Nisi classe ’58, artista barese, uno dei migliori pittori nel panorama artistico contemporaneo a livello nazionale e internazionale. A Bari, in un sabato qualunque, accade anche questo. Portiamo il cuore in luoghi nuovi, svegliamoci dal torpore delle eterne abitudini e proviamo ad abbracciare l’arte in ogni sua espressione.

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