Quello che è appena trascorso è stato un week-end di vera “passione politica”, una via crucis interminabile con cadute più o meno goffe e tentativi più o meno riusciti di smentire quanto appena affermato. Succede davvero di tutto. Inizia il centrodestra venerdì pomeriggio che, con una conferenza stampa targata Gasparri-Sisto, pone al centro dell’opinione pubblica come le parole pronunciate dal sindaco Decaro siano state fuori luogo. E, aggiunge Gasparri, in un sistema garantista, finché non si è condannati, vige la presunzione d’innocenza. Sono apparse pertanto esagerate le reazioni e le parole di Decaro, quasi da “commedia“. Nessun “atto di guerra” secondo Gasparri, ma giusto chiarire la posizione di questa amministrazione. Durante la conferenza stampa tenutasi all’interno del Palazzo di Città, Decaro aveva portato con sé un faldone di più di mille pagine per mostrare quanto fatto in questi anni dalla sua amministrazione contro le mafie, e inviato anche a Roma, dove probabilmente però non era stato, a detta del sindaco, preso in considerazione. Al di là di questo, Gasparri afferma inoltre come nell’incontro tenutosi a Roma tra alcuni esponenti del centrodestra e il Ministro dell’Interno Piantendosi non si fosse parlato di scioglimento del Comune ma che il gesto dei parlamentari del territorio fosse stato quello di chiedere al ministro “chiarezza”. Nella stessa conferenza stampa Gasparri ricorda come Decaro avesse paragonato l’opposizione e le sue parole alla serie Gomorra. Insomma i toni si alzano e tra un botta e risposta da orbi, da ambo le parti, si ricorda come la città non sia né di baroni, né di qualcuno per discendenza o per continuità ma solo e soltanto dei baresi. Decaro allora incalza il giorno seguente “non sono io che faccio commedia. Era stato proprio Gasparri il primo a parlare di scioglimento il 27 febbraio”. Parte allora la contromossa del centrosinistra che, invece di allentare la tensione, decide di unirsi alla manifestazione della CGIL in Piazza Ferrarese e lancia il “Giù le mani da Bari” con hashtag #iostocondecaro. La manifestazione raccoglie consensi, si parla di 10mila partecipanti in una giornata, quella di sabato mattina, che accoglie i baresi con sole e venti gradi. Sembra che la sinistra abbia recuperato la credibilità e il terreno perso in questi giorni.
Finita qui? No, ci pensa il governatore della Regione, Michele Emiliano a surriscaldare nuovamente la già rovente situazione elettorale rievocando, durante la manifestazione di sabato mattina, un incontro con la sorella di uno dei boss dei clan baresi, Lina Capriati, alla quale avrebbe “affidato” Decaro, allora ingegnere e assessore della sua Giunta. Insomma nuova bufera sul centrosinistra capeggiata dal Vice presidente della Commissione Antimafia D’Attis che rincara la dose “Dopo le parole di Emiliano chiedo approfondimento della Commissione Antimafia”. Poco dopo si rincorrono le smentite, Emiliano prima “sono stato frainteso, era un iperbole”, Decaro dopo “Emiliano ricorda male, non sono mai stato a casa dei Capriati”, e poi direttamente ai microfoni del Tg 1 arriva anche la smentita di Lina Capriati. Insomma secondo Emiliano l’incontro c’è stato, secondo Decaro e Lina Capriati no. Chi avrà ragione? Al di là di quanto accaduto in questo primo weekend di primavera, il centrosinistra appare in evidente stato confusionale, sferra un colpo duro all’avversario ma poi, non pago, si dà un gancio da solo con l’altro guantone.
Il centrodestra rimane invece attendista, forse in attesa di sapere chi la spunterà tra Leccese e Laforgia. Nessuna comunicazione sul candidato sindaco, si sono rincorsi vari nomi, dal leghista Romito, al magistrato Dambruoso, e anche il senatore Melchiorre che tra gli altri fa parte della Commissione Antimafia. Bari intanto regge e prova a rialzarsi da questo brutto sogno. Tutto è partito, vale la pena ricordarlo, dall’operazione “codice interno” che ha portato all’arresto di 130 persone e all’amministrazione giudiziaria dell’Amtab. Tra gli arresti illustri l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri e la moglie Maria Carmen Lorusso, consigliera comunale a Bari, eletta con la lista ‘Di Rella sindaco’ e che sedeva tra gli scranni della maggioranza con ‘Sud al Centro’. Ai domiciliari anche il padre di quest’ultima, Vito Lorusso, medico oncologo. In manette anche il cantante neomelodico Tommaso ‘Tommy’ Parisi, figlio di Savinuccio Parisi, ritenuto figura di primo piano nel rione Japigia del capoluogo pugliese.
Ora tocca alle indagini fare il proprio corso e ai baresi scegliere il miglior sindaco che dovrà affrontare un periodo quantomeno difficile. Che una cosa però sia fatta: evitare il noi contro voi, evitare il tifo da stadio. La politica non è una gara di ultras, ma è altro. È occuparsi della cosa pubblica essendo super partes. Forse, entrambi gli schieramenti, dovranno passare al setaccio nomi, cognomi e curricula di chi farà parte della prossima squadra che dovrà occuparsi di Bari. Rimanesse fuori chi non è all’altezza e sceglie Bari solo per interesse personale, non è di questi individue che la città ha bisogno.











