Diciamocelo francamente: è davvero difficile combattere ad “armi pari” con una delle magnifiche sette. Parliamo chiaramente di Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla.
Qualche tempo fa ci eravamo chiesti dove fosse finito Google maps (di Alphabet). Si era approfondito il tema spiegando che era entrato in vigore il DMA, il Digital Market Act, una serie di norme UE a garanzia di una concorrenza leale sulle piattaforme digitali. Un modo come un altro per dare la possibilità a chi utilizzasse un motore di ricerca (ma perché ne esistono altri a parte Google?) di trovare una valida alternativa all’utilizzo di Google maps (sicuri che esista? No, Waze non è una valida alternativa poichhé fa sempre parte del gruppo Alphabet sigh).
Concorrenza leale, Digital Market Act, tutto chiaro insomma? Finalmente non saremo più noi a pagare!
Non proprio. Quando leggiamo che l’Europa ha sanzionato questa o quella Big tech per “comportamento scorretto” perché magari non rispetta le norme comunitarie, forme più o meno eclatanti di soddisfazione si palesano sul nostro viso, spesso siamo felici. E, quanto meno nella nostra testa, ci diciamo qualcosa del tipo: “Ah, ah! Ben gli sta! Finalmente pagano loro!”. È una reazione al loro strapotere, si intende. Il punto è che le sanzioni poi le paghiamo noi, tutti noi. L’antitrust digitale infatti promuove una concorrenza leale ma è normale che poi a pagare il conto siano le imprese EU?
Ne è un esempio Google che ieri ha comunicato agli inserzionisti l’ennesima tassa da pagare dicendo che: “A partire dal 1° luglio 2024, inizieremo ad addebitare supplementi aggiornati sulla tua prossima fattura per gli annunci pubblicati in Italia, Spagna e Turchia”.
Così gli aumenti per gli inserzionisti saranno i seguenti:
– Annunci pubblicati in Italia: 2,5% di costi operativi di natura regolamentare (aumentati rispetto al 2%) aggiunti alla tua fattura o al tuo estratto conto
– Annunci pubblicati in Spagna: 3% (aumentati rispetto al 2%)
-Annunci pubblicati in Turchia: 7% (aumentati rispetto al 5%).
I costi sono stati aggiunti per coprire una parte dei costi associati alla conformità alle normative in Italia, Spagna e Turchia.”
Se da una parte quindi è corretto creare un ecosistema normativo per tutta l’economia digitale occorre porsi il quesito di come, e quando, riusciremo ad avere una nostra indipendenza come Europa e come Italia. Sicuramente l’aumento del potere di mercato delle grandi aziende digitali comporta il rischio di una minore qualità del o dei servizi così come di una minore innovazione e di prezzi più alti come ad esempio abbiamo visto nelle inserzioni pubblicitarie. Inoltre, essendo in posizione dominante sul mercato, queste big tech mettono in pericolo i mercati del lavoro. Oltre ai rischi economici infatti, le grandi aziende tecnologiche possono generare impatti politici attraverso attività di lobbying. Per quanto riguarda l’applicazione della legge antitrust nel mercato digitale poi, visti i tempi biblici della nostra giustizia, potrebbero volerci anni per decidere un caso rilevante. È molto probabile che la concorrenza nel frattempo sia sparita prima che si arrivi la sentenza finale.
Difficile dunque trovare una soluzione soprattutto se si pensa, sognando, di riuscire a combattere contro tutte e sette allo stesso modo.
Ne frattempo “e io pago…”, direbbe qualcuno.











