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Leo abbandonato lungo una strada ad alto scorrimento, con ingente rischio di essere investito: recuperato e messo sicurezza a Taranto, in box. Stessa sorte per Milio, Pippo, Nicolino e tanti altri cani salvati da instancabili volontari e rinchiusi in vari canili sul territorio pugliese.
Mamma Chioccia e i suoi sei cucciolotti gettati come letame in un terreno di Latiano e ritrovati in una dimora di cartone sotto il caldo infernale. Jenny e Elettra, gemelline mollate in una proprietà, letteralmente lanciante in un giardino privato per premura non fossero vittime di tristi avvicendamenti.
Destino ancor più crudele per Arturo, recuperato sempre dalla strada ma con il chiaro desiderio di chi ha commesso l’atroce atto di abbattere l’animale: abbandonato ma con l’intento di ucciderlo con un bocconcino succulento e dei chiodi.
Casi su casi se ne possono enumerare, specie nella stagione estiva quando il fenomeno dell’abbandono è maggiore a causa di negligenza e irresponsabilità di proprietari che, egoisti e sciacalli, pensano di parcheggiare i lori amici a quattro zampe sul ciglio di un’autostrada, inchiodati a un guard rail, in aperta campagna o in una pineta, dietro un bidone o all’angolo di una fermata. Uomini e donne senza cuore, pensano al proprio relax e divertimento, e scaricano i pelosetti che hanno tenuto loro compagnia tutto l’anno come fossero giocatoli rotti o in disuso.

Accogliere in casa un animaletto deve essere una scelta ponderata, una volontà matura che comporta considerevole impegno e costanti attenzioni verso il nuovo ospite – già certi di ricevere amore incondizionato. Ammettere nella nostra vita un dolce esserino è un’opzione onerosa, che a suo modo sa sempre ricambiare con una montagna d’affetto, ma che, al contempo, non va mai in vacanza.
Piuttosto portiamoli con noi. Partire in villeggiatura con il proprio cane o gatto richiede più accortezze, qualche regoletta in più, un piccolo sovrapprezzo. Certo, però, non si può dire che ad oggi manchino spiagge e hotel pet-friendly. In alternative, possiamo affidarci al generoso vicino di casa o a qualche familiare, a dog e cat-sitter o alle pensioni in città.
Numeri: oltre cento abbandoni al giorno nel 2023
Un anno terrificante il 2023 per l’abbandono degli animali: tra cessioni e abbandoni in Italia si registrano più di 127 casi ogni 24 ore, con un aumento del 20% rispetto alle due estati precedenti. Secondo dati ufficiali dell’ENPA, Ente Nazionale per la Protezione degli Animali, sul territorio italiano gli animali liberati per strada ogni anno nella stagione estiva supera i 130.000.
Nel dettaglio, stime evidenziano che annualmente in Italia sono abbandonati una media di 80.000 cani e 50.000 gatti e, in minor quantità, anche specie esotiche come serpenti, tartarughe e uccelli.
Un animale abbandonato ha una vita molto difficile. Circa quattro su cinque, nel cercare la via del ritorno, vengono investiti e feriti dalle automobili o girovagano senza meta fino allo sfinimento. In un modo o nell’altro, essi vanno incontro, nella migliore delle ipotesi, alla reclusione in strutture di rifugio come canili e gattili con la speranza di un più fortunato secondo tempo.
La voce dei volontari degli ENPA di Puglia
Centinaia gli interventi sul campo registrati dai volontari pugliesi nel 2024. Dati ufficiosi denunciati dalle sezioni ENPA del territorio regionale: numeri in costante aggiornamento, destinati ad aumentare, e un freno al fenomeno è quasi un’idea utopica se non si prendono seri provvedimenti.
L’allarme arriva da coloro che quotidianamente si sporcano le mani, troppo spesso dimenticati dalle istituzioni, già schiavi dell’incoscienza della qualunque forte della convinzione di poter cestinare dove e quando meglio crede la vita “insulsa” di un animale. Non si tratta purtroppo di un mero gesto, vile e disumano, ma di una piaga sociale che, se non attenzionata a dovere, potrebbe incentivare in maniera concreta nuove razze randagie e potenziali epidemie.
Abbiamo ascoltato la voce di più referenti territoriali sintetizzabili nella testimonianza viva di Annarita Distaso, responsabile dell’ENPA di Barletta.
Distaso: «prendiamo provvedimenti altrimenti sarà troppo tardi»
«Dall’inizio dell’anno ci sono stati molti abbandoni: non possiamo mai denunciare perché sono animali senza microchip. Ti rendi conto dal loro atteggiamento che è un abbandono. Quando vedi un cane impaurito, vagante per la città, che si nasconde ed esce solo di notte, capisci che è un cane abbandonato. Il gatto, invece, te ne accorgi che cammina per strada acquattato, circoscritto. Non caccia, miagola, è mansueto, affettuoso se avvicinato. Il gatto è un animale schivo e indipendente, se selvatico. Come il cane randagio: è tranquillo nel suo ambiente, padronale del suo territorio.»
Quali sono le principali cause? «Stiamo andando incontro al superfluo: abbiamo tanto e quindi non apprezziamo più quel poco. Se prima l’animale lo si prendeva per amore adesso lo si prende per moda, e senza sapere effettivamente a cosa si va incontro. Oggi un animale è ritenuto bene di lusso: cibo e veterinari costano. Si acquistano anche animali esotici e alla prima difficoltà si liberano sul territorio tanto “qualcun altro se ne prenderà cura”. Non c’è più la mentalità di adottare per salvare: si adotta per compiacere la bambina, per gioco. E l’ottanta per certo di questi animali li ritrovi per strada.»
Le possibili soluzioni? «Ci potrebbero essere se ci sono delle amministrazioni comunali che aiutano quei pochi volontari rimasti, oramai in affanno. Ci vorrebbero oasi feline attrezzate per poter accogliere il gatto dell’anziana che decede, aree di stallo per cani di proprietà per la persona che non ha più la possibilità economica di curare l’animale: strutture ancora assenti al sud. Occorre un supporto istituzionale reale, un circuito dove il cittadino può essere aiutato, come anche delle campagne di informazione e di sensibilizzazione molto forti: la maggior parte di chi abbandona non ha educazione ed empatia.»
L’appello. «Il fenomeno degli abbandoni è in aumento. Né ideali né spirito, siamo la società del bello: solo se (l’animale) è bello, buono e pacato lo tengo, diversamente no. Bisogna che prendiamo dei provvedimenti altrimenti sarà troppo tardi. Per dire, mi sto attrezzando per la cattura di due suricati abbandonati nelle campagne di Barletta provenienti dall’Africa centrale. Questi sono una di quelle specie che si riproduce più facilmente: e se non riuscissi a recuperarli? Ci vogliono degli interventi adesso, non dobbiamo aspettare domani.»
Le segnalazioni che possono salvare una vita
Cosa fare dunque per aiutare chi, tra volontari e forze dell’ordine ed enti preposti alla salvaguardia degli animali, lavora ogni giorno per evitare l’abbandono di animali?
Tutte le indicazioni utili per effettuare la segnalazione riassunte in un breve video promosso dall’ENPA.
Cosa comporta penalmente un abbandono?
L’abbandono è un reato, come previsto dall’articolo 727 del Codice penale, punito con l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Una normativa troppo datata, risalente al 14 agosto 1991, che ha richiesto una rivisitazione che sarà adottato con il nuovo Codice della Strada. Questo, approvato dalla Camera dei deputati il 28 marzo 2024, attende il completamento dell’iter e la successiva entrata in vigore, presumibilmente tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.
Un inasprimento del reato, dunque, soprattutto se l’abbandono dell’animale causa un sinistro con morti e feriti. In questo caso il responsabile dell’atto rischia fino a sette anni di carcere con ulteriore applicazione delle pene accessorie previste per i reati di omicidio stradale e di lesioni personali stradali: dalla sospensione fino a un anno della patenta alla revoca.
A livello regionale, la materia è disciplinata dalla Legge n.2 del 7 febbraio 2020.
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