Una donna di Tuglie nella giornata di lunedì scorso ha partorito la sua piccola in emergenza in un corridoio dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Beatrice Celeste – questo il nome della neonata – sta bene ed è ovviamente ignara di essere finita al centro di un caso mediatico.
A fare luce sull’episodio sono le parole della stessa donna, riportate in una nota della Asl di Lecce, che smentisce che il parto in corridoio sia stato obbligato a causa del mancato funzionamento degli ascensori del nosocomio leccese. O meglio, il problema di manutenzione c’era per davvero, ma non sarebbe stato determinante: troppa era la fretta e la voglia di nascere per la bambina e troppo tardi è arrivata in ospedale la giovane mamma.
“Abbiamo parcheggiato alle 8,24 e alle 8,28 ho partorito. Ringrazio tutti gli operatori che mi hanno assistito e a loro faccio i miei complimenti”. In tutto ciò, vi era in quel momento un guasto a un ascensore, ma è sempre la stessa madre a chiarire: “Avrei partorito comunque per terra o sulla barella”.
Per la Asl salentina, dunque, si è trattato di un caso “eccezionale e a lieto fine, in cui non c’è alcuna correlazione tra il momentaneo guasto di un ascensore, che non è comunque stato raggiunto, e il parto avvenuto nel corridoio: si è trattato di un parto precipitoso, terminato nella sala operatoria del Reparto di ostetricia e ginecologia”.
Ma sulla vicenda si scatena la polemica politica. A dare fuoco alle polveri Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani.
“È inammissibile che una donna sia stata costretta a partorire praticamente per terra, mettendo a rischio sé stessa e il nascituro, nel più grande ospedale della provincia di Lecce, il Vito Fazzi, in attesa che arrivasse l’ascensore che avrebbe dovuto condurla in sala operatoria. Si tratta dell’ascensore principale, uno dei pochi in funzione e quindi continuamente occupato o fermo”.
“Su questa vicenda vergognosa ho presentato un’interrogazione urgente al presidente-assessore alla sanità, Michele Emiliano. Vogliamo sapere perché, nonostante al Fazzi sia stato segnalato da tempo il malfunzionamento di ben 17 apparecchi, fra ascensori e sollevatori, l’Area Tecnica non sia intervenuta subito per ripararli e rimetterli in funzione. È evidente che, soprattutto nei casi di emergenza come quello della partoriente, dall’avaria di un ascensore può dipendere la sopravvivenza del paziente. Per fortuna tutto è andato per il meglio, ma eventuali complicanze avrebbero potuto avere conseguenze gravi. Nella mia interrogazione pongo domande precise, alle quali mi aspetto risposte chiare senza i soliti scaricabarile della burocrazia sanitaria. perché all’ospedale Vito Fazzi non viene eseguita la manutenzione ordinaria e straordinaria degli ascensori? Da quanto tempo era in avaria l’ascensore in questione? Vogliamo un report preciso sulla catena di responsabilità che ha messo in pericolo due vite per il malfunzionamento di un ascensore”.











