HomePoliticaBariI 100 giorni di Vito Leccese. Quali promesse elettorali sono state rispettate?

I 100 giorni di Vito Leccese. Quali promesse elettorali sono state rispettate?

Tempi di bilancio per Vito Leccese. Poco prima delle elezioni erano state ben chiare le promesse del candidato del campo largo per la carica a sindaco di Bari, che ha stravinto le amministrative, per i suoi primi 100 giorni di amministrazione. Non aveva, però, fatto i conti con la difficoltà di trovare la quadra per la sua giunta, tre assessori dimissionari, due giunte partite a rilento, più di una fibrillazione all’interno della maggioranza di centrosinistra, con sulla testa la sempre presente spada di Damocle dell’arrivo dei commissari del Ministero dopo l’inchiesta “Codice Interno” che hanno coinvolto la passata gestione comunale in diverse persone e forme.

Ma c’erano state sei argomenti, ricordiamoli, che erano stati sbandierati come programma amministrativo per i primi 100 giorni. Quasi che fosse necessario un cambio di passo che, però, alla luce dei conti si è rivelato soltanto di facciata.

  1. l’introduzione della figura dell’operatore ecologico di quartiere che risponderà alle richieste dirette dei residenti e dovrà segnalare all’Amiu i problemi da risolvere nelle strade del territorio di riferimento.
  2. l’avvio di un bonus lavoro per 2.000 cittadini coinvolti in percorsi di sostegno al reddito, in tirocini professionalizzanti e in un processo di inserimento lavorativo
  3. la piantumazione di 1.000 nuovi alberi, i primi dei 100mila previsti sull’intero territorio cittadino nei prossimi cinque anni
  4. la previsione di un bonus casa, pari a 2.000 euro l’anno, rivolto a 2.000 nuclei familiari in difficoltà con l’affitto
  5. l’introduzione del ‘sindaco della notte’ che possa fungere da mediatore tra residenti, gestori dei locali notturni e Forze dell’ordine
  6. l’avvio del processo per la redazione del Piano Urbanistico Generale partecipato della città.

Di tutto questo, ad oggi, soltanto annunci ed una delega (il sindaco della notte) che non hanno prodotto assolutamente nulla. Ma da sindaco si deve parlare con gli atti, non con le parole.

Abbiamo parlato di queste premesse e di queste promesse con Giuseppe Tatarella, animatore del Think Thank “I baresi del centrodestra”, che in queste settimane è impegnato nel cercare di costruire una visione condivisa anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali che coinvolgeranno ben presto la città di Bari.

Alte aspettative da parte dei cittadini baresi, ma altrettante promesse al momento non mantenute. Quale secondo te la più grave mancanza del sindaco in questo primo periodo?

“E’ sotto gli occhi di tutti che il sindaco Leccese non ha mantenuto la prima delle promesse che aveva fatto in campagna elettorale per i primi 100 giorni di mandato: istituire la figura dell’operatore ecologico di quartiere. Qualcuno lo ha visto? A Bari c’è una totale assenza di decoro, basta camminare per le strade della nostra città per vedere sporcizia ovunque, cassonetti malandati e strabordanti di rifiuti a qualsiasi ora. L’ Amiu è una azienda in profondo rosso, quasi al collasso, paralizzata in attesa che le tante correnti della sinistra si spartiscano le nomine. La sinistra che in ogni campagna elettorale promette di eliminare le diseguaglianze, in tema di nettezza urbana ha mantenuto la promessa: ha uniformato tutti i quartieri nel degrado comprese le strade in cui abita l’assessore all’ambiente o qualche consigliere di maggioranza di lungo corso. E tutto questo con una TARI già alta che la sinistra ha avuto la scorrettezza di aumentare subito dopo le elezioni e non prima”.

Due mesi e più per avere una giunta, per così dire, completa. Eppure erano pronti a governare. Ed ora?

“Erano talmente pronti che, nei primi 100 giorni, il sindaco ha già dovuto cambiare ben tre assessori (Nonnis, Diomede, Saracino). Eppure Leccese non è un neofita della politica ma, come temevo, è imbrigliato dalle contraddizioni della sua maggioranza. A questo riguardo, mi hanno molto colpito due episodi, il primo è stata la nomina, fatta a ferragosto, della prof. ssa Nonnis come assessore all’ambiente: tra le tante personalità della sinistra esperte e sperimentate nella gestione della cosa pubblica, si è andato a cercare un profilo profondamente divisivo e non rappresentativo della inclusività della nostra città: per fortuna la tempestiva levata di scudi mia, di Fabio Romito e di tutto il centrodestra ha scongiurato una nomina che avrebbe creato tanti problemi al sindaco e alla città. La seconda è la nomina del prof. Grasso ad assessore alla legalità, un negazionista della xylella che, candidato dei cinque stelle nel 2022, definiva il campo largo “una scelta opportunistica e un’ammucchiata” ricevendo dalla sinistra l’accusa di “millantare e vaneggiare speculazioni e complotti”: oggi dicono di andare d’amore e d’accordo ma, con queste premesse, prevedo che la giunta Leccese, come sta già accadendo al comune di Foggia retto da analoga maggioranza, resterà bloccata dai veti trasversali in seno alla maggioranza. Vuole un altro esempio? Bari è l’unica città italiana capoluogo di regione che non ha un assessore all’urbanistica: dove sono i paladini della difesa del territorio e della trasparenza?”

Ma mentre il campo largo a Bari ottiene grande consenso elettorale, il centrodestra barese come si sta muovendo? Non è forse ormai troppo abituato a perdere in questa città che da anni è quasi una roccaforte del centrosinistra?

“Dissento da questa definizione: Bari non è la roccaforte di nessuna parte politica. I baresi sono persone estremamente pragmatiche, lo dimostrano i risultati delle elezioni politiche ed europee che da più di venti anni premiano il centrodestra. Quello che conta per i baresi non è tanto la credibilità delle proposte ma la prospettiva di chi le avanza: o pensiamo veramente che abbiano votato Leccese perché ha promesso 1.000 alberi nei primi cento giorni di mandato, altra promessa non mantenuta? Lei mi chiede come fare: la prima cosa da fare è cancellare il vittimismo e la rassegnazione che, dopo la cocente sconfitta di giugno, pervade una parte della classe dirigente del centrodestra. L’esempio che Giorgia Meloni ci ha dato, e prima di lei Silvio Berlusconi, è che un’opposizione sui singoli provvedimenti concreta, fattiva, propositiva è il primo requisito per la riconquista del consenso. E a Bari, dopo venti anni di centrosinistra, gli spunti di certo non mancano: decoro, urbanistica, movida, tanto per cominciare”.

Bari significa anche Città Metropolitana. Coinvolgere il territorio e fare sistema può essere una delle chiavi per rilanciare una buona politica nei nostri territori?

“Il territorio è fondamentale: oggi, anche grazie ai social ma non solo, arrivano una marea di sollecitazioni dai cittadini che vorrebbero essere maggiormente ascoltati da chi li amministra e molto spesso vengono ignorati nonostante le promesse elettorali infarcite di post strappa-like. Le faccio un esempio tra i tanti: a San Girolamo, alle spalle del nuovo lungomare, le strade delle case popolari di sera sono al buio da un paio di settimane in uno sterile ping-pong tra Comune, Municipio e Arca. I cittadini di quella parte di città, puntualmente coccolati sotto elezioni, vogliono che l’illuminazione funzioni regolarmente, vogliono uscire liberamente di casa durante la stagione balneare in cui le strade diventano un enorme parcheggio selvaggio. Non una inutile pista ciclabile che sottrae spazio e pazienza”.

Insomma, dal Think Thank “I baresi del centrodestra” arriva una sonora bocciatura per i provvedimenti che avrebbero dovuto essere presi e che ad ora non esistono, e per una consiliatura che cominciata al rallentatore si presenta complessa in molti suoi aspetti. Ma per il centrodestra questo non può e non deve bastare. Se a Bari si ha voglia di rivalsa e di rivincita bisogna rimboccarsi le maniche e creare un substrato politico serio e compatto che possa, davvero, presentarsi ai cittadini come “novità”. Qualcuno ci sta provando, e qualcosa si sta muovendo ma non va lasciato solo, mentre le regionali sono sempre più vicine…

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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