Lasciare la propria terra d’origine per inseguire opportunità professionali all’estero è una decisione che porta con sé sfide, emozioni e sacrifici. Per una giovane donna poi, la scelta di trasferirsi fuori dalla Puglia per costruirsi una carriera è una vera e propria scommessa. Non solo il desiderio di realizzarsi professionalmente, ma anche l’inevitabile confronto con le difficoltà di conciliare il lavoro con la maternità, specialmente quando il supporto familiare è lontano e la rete sociale di riferimento si sgretola.
Nel 2023, le statistiche ci raccontano una realtà dolorosa: in Europa, il tasso di abbandono del lavoro tra le donne è più alto rispetto agli uomini, con oltre il 30% delle donne che rinunciano o riducono la propria attività professionale per motivi legati alla famiglia, con variazioni significative tra i vari Paesi.
Questo fenomeno è ancora più evidente in contesti in cui non esistono politiche di supporto adeguate alla maternità e per la conciliazione vita-lavoro. Questa storia allora è un esempio di determinazione, sacrificio e speranza, ma anche di una società che fatica a offrire le giuste condizioni per permettere alle mamme lavoratrici di affermarsi senza dover rinunciare ai propri sogni.
Come detto, quella di oggi è una storia davvero speciale, di una donna, di una mamma, di una lavoratrice. Si chiama Francesca, è pugliese e lavora da molti anni ormai all’estero. È riuscita, nonostante le difficoltà di un parto gemellare, a portare avanti la sua vita familiare e lavorativa. Oggi lavora a Bruxelles, per il Parlamento Europeo, le abbiamo posto alcuni quesiti che possono diventare dei consigli e suggerimenti per quei tanti, forse troppi, giovani pugliesi che stanno lasciando o hanno lasciato la nostra amata Puglia. Al di là degli spot, le cifre sono allarmanti.
Va sottolineato come nessuna strada sia semplice e nessuna scelta sia facile, ognuno di noi conosce i propri limiti e le proprie possibilità. Ciò che appare chiaro, è che la Puglia resta uno dei luoghi del cuore. E allora fa piacere condividere la nostra chiacchierata con Francesca, certi che potrà essere uno spunto per chi in questo momento non sa se continuare gli studi, se cambiare lavoro o lasciare la propria città e la sua comfort zone. Questa è l’esperienza di una persona che, nonostante le tante avversità, ce l’ha fatta. Si tratta di una chiacchierata fatta qualche tempo fa, e sono sicuro che rileggerla farà sorridere anche lei, perché nel frattempo, soprattutto quando si hanno figli le cose cambiano ed evolvono in fretta. Un attimo prima sono fermi sul tappeto, il momento dopo parlano e camminano.
Francesca raccontaci qualcosa di te. Da dove parte questo desiderio di partire? E perché proprio il Belgio?
Vivevo e lavoravo a Roma dove ho conosciuto un bel ragazzone metà belga e metà italiano che mi propose di passare un anno in Belgio a imparare il francese perché lui voleva riscoprire il paese d’origine di sua mamma. Dovevamo restare un anno e ne sono passati 14.
Conciliare il ruolo di mamma moglie e lavoratrice non è semplice, raccontaci la tua giornata tipo
Sveglia alle 6. Mio marito si lava e io preparo i bimbi: lavo e vesto, combatto per fare i lavaggi del naso in particolare. Ho adibito il mio ex studio a camera nursery. Mentre vesto un bimbo, l’altro è in un box a fianco e cantiamo insieme. Appena mio marito finisce, si occupa di preparare e dargli la colazione a io mi preparo. Quando siamo tutti pronti, dopo almeno 4 cambi pannolino, coccole giochi e lotte per mettere le giacche, partiamo coi i due bimbi in braccio, scendiamo nel portone e mettiamo in moto il nostro passeggino doppio, andiamo a piedi al nido, li lasciamo e andiamo rispettivamente a lavoro.
Piccolo peccato, prima di entrare in parlamento, vado da un vero bar italiano a prendere un cappuccino take out. Vado a lavoro dove parlo tre lingue quotidianamente e spesso mi nutro di caffè piscina, tipico caffè in dotazione ai distributori del parlamento. Comincio a lavorare verso le 8:30. Alle 17:15 corsa sincronizzata verso il nido, io e mio marito ci incontriamo lì e il primo che arriva li mette in carrozza. Piccola passeggiata e poi a casa per cena, bagnetto, giochi, nanna se siamo fortunati. Tutto da moltiplicare per due. “Siamo una caserma” dice mio marito, dobbiamo rispettare il timing se vogliamo sopravvivere.
Se non siamo troppo stanchi verso le 20 ceniamo, guardiamo qualche YouTuber viaggiatore ricordando i nostri viaggi continui pre-bimbi. Non vediamo l’ora di poter tornare a viaggiare coi nostri piccoli.
Qual è il più bel ricordo in Belgio finora e il più bello in Italia?
Il più bel ricordo in Belgio è la nascita dei nostri gemelli. Momento difficile in cui abbiamo avuto l’appoggio di tutti gli amici di Bruxelles e delle nostre famiglie. In Italia il ricordo più bello sono gli anni di Lecce dell’Università, eravamo felici e spensierati in una città che amo profondamente.
Riesci a tornare con frequenza a casa? E cosa significa casa per te?
Quest’anno abbiamo preso una pausa da lavoro e siamo stati due mesi in Italia. A casa dei miei in Puglia e a casa di mio suocero a Roma. Per me casa è quando si riuniscono gli affetti. Ovunque succeda. Ciò non toglie che quando mi parli della Puglia, ho sempre una stretta al cuore.
Progetti futuri in cantiere?
Mi piacerebbe continuare a dare priorità al quality time passato in famiglia e con gli amici. Dare la priorità dal tempo vissuto per la famiglia. Mi piacerebbe fare un’altra esperienza di vita magari in un paese lontano e con un po’ più di sole. Chissà!
Cosa ti senti di consigliare ai giovani pugliesi che si stanno affacciando al mondo del lavoro?
Affacciatevi con umiltà ma a testa alta. Abbiamo tante competenze e un ottimo livello di istruzione. Ascoltate chi ha esperienza ma portate del vostro. Ricordatevi che non dovete sentirvi in colpa se lavorate per le ore per cui siete pagati, non vivete solo per il lavoro, siate professionali sempre ma tenete forti i vostri principi.
La storia di Francesca, giovane donna pugliese, è il simbolo della lotta quotidiana di molte mamme lavoratrici, costrette a fare i conti con le difficoltà di un equilibrio fragile tra famiglia e carriera. Se da un lato la maternità è un’esperienza che arricchisce e forma, dall’altro lato rimane un ostacolo tangibile nel percorso professionale, specialmente per chi si trova a lavorare lontano da casa e senza il supporto di una rete familiare.
La sua scelta di andare all’estero, affrontando inizalmente solitudine e sacrifici, è una testimonianza di coraggio e resilienza. Tuttavia, è necessario che le politiche europee e globali evolvano per sostenere maggiormente le donne nel conciliare la maternità e il lavoro, garantendo strutture adeguate e incentivi per evitare che il sogno professionale si infranga troppo presto. Se davvero si vuole costruire una società che valorizzi il talento femminile, bisogna mettere in atto cambiamenti concreti, a partire da politiche di supporto alla genitorialità e alla flessibilità lavorativa, per non far sentire le mamme come se dovessero scegliere tra il loro lavoro e il loro amore per i figli.











