Questo pomeriggio il Consiglio Regionale ha affrontato in seduta monotematica il problema del Consorzio unico di bonifica Centro Sud Puglia e soprattutto ha discusso delle richieste in campo per la sospensione del tributo 630, chiesto agli agricoltori a fronte di servizi assolutamente insufficienti, nel perdurare di una crisi idrica che sta mettendo in ginocchio l’intero settore agricolo regionale.
Nella seduta sono state presentate due mozioni, una a firma dei consiglieri di centrodestra e l’altra del Movimento 5 stelle, per chiedere la sospensione del tributo 630, l’annullamento delle iscrizioni a ruolo e delle procedure di riscossione coatte e cautelari pendenti.
L’assessore all’agricoltura Donato Pentassuglia ha ribadito che la questione della sospensione non è di sua competenza. Ha però accolto la richiesta, avanzata da più parti, di portare domani, nel corso di un incontro presso il ministero dell’agricoltura, il tema del tributo insieme agli altri che saranno affrontati e che riguardano il settore agricolo regionale.
I lavori si sono conclusi con l’impegno di esaminare in Commissione Agricoltura le due mozioni presentate, anche alla luce dell’interlocuzione prevista per domani con il governo centrale.
Per il capogruppo Paolo Pagliaro (La Puglia Domani), “questa seduta monotematica serve non solo a fare chiarezza sulla gestione commissariale del Consorzio Centro Sud Puglia, ma anche a capire quale sarà la sua governance futura. La cattiva gestione del Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia è un problema che riguarda tutti i cittadini pugliesi, dal Capo di Leuca alla BAT, esclusa la provincia di Foggia dove sono operativi due distinti Consorzi. Questo Consorzio Unico – nato dalla “fusione a freddo” dei 4 Consorzi commissariati e soppressi del Salento e della Terra di Bari – è entrato in esercizio a gennaio 2024. In un anno ha visto precipitare la sua gestione, affidata al commissario Francesco Ferraro, lo stesso che dirige l’ARIF, l’Agenzia Regionale per le Attività Irrigue e Forestali. Questa è una prima grave anomalia, perché si è concentrata nelle mani di una sola persona la gestione di due Enti fondamentali per la nostra agricoltura, determinando di fatto un conflitto di interessi. Abbiamo evidenziato la incompatibilità di Ferraro, dipendente della Regione come direttore dell’ARIF e allo stesso tempo commissario del Consorzio Centro-Sud Puglia. Da anni si interviene solo per le emergenze e non si fa manutenzione ordinaria, per carenza di risorse e di personale. A fronte di questi mancati o carenti e discontinui interventi di manutenzione, dai consorziati si continua ad esigere il pagamento del famigerato tributo 630, e si continuano a spendere fiumi di denaro per ricorrere in giudizio e in appello contro chi oppone ricorso per vedere affermato il principio che sta alla base del Tributo di Bonifica, e cioè che si paga solo a fronte di un beneficio ricevuto. Quindi, mancando il beneficio, il Tributo non sarebbe dovuto. Un altro aspetto da evidenziare è il grave deficit di personale che dovrebbe fare le bonifiche e che il Consorzio ne conta appena un centinaio a tempo indeterminato e 150 stagionali per il Consorzio più esteso d’Italia, a fronte dei 520 dipendenti dei due consorzi di bonifica dell’area foggiana. Il piano di fabbisogno che risale a Dicembre 2018, prevedeva 278 unità di personale dirigente e dipendente. E a giugno 2022 fu stabilita la necessità di 51 figure indispensabili e infungibili per far funzionare il Consorzio Centro Sud Puglia. In realtà servirebbero 800 assunzioni, di cui il 10% di figure dirigenziali. Il paradosso è che sono stati espletati concorsi pubblici che però sono stati congelati con una Delibera non ancora revocata. Sono stati disattesi impegni anche per le stabilizzazioni degli OTD, gli operai a tempo determinato. Un altro problema colossale: il costo esorbitante dell’acqua per uso irriguo per l’anno 2022. Parliamo di tariffe raddoppiate per il conguaglio del servizio irriguo del 2022. All’epoca le tariffe trasmesse agli utenti erano di 0,72 euro al metro cubo (salvo conguaglio), per venire incontro agli agricoltori in un momento in cui la crisi energetica fece schizzare i costi di emungimento e invece oggi viene emesso un ruolo a conguaglio con una maggiorazione di 0,73 euro a metro cubo. Questo vuol dire che gli agricoltori dovranno versare una differenza di 73 centesimi a metro cubo per l’acqua che hanno attinto dai Consorzi nel 2022. Per il prossimo 15 Giugno è stata convocata l’Assemblea dei consorziati per eleggere gli Organi di Amministrazione dell’Ente. In parole chiare, questo vuol dire che la Regione vuole l’autogoverno del Consorzio, da parte degli stessi consorziati. Cioè, gli agricoltori dovrebbero farsi carico di un debito che supera i 200 milioni di euro. Ma, se andiamo a quantificare il danno subìto dal Consorzio per la gestione dell’Acquedotto Rurale che per circa 25 anni è stata scaricata sulle spalle degli ex 4 Consorzi soppressi e assorbiti – una gestione che invece doveva essere affidata all’Acquedotto Pugliese o alla Sezione Risorse Idriche della Regione. Si tratta di circa 300 milioni di cui il Consorzio è creditore, e che quindi andrebbero a compensare ampiamente i debiti. In definitiva, non possono essere gli agricoltori e i consorziati a pagare di tasca propria il fallimento del sistema di bonifica nel Salento e in Terra di Bari”.
Il capogruppo de La Lega Giacomo Conserva è intervenuto per evidenziare che “il tributo 630 è una contribuzione iniqua, perché qualora non vi sia un beneficio, la Corte costituzionale, con sentenza del 2018, ha detto legittimamente che si tratta di una dazione illegittima. Con il Consorzio unico, che funziona dal 2024, previsto da una legge del 2017, siamo all’inizio e va fatta una governance. Negli ultimi vent’anni il centrosinistra ha fallito sui Consorzi di bonifica. Nel consuntivo è stata accertata, dopo anni e anni, forse vent’anni, la debitoria, che ammonta a 190 milioni di euro. Hanno un debito di 190 milioni di euro, che devono rientrare con un piano di 25 anni, un piano che chiaramente deve essere prima istruito dal Servizio di irrigazione e bonifica, dopodiché, serve una delibera della Giunta. Se quindi non vi è la struttura, se non vi sono delle regole, quindi, non ci sono i piani di bonifica e evidentemente non abbiamo i piani di bonifica rinnovati, e chiaramente, per l’effetto, non abbiamo i piani di classifica che definiscono gli indici tecnici ed economici per poter chiedere quel tipo di contributo”.
Per il Gruppo della Lega è intervenuto anche il consigliere Fabio Romito che ha ribadito che dacché si è insediato in questa Assemblea legislativa sente parlare tanto di Consorzi di bonifica in maniera anche abbastanza disomogenea. “Per affrontare il tema legato alla gestione dei Consorzi, che ha bisogno di una completa riforma oggi, bisogna azzerare il pregresso e finché non sarà così continueremo ad avere una eccessiva litigiosità fra la nostra agricoltura e i Consorzi di bonifica. Quindi è necessario approvare una norma definitiva che parta da un punto, da un anno zero, e che metta nelle condizioni rispetto sia al tributo di cui abbiamo parlato fino ad oggi sia alla gestione ordinaria dei Consorzi di bonifica di poter ripartire. Ma gli agricoltori pugliesi ci chiedono anche di parlare di infrastrutture e di tecnologie, perché utilizzare ancora oggi, nel 2025, acqua potabile per fini irrigui è qualcosa di assolutamente inconcepibile, quando abbiamo strumenti tecnologicamente puntuali, pertinenti, economici, che sono gli impianti di dissalazione, che potrebbero dare risposte straordinarie al nostro territorio sia sotto il profilo ambientale, sia sotto il profilo della nostra economia, sia sotto il profilo della ricchezza della nostra agricoltura. Inoltre, per poter parlare di infrastrutture e tecnologie dobbiamo abbandonare i retaggi pregiudiziali, che ciascuno di noi legittimamente conserva per la propria natura ed estrazione politica. Se non arriveremo a un ragionamento pratico, concreto, attuale di un bene straordinariamente importante, come quello dell’acqua, di qui in avanti la discussione di questo Consiglio regionale continuerà ad avvitarsi sempre su posizioni che fanno come il tavolo da ping-pong. L’auspicio è che si possa arrivare entro la fine della legislatura a una soluzione che possa mettere d’accordo tutti, ma prima di chiunque altro i cittadini pugliesi, che da noi si aspettano risposte pratiche e meno teoria”.
Il consigliere Cristian Casili del Movimento 5 stelle ha evidenziato la necessità di giungere, come sarà proposto con una mozione in fase di redazione, alla sospensione del Tributo 630, “una sospensione- ha chiarito – non per dare risposte politico-elettorali ai territori, ma una mozione che si impegna a creare una prospettiva strutturale organica, che possa, poi, portare al rilancio di un ente, se veramente crediamo a un ente che può funzionare”.
Casili ha chiesto inoltre “che venga fatta una ricognizione puntuale rispetto a quanto è stato fatto dai Consorzi di bonifica”. “E’ in fieri una pianificazione importante, che per noi può essere una pianificazione storica: il nuovo piano di bonifica, quindi a cascata dei piani di classifica. Chiediamo all’assessore Pentassuglia di strutturare un percorso che guardi alle necessità dei territori. Cercando di non far pervenire a pioggia la montagna di cartelle che i territori oggi subiscono e cercando di essere propositivi nella prefigurazione e nella costruzione di uno scenario futuro, con chiedono misure fattive, misure reali che possono i territori possono percepire”. In questo senso Casili ha parlato di “pacificazione con i territori che da anni subiscono la mancanza di un’azione efficace e propositiva da parte degli stessi Consorzi”.
Anche il consigliere Antonio Scalera (La Puglia domani) ha sottolineato “la situazione economica e strutturale in cui versa il Consorzio unico di bonifica Sud Puglia entrato in funzione il 1° gennaio 2024”, ma si è concentrato sulla “necessità di sospendere il tributo 630, di annullare le iscrizioni a ruolo e dle procedure di riscossione coatte e cautelari pendenti”.
“Lo scorso 18 febbraio, – ha ricordato il consigliere – dopo aver appreso della convocazione di questo Consiglio monotematico sul Consorzio di bonifica, ho depositato una mozione avente ad oggetto “Sospensione del tributo 630 e annullamento delle iscrizioni a ruolo e delle procedure di riscossione coatte e cautelari pendenti”. Poiché nella seduta odierna non è previsto il voto sulle mozioni Scalera ha lamentato l’occasione persa di “dare un segnale forte al mondo agricolo, che chiede la sospensione del pagamento, e non l’annullamento del contributo consortile di bonifica, avente come codice 630, e l’annullamento delle iscrizioni al ruolo delle procedure di riscossione coatte e cautelari pendenti. Una sospensione che deve durare sino alla data dell’ultimazione di adempimenti ed esecuzioni delle opere dopo il monitoraggio e la verifica dello stato di conservazione, manutenzione, efficienza e idoneità delle opere consortili gestite dal Consorzio unico di bonifica Centro Sud Puglia”.
Riguardo alle necessità determinate dalla scarsità della risorsa idrica Scalera ha evidenziato che “serve un’azione immediata, un’azione concreta che prevede investimenti di carattere ordinario e straordinario. Vanno sollecitati i lavori di completamento e manutenzione straordinaria alla diga San Giuliano, altrimenti, per la prossima stagione irrigua la Puglia rischia di non poter utilizzare nemmeno il 50 per cento dell’acqua presente nella diga di San Giuliano, di cui è comproprietaria”.
Sull’aspetto politico si è concentrato il capogruppo di Fratelli d’Italia Renato Perrini, evidenziando le ripetute promesse del governo regionale in tutti i settori – su tutte la sanità – e la necessità di “essere seri” e collaborativi. Dando fiducia all’operato dell’assessore Pentassuglia, segnalando che “il governo Meloni è un governo che vuole collaborare a risolvere il problema”. “Il debito dei Consorzi di bonifica – ha aggiunto – ammonta ad oltre 200 milioni di euro. Non so come si farà. So che l’assessore si sta impegnando. So che domani assessore sarà a Roma per parlare di questa problematica: dobbiamo risolvere i problemi, superando la inutile questione di attribuzione di colpe e responsabilità”.
La volontà di risolvere il problema a prescindere dalle responsabilità degli errori passati è stato ripreso dal capogruppo di Forza Italia, Paride Mazzotta: “Stiamo cercando un modo per risolvere questo problema che ci portiamo avanti da anni. È inutile ribadire tutti i vari sprechi, le consulenze, le varie convenzioni”.
“Ci sono circa 2000 ricorsi nel 2024 sul tributo 630 – ha argomentato Mazzotta – immaginate quanti avvocati, quante cause, quanto questo possa incidere sul bilancio del Consorzio stesso, che oggi, chiaramente, è un bilancio che ha varie problematiche. Dall’altra parte, però, c’è il cittadino, che spesso non usufruisce del beneficio che dovrebbe ricevere a fronte del tributo perché i canali sono vetusti, perché purtroppo ci sono delle problematiche ormai annose, perché la manutenzione ordinaria e straordinaria è saltata in questi anni, per una serie di problematiche che l’assessore conosce e che è inutile stare qui a ribadire”.
“Quindi, – ha concluso il capogruppo FI – oggi la richiesta che noi facciamo è quella di impegnarci, è quella di trovare la strada tutti insieme per affrontare al meglio ancora una volta questo problema. Noi possiamo vare la nostra parte per una maggiore aderenza al governo nazionale ma è pur vero che anche la vostra parte politica deve cercare di trovare le soluzioni e deve cercare soprattutto di risolvere un problema ormai annoso”.
Il capogruppo di CON Alessandro Leoci ha richiamato l’importanza di coinvolgere i comuni e l’Anci nel percorso di soluzione delle evidenti criticità del consorzio: “.Con una sospensione di 13-14 anni i Comuni delle varie province interessate, io parlo soprattutto della mia provincia, della provincia di Brindisi, non si sono più interessati del contributo. Tant’è che i Comuni stessi non hanno mai avuto quello spirito, a seguito anche di alcune comunicazioni, di aggiornare o, comunque, incaricare un tecnico per valutare e confrontarsi sui piani di classifica e capire se nuove zone su cui sono sorte delle costruzioni edilizie, perciò ormai urbane e non agricole, siano ricadenti o meno nel reticolo”. Per questo Leoci ha chiesto “dato che si è creato questo gap con le amministrazioni comunali”, di fornire anche un supporto ai Comuni, attraverso l’Anci, affinché alle molte istanze che a volte vengono presentate da parecchi contribuenti sia dato ascolto sul territorio, anche organizzando uno sportello”.











