Francamente le conferenze spettacolo non riscuotono le mie simpatie e non per sé stesse, in quanto molto valide. Mi riferisco in particolare alla location in cui abitualmente si svolgono: il teatro, che, se si presta bene logisticamente, sconfessa però la sua funzione di contenitore di arti musicali, coreutiche e letterarie. Ma visto il successo che il pubblico sta tributando a questa nuova formula, ben vengano i nuovi segni di cambiamento. E la dimostrazione che l’innovazione funziona è il sold out registrato al Teatroteam per la conferenza tenuta da Paolo Crepet e organizzata da “Aurora Eventi”.
Paolo Crepet, torinese classe 1951, è un noto psichiatra, sociologo, e divulgatore che spesso viene invitato in trasmissioni televisive in qualità di opinionista. Laureato in medicina, in sociologia e specializzato in psichiatria, per lavoro ha girato il mondo (India, Stati Uniti, Canada, Brasile, mezza Europa). E’ autore di saggi e testi di narrativa, attività per la quale nel 2015 gli è stato assegnato il “Premio letterario La Tore Isola d’Elba”. Alcune sue pubbliche affermazioni tuttavia sono risultate discutibili, al punto da suscitare aspre polemiche con personaggi del mondo musicale e della politica.
La conferenza di Bari prende spunto e titolo dall’ultimo saggio di Crepet, “Mordere il cielo”, un invito a non abbassare la testa ma a guardare il cielo dove volano aquiloni di speranza o splendono stelle di notte.
Sul palco una poltroncina e un semplice tavolino sul quale poggia un lume: la scena spoglia deve giustamente lasciare spazio alla parola, protagonista assoluta. Crepet comincia da luoghi comuni e frasi apparentemente banali: “Chi te lo fa fare?”, una domanda che non ha senso in una vita che non gli piace. E’ il punto di partenza per approfondire ragioni esistenziali che ci portano in un limbo senza fine dove proliferano indifferenza e incertezze. Queste diventano dei vincoli che non ci permettono più di vivere la nostra vita da attori, artefici. L’informatica, l’intelligenza artificiale, i social, la tv, hanno avviato un processo di normalizzazione che ci priva delle emozioni. Perchè dobbiamo pensare come pensano gli altri? o perchè gli altri o le tecnologie devono dirci come dobbiamo pensare? Tutto ciò porta a una involuzione che ci fa diventare schiavi di un sistema che vuole condizionare le nostre vite, omologandole. Questo processo di appiattimento si riscontra nell’educazione dei bambini (scuola compresa) per i quali l’uso di tablet e smartphone annulla la fantasia e la creatività, svilisce la funzione delle fiabe, che piano piano stanno scomparendo dagli insegnamenti. E il pericolo più grande è la pigrizia, soprattutto da parte dei genitori, i quali, anziché essere ‘istruttori di volo’, preferiscono delegare a “macchine” quelli che dovrebbero essere i loro compiti. Il rischio, e lo stiamo già sperimentando, è la formazione di individui privi di personalità, privi di individualità, in una società anestetizzata e senza sentimenti.
E allora bisogna recuperare quella parte di umanità che poco alla volta ci stanno sottraendo. E per re-agire bisogna “essere strani”, dissociarsi dal senso comune diventando ‘eccezioni’. Abbiamo il dovere di determinare in prima persona il nostro futuro e di viverlo ascoltando solo noi stessi, non quello che ci vogliono far credere. In proposito Crepet cita un aneddoto di Andy Warhol, il quale partito da perfetto sconosciuto da una piccola città, si presentò alla redazione del prestigioso “Harper’s Bazaar”, famosa rivista americana di moda, e, sfidando convenzioni e usanze, riuscì a farsi assumere per diventare poi quello che tutti sappiamo. Per essere apprezzato oltre che credere in sé stesso ha avuto coraggio. Il coraggio, ecco! E’ quello che oggi manca per riprenderci la vita e la vitalità, soprattutto quando “ci sono momenti in cui o nuoti o anneghi”. E non bisogna avere paura di sbagliare, perchè errare è umano, e gli errori aiutano a crescere. L’immobilismo è degli ignavi!
E’ tempo di sconfiggere la sterilità emotiva e non più di stare in poltrona ad aspettare: il quoziente di intelligenza si sta abbassando notevolmente, e l’Italia, secondo una recente statistica, è al secondo posto nel mondo in classifica. E allora l’uomo deve ripartire da sé stesso, riprogettare il futuro e impartire le dovute istruzioni ai bambini. I bambini hanno talento, ma il talento non basta: serve coraggio. E qui devono intervenire i genitori.
Dopo un’ora e mezza di talk Crepet spegne l’abat-jour sul tavolino ed esce di scena sulle note di ‘Gracias a la vida’, famosissima canzone di Mercedes Sosa, una donna argentina di umili origini. E’ diventata un’artista famosa, proprio perché ha avuto coraggio!












