L’incidente all’altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto ha danneggiato in modo pesante la struttura e i tempi per ottenere dalla Procura il dissequestro dell’impianto sono troppo lunghi per intervenire ed evitare danni strutturali. Il rischio concreto è che ci siano contraccolpi occupazionali.
Potrebbe poi saltare, o comunque diventare meno appetibile, l’acquisto dell’impianto in un momento in cui la trattativa era nella fase finale con le strutture commissariali di Acciaierie d’Italia in As e Ilva in As confrontarsi con gli azeri di Baku Steel.
“Più che le trattative in corso l’incidente può compromettere la ripresa degli stabilimenti e
l’occupazione. Verosimilmente l’impianto è del tutto compromesso”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
“Si è intervenuti troppo tardi, rispetto a quanto era stato richiesto sulla base di chiare perizie tecniche, bisognava farlo entro 48 ore e purtroppo non hanno avuto l’autorizzazione a farlo. È un danno notevole che avrà inevitabilmente immediate ripercussioni sull’occupazione”.
Gli fa da eco il senatore barese di Fratelli d’Italia Filippo Melchiorre: “La Procura di Taranto non ha ascoltato le richieste dei commissari dell’Ex Ilva dopo l’incidente all’altoforno incorso mercoledì della passata settimana. Morale, adesso vi è il serio rischio che l’attività dell’altoforno non possa riprendere rapidamente o addirittura non possa più riprendere, se non attraverso procedure straordinarie e dagli esiti incerti, con tutte le conseguenze del caso per la produzione dell’acciaio. Ritengo questo atteggiamento della Procura assolutamente non in linea con le esigenze sottolineate da AdI e rifletto sul perché di tutto ciò, considerato che l’ex Ilva di tutto ha bisogno meno che di vedere interrotta la propria attività”.











