Fumata nera, per l’ennesima volta, per un Consiglio regionale che ormai si trascina stancamente verso la fine della legislatura. Ancora una volta nulla di fatto e mancanza del numero legale per la discussione e la votazione sul tributo 630 relativo ai consorzi di bonifica. Tra le proteste dell’opposizione e degli agricoltori, ancora costretti a pagare un tributo dovuto senza alcun servizio in cambio.
L’aula tornerà a riunirsi, o almeno ci proverà, il prossimo 27 maggio, come da intesa raggiunta tra i capigruppo, dopo la ripresa dei lavori che ha confermato l’assenza del numero legale nel pomeriggio di ieri.
La seduta, convocata per la discussione di proposte e di alcuni ddl all’ordine del giorno, aveva proceduto spedita nell’esame del ddl “Disciplina regionale dell’utilizzo delle acque superficiali e sotterranee”, fino a quando non è stata dichiarata l’inammissibilità, dopo una specifica riunione dell’Ufficio di Presidenza, dell’emendamento n. 49 (Casili, Scalera), relativo al tributo 630 per la mancata copertura finanziaria.
Alla seduta ha partecipato una nutrita rappresentanza di agricoltori che non ha mancato di manifestare il proprio fermo dissenso, abbandonando poi l’Aula insieme all’opposizione di centro destra che chiedeva comunque di poter discutere.
Al rientro della pausa di un’ora prevista dal Regolamento del Consiglio in caso di mancanza del numero legale, la presidente Capone, dopo gli interventi dei consiglieri Casili e Leoci, non ha potuto che confermare l’assenza del numero legale, sciogliendo la seduta.
Per le opposizioni di centrodestra “oggi in aula è stato dichiarato inammissibile l’emendamento per la sospensione del tributo 630 imposto dai Consorzi di Bonifica pugliesi, perché – secondo il Governo regionale – sarebbe “in contrasto con l’art. 81 della Costituzione” e con la normativa regionale.
Per i gruppi consiliari di opposizione si tratta di una motivazione strumentale. “Perché se è vero che l’art. 81 impone coperture per le leggi che comportano nuove o maggiori spese, è altrettanto vero che:
• il tributo 630 è imposto senza un vantaggio reale per i cittadini contribuenti;
• i piani di classifica e i piani di bonifica sono ancora incompleti o non approvati;
• nessuna manutenzione ordinaria o straordinaria è stata svolta su vaste aree del territorio;
• i ruoli sono emessi senza relazione effettiva con i benefici goduti dai proprietari dei fondi”.
“Il tributo è quindi illegittimo – sottolineano – perché viola il principio costituzionale di corrispettività e ragionevolezza dell’imposizione, e contrasta con l’art. 23 della Costituzione che impone che ogni prestazione patrimoniale sia prevista per legge e giustificata da un servizio reso. Invece di ascoltare i territori e i cittadini vessati da cartelle esattoriali ingiuste e slegate da ogni servizio, si preferisce blindare la burocrazia e lasciare i Consorzi di Bonifica impuniti”.
E poi prosegue la nota.
“Noi dell’opposizione continueremo a: chiedere l’annullamento delle cartelle relative al tributo 630; pretendere la sospensione delle riscossioni fino all’approvazione dei nuovi piani di classifica e bonifica; portare avanti in ogni sede la battaglia di legalità e giustizia fiscale per agricoltori, cittadini e imprese”.
“Il vero problema non è l’art. 81, ma l’assenza di democrazia in Consiglio regionale, la prevaricazione di una maggioranza, che per bocca della ‘sua’ (e non di tutti) presidente Loredana Capone, nega il diritto di intervenire (ai consiglieri che ne avevano fatto richiesta) e butta la palla al Governo nazionale, quando invece la decisione di sospendere il tributo 630 è una scelta politica in capo alla Regione. Alla Regione spetterebbe anche la copertura del mancato introito, se non fosse che il buco della sanità ha inghiottito quasi tutto come una voragine. E dunque, si riparte dal via come in un grottesco gioco dell’oca dalla legge sull’utilizzo delle acque, sempre sul filo del rasoio della caduta del numero legale”.











