HomePoliticaRegionali in Puglia, la campagna elettorale è iniziata

Regionali in Puglia, la campagna elettorale è iniziata

Chi guiderà la Regione Puglia a partire dal prossimo autunno? Il toto-nomi è iniziato da tempo così come la conta degli obiettivi non raggiunti e della maggioranza che nel corso di questi ultimi mesi non ho consentito il regolare svolgimento delle attività politiche previste fino a fine mandato.

Se è vero che una campagna elettorale entra nel vivo solitamente nei trenta giorni che ne precedono la votazione, in Puglia le cose sembrano andare in maniera diversa.

Infatti, nonostante non ci siano ancora nomi ufficiali né a sinistra né a destra, gli endorsements e gli attacchi incrociati si sono fatti ogni giorno più intensi. C’è chi vuole appoggiare qualcuno, chi questo appoggio non lo desidera, chi non si è ancora candidato e chi viene già acclamato a furor di popolo.

Il cambiamento dunque nello stile di campagna elettorale è sottile e non passa più attraverso comparsate in televisione, in radio o attraverso comizi in pubblica piazza, ma è più profondo. Passa per manifestazioni sociali e popolari, con presenze minuziosamente dettagliate sui social, passa per inaugurazioni di spazi e luoghi nuovi della città, riproponendo “a social unificati” descrizioni video, al secolo reel, con tanto di riprese dall’alto usando droni ad alta definizione e sfruttando la poesia del tramonto e del modo nuovo di vivere la città, con buona pace delle periferie e dei luoghi già da tempo abbandonati dalla politica e dai politici. Primo tra questi quel locus mistici che tutti sognano ma nessuno trova, l’isola dell’astensionismo che ha fatto nuovamente capolino durante l’ultimo referendum dove il quorum non è stato raggiunto eppure entrambe le fazioni politiche festeggiavano una vittoria quanto mai improbabile.

Questo cambiamento profondo lo si denota anche dall’attuale classe politica, il cui mandato sta per finire, e che si è rimboccata nuovamente le maniche tornando finalmente ad ascoltare il territorio. Un territorio con liste di attesa negli ospedali sempre più lunghe e che costringe chi ne ha bisogno a prenotare visite nel privato per necessità e non scelta. Un territorio i cui principali attori politici festeggiano a suon di post ogni dato positivo sugli arrivi e sulle presenze in costante aumento senza comprendere che nel frattempo chi vive il territorio 365 giorni l’anno è costretto ad “emigrare” altrove per trovare costi e servizi in linea con gli stipendi fermi da anni e bruciati dai dazi e dall’inflazione. Un territorio che chiede la valorizzazione dei propri prodotti agricoli, ma che intanto viene martoriato dal cambiamento climatico, dalla desertificazione incombente e dalla crisi idrica incalzante che si riaffaccia un’estate sì e l’altra pure. Un territorio in cui migliorano le connessioni internazionali ma che pecca in quelle locali e regionali. Un territorio in cui garantire un futuro migliore ai propri figli diventa una chimera e in cui riuscire ad ottenere o mantenere un lavoro è ancora un’impresa soprattutto per le donne, ancor di più per le madri. Un territorio che di recente ha strizzato l’occhio alla tecnologia diventando in breve tempo la Silicon Valley d’Italia che però non deve perdere il contatto con le tradizioni e con la vita lenta, dove lento non deve essere sinonimo di cose fatte male ma di cose fatte con ponderazione e approfondimenti. Non si deve scambiare la velocità della rete e la perfezione di alcune strategie comunicative per la strada maestra da accettare ad occhi chiusi. Occorre non fermarsi insomma alla superficie delle cose ma comprendere nel dettaglio chi abbiamo davanti, cos’ha fatto negli ultimi anni per il territorio e cosa intende fare per migliorarlo ancora.

Si faccia attenzione allora nei mesi che verranno a distinguere propaganda politica da consenso popolare.

Da una parte ci saranno infatti fiumi di promesse, attese e illusioni, dall’altro ci dovrà essere l’ascolto attivo e lo studio attento di quelle parole da parte del territorio. Un ascolto e uno studio fatto di dati e analisi che non sono però alla portata di tutti. Sempre più spesso in questi anni la politica si è servita di abbreviazioni, acronimi, parole, modi di dire e di dissimulare. È il momento che la politica espliciti il suo ruolo e chiarisca i suoi progetti. Ma è anche il momento che il territorio vigili che ciò sia fatto nel migliore dei modi.

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