HomeCronacaBarbie può essere tutto. Ma solo se non porta il velo?

Barbie può essere tutto. Ma solo se non porta il velo?

Tra astronauta e avvocato, Barbie oggi rappresenta infinite identità… ma non quella di milioni di bambine, giovani donne e professioniste affermate con l’hijab.

Eppure, nel mondo reale, donne con il velo guidano imprese, sfidano stereotipi e volano nello spazio.

You can be anything.”

Barbie lo dice da anni. È scienziata, pompiere, campionessa, presidente.

Ha cambiato colore della pelle, taglia, altezza, persino abilità motorie.

Ha finalmente smesso di essere solo bionda, snella e in costume rosa shocking.

Ma c’è un confine che non ha ancora attraversato, se non in modo episodico: quello del velo.

Nel 2017, Mattel ha presentato una Barbie ispirata a Ibtihaj Muhammad, schermitrice americana, prima atleta musulmana a rappresentare gli USA alle Olimpiadi indossando l’hijab.

Un gesto coraggioso, applauditissimo.

Ma anche isolato. Quella Barbie non è mai entrata nella linea regolare.

Eppure, una risposta “velata” a Barbie esiste da tempo: si chiama Fulla.

Lanciata nel 2003 da un’azienda siriana, Fulla è una bambola con hijab, diffusa soprattutto in Medio Oriente, Asia e Nord Africa.

Pur con un messaggio più conservatore rispetto a Barbie, ha avuto il merito di dare visibilità a milioni di bambine musulmane, proponendo un modello culturale in cui potersi riconoscere.

Ma Fulla è rimasta regionale, mentre Barbie è globale.

Ed è proprio questa la differenza che pesa oggi.

E così, mentre ci sono Barbie cinesi, nere, con la carrozzina o le protesi, una bambina che porta l’hijab non trova se stessa nei giocattoli che dovrebbero incoraggiarla a sognare.

Ma nel mondo reale?

Chi crede ancora che l’hijab sia un freno all’ambizione o alla libertà dovrebbe conoscere queste donne:

  • Ibtihaj Muhammad – USA

Prima atleta americana a vincere una medaglia olimpica indossando il velo. Autrice, attivista, imprenditrice.

  • Dr.ssa Hayat Sindi – Arabia Saudita

Biotecnologa, consigliera scientifica dell’UNESCO, ha co-fondato istituti per l’innovazione nei Paesi in via di sviluppo. Porta l’hijab e promuove l’educazione STEM tra le ragazze musulmane.

  • Dr.ssa Sana Alajmovic – Bosnia/Svezia

Co-fondatrice di Sigrid Therapeutics, startup nel campo del diabete. Appare regolarmente a eventi TED e forum internazionali indossando il velo.

  • Ilhan Omar – USA

Eletta nel Congresso americano, prima donna somala e con hijab a far parte della Camera dei Rappresentanti. Simbolo di rappresentanza e diritti civili.

  • Dr.ssa Amal El-Mohtar – Canada

Scienziata, autrice premiata nel mondo della fantascienza, professoressa universitaria. Lavora indossando con orgoglio il velo.

L’inclusione selettiva

Barbie oggi è curvy, sportiva, non vedente, afro, asiatica, ma non “regolarmente” con l’hijab.

Perché?

  • Perché il velo è ancora visto da molte multinazionali come “rischioso”, divisivo, controverso.
  • Perché l’identità religiosa visibile spaventa più di quella etnica o fisica.
  • Perché rappresentare una donna con il velo medico o CEO sarebbe, paradossalmente, più coraggioso che mostrarla astronauta.

Eppure, milioni di bambine nel mondo crescono con l’hijab come parte naturale del proprio essere. Non un travestimento. Non una gabbia. Solo parte di sé.

E se il cambiamento partisse da Sud?

Nel Mediterraneo, e in particolare in Puglia, l’incontro tra culture è pane quotidiano. Nelle scuole, nelle imprese, nei mercati, le nuove generazioni italo-musulmane portano con sé identità miste e complesse, che meritano rappresentazione.

Barbie, se vuole davvero essere “tutto ciò che vuoi”, deve accettare anche il fatto che per molte donne, ciò che vogliono essere… porta anche un velo.

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Francesco Felice
Francesco Felice
Laureato in Marketing e comunicazione - Marketing Manager con esperienza nei settori dell'Hospitality, Real Estate, Business Consulting e Media. Content Creator e social media Specialist

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