Argomenti dell'articolo
Il 25 novembre, come ogni anno, si rinnova
in Italia la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, un’occasione essenziale per riflettere sulla persistenza di un problema sociale grave e per fare il punto sui progressi, ma anche sulle lacune nei percorsi di tutela. A dieci anni dalla ratifica della Convenzione di Istanbul, permane la necessità di coinvolgere tutti – istituzioni, territorio, cittadinanza – in una risposta concreta e sistemica.
Le manifestazioni in Italia
In molte città italiane oggi si tengono manifestazioni, flash-mob, momenti di riflessione nei luoghi pubblici: piazze, scuole, teatri. Organizzazioni femministe, centri antiviolenza, associazioni di donne e istituzioni locali propongono incontri, performance artistiche e letture, per ribadire che la violenza di genere non è un tema di nicchia, ma una sfida civile che riguarda tutta la società. Anche il mondo politico guarda alla giornata: il Governo, ma soprattutto i gruppi parlamentari dell’opposizione, chiamano ad un rinnovato impegno su misure legislative, prevenzione e sostegno alle vittime.
Come si muove la politica
Governo: esponenti dell’Esecutivo ribadiscono l’impegno a rafforzare le risorse per i centri antiviolenza e per i programmi di prevenzione scolastica. Il ministero competente ha annunciato un piano per potenziare il numero verde nazionale (1522) e migliorare l’integrazione tra servizi sociali, sanitari e giuridici.
- Opposizione: molti parlamentari chiedono misure più decise: pene più severe, più fondi per le case rifugio e un Piano Nazionale contro la violenza di genere strutturato, non episodico. Alcune forze, inoltre, denunciano ritardi nell’approvazione di una legge bipartisan attesa da tempo per colmare lacune normative e creare efficaci percorsi di uscita dalla violenza.
Attualmente in Parlamento è in discussione una legge bipartisan che punta a rafforzare la rete antiviolenza: più fondi per i centri, case rifugio, interventi nelle scuole, formazione specialistica per le forze dell’ordine. Le forze politiche chiedono trasparenza e tempi certi: la vittoria di questa norma non sarebbe solo simbolica, ma un passo concreto per dare alle vittime strumenti di protezione reali.
Origini della Giornata del 25 novembre
La scelta del 25 novembre non è casuale: è legata al brutale assassinio delle sorelle Mirabal nella Repubblica Dominicana nel 1960, simbolo della lotta delle donne contro la tirannia e l’oppressione. Oggi la data è riconosciuta a livello internazionale per ricordare tutte le vittime di violenza di genere e per rinnovare la promessa di un mondo in cui nessuna donna debba più temere per la propria vita e dignità.
Femminicidi in Italia: i numeri drammatici
Nel 2024 99 donne sono state uccise in Italia fino al 18 novembre. Secondo dati del Ministero dell’Interno aggiornati a settembre 2025, sono 73 le vittime di genere femminile nel periodo considerato, con il 60% degli assassinii in ambito affettivo o familiare. Ma il numero delle violenze sessuali è drammaticamente molto alto: secondo Wired Italia, nel 2024 ci sono state quasi 3.000 violenze sessuali nel primo semestre e quasi 33.000 chiamate al numero 1522.
Questi dati mostrano che, nonostante alcuni segnali di progressione, la violenza contro le donne resta una vera emergenza nazionale.
La situazione a Bari: servizi utili e risorse locali
Nel capoluogo pugliese, esistono diversi punti di riferimento per chi subisce violenza:
Il Centro Antiviolenza Paola Labriola (Giraffa Onlus) in via Napoli 308 – telefono 080 574 1461 / 348 777 7536, attivo 24 ore.
Il Centro Antiviolenza Comunale di Bari, in strada San Giorgio 21, con numero verde 800 202 330 e pronto intervento 328 821 2906.
Servizio telefonico 24h per vittime di discriminazioni o violenza di genere nelle province di Bari e BAT: +39 320 112 5749, gestito da Galattica – Regione Puglia.
Nel 2025, l’associazione Giraffa Onlus ha attivato uno sportello mobile antiviolenza su camper, ‘A un passo da te’, che raggiunge anche scuole e quartieri di Bari per offrire ascolto e sostegno a chi ha difficoltà a spostarsi.
La Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne non deve essere solo un momento simbolico: è un richiamo urgente all’impegno concreto. Le donne vittime vanno ascoltate, aiutate, protette. Le istituzioni devono tradurre le parole in politiche efficaci, le comunità devono farsi forti nella cultura del rispetto. A Bari come in tutto il Paese, le risorse ci sono, ma serve uno sforzo coordinato per garantire che ogni donna sappia che non è sola.











