HomeEconomia & SviluppoEconomiaVertenza Ex Ilva: a Roma oggi l'incontro mentre Genova e Taranto restano...

Vertenza Ex Ilva: a Roma oggi l’incontro mentre Genova e Taranto restano in piazza

La crisi dell’Ex Ilva torna oggi al centro del confronto nazionale: è in programma per questa mattina una riunione convocata dal governo per fare il punto sul futuro degli stabilimenti siderurgici, in particolare quelli di Genova-Cornigliano e di Taranto.

Nel frattempo, a valle delle mobilitazioni in corso, si conferma la tensione sociale: gli operai di Genova continuano lo sciopero generale, e anche a Taranto permane uno stato di agitazione.

Chi sono le “parti in campo”

Sul fronte istituzionale: il governo nazionale, rappresentato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso; le Regioni e gli enti locali interessati.

Le amministrazioni locali, in particolare la Regione Liguria e la città di Genova, rappresentate da Marco Bucci (governatore della Liguria) e dalla sindaca genovese Silvia Salis.

I lavoratori ex Ilva — acciaierie, metalmeccanici, sindacati (Fiom‑Cgil, Fim‑Cisl, Uilm e Usb) — che protestano contro il piano di ridimensionamento / chiusura degli stabilimenti, chiedendo garanzie su occupazione e produzione.

Scioperi e proteste: cosa sta accadendo

Genova (Cornigliano)

Il 4 dicembre è in corso uno sciopero generale dei metalmeccanici, giunto al quarto giorno di agitazione. I lavoratori hanno marciato verso la prefettura con striscioni e mezzi da fabbrica.

La manifestazione ha generato tensioni: la prefettura è stata blindata, mentre gli operai hanno tentato di raggiungerla con ruspe e mezzi da lavoro, sfidando il cordone delle forze dell’ordine. Un operaio è rimasto ferito ed intanto i lavoratori hanno proclamato che, finché non arriveranno risposte concrete dal governo, continueranno il presidio: la stazione è stata occupata e il blocco resta attivo.

Taranto

Dopo giorni di scioperi e blocchi — in particolare sulla statale 100 Taranto-Bari, sulla statale 106 e all’interno dell’area imprese siderurgiche — i sindacati hanno deciso di sospendere temporaneamente lo sciopero a partire dalle 7 del 4 dicembre.

Ma la mobilitazione non si ferma: è stato convocato un consiglio di fabbrica permanente che deciderà le prossime iniziative. I sindacati lamentano che il piano di chiusura, definito “a ciclo corto”, rappresenta un pericolo reale per occupazione e città.

Come spiegato dai sindacati: “Taranto non può più vivere nell’attesa”; la crisi dello stabilimento — definita «senza freni» — rischia di aggravare una situazione già fragile sul piano sociale ed economico.

Oggi a Roma: cosa si discute e cosa chiedono le parti

L’incontro di oggi — convocato dal ministro Urso — è parte di un ciclo di riunioni con Regioni ed enti locali per cercare una via d’uscita dalla crisi dell’Ex Ilva. L’obiettivo dichiarato è valutare possibili investimenti e definire un piano industriale che tenga insieme produzione, occupazione e sostenibilità.

Dal canto loro, i sindacati chiedono un tavolo unico a Palazzo Chigi, che superi la logica dei singoli stabilimenti e guardi a un progetto complessivo per l’industria siderurgica italiana.

A Genova, la sindaca Salis – presente oggi al corteo – ha affermato: «È giusto protestare, ma la protesta deve restare nei limiti della non violenza». Per domani — dichiara — porterà a Roma le richieste dei lavoratori: «Chiederò che siano messe nero su bianco le 45.000 tonnellate di acciaio da zincare a Genova fino a fine febbraio, quando dovrebbe essere conclusa la gara. Ma chiederò anche che la vertenza passi ad un livello superiore, con la regia della Presidenza del Consiglio».

Il nodo più difficile: garanzie occupazionali e piano industriale

Secondo i sindacati, il piano attuale prevede un forte ampliamento della cassa integrazione (da 4.450 a 6.000 lavoratori) e il ridimensionamento — o la sospensione — di produzioni chiave come la zincatura. Senza un accordo di fornitura stabile da Taranto o da altri produttori, lo stabilimento di Genova rischia seriamente di essere smantellato.

La richiesta sindacale principale resta quindi: garanzie concrete su lavoro e continuità produttiva, investimenti reali e un piano che non sacrifichi l’occupazione — oltre a una trattativa unitaria che coinvolga Governo, Regioni e rappresentanti dei lavoratori.

Il governo deve chiarire se intende garantire forniture di acciaio (da Taranto o altrove) per mantenere attiva la zincatura e la produzione a Genova. Devono essere messi in campo investimenti concreti e progetti di ristrutturazione industriale, possibilmente coordinati tra Nord e Sud. Occorre un accordo che tuteli i lavoratori e l’occupazione, evitando un’ulteriore stagione di incertezze e tensioni sociali.

Dunque da Roma parte la trattativa istituzionale, ma nella sue contraddizioni — proteste, scioperi, tensioni sociali, incertezze occupazionali — appare più evidente che mai la difficoltà di trovare un equilibrio tra esigenze produttive, lavoro e tutela del territorio. Se non arriveranno garanzie concrete e immediate, il rischio è che la crisi siderurgica italiana — con Genova e Taranto come epicentri — assuma una dimensione sociale e politica sempre più grave.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Redazione
Redazione
#raccontiamolapuglia. Quotidiano online indipendente di carattere generalista con un occhio particolare alle tante eccellenze della nostra regione.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img