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La situazione a Taranto ha raggiunto un punto di non ritorno. Mentre la politica continua a discutere di piani industriali e “decarbonizzazione” spesso definita illusoria dai comitati locali, i dati epidemiologici e i recenti incidenti mortali dipingono il quadro di una città sfinita. Le associazioni e i sindacati di base hanno indetto una manifestazione per il 30 gennaio 2026, alle ore 9:00, davanti al Palazzo di Città.
Un bollettino di guerra: i dati INAIL e le morti sul lavoro
Il 2026 si è aperto con una nuova tragedia: la morte di un dipendente di 47 anni di Acciaierie d’Italia, l’ennesima vittima di un sistema produttivo che i cittadini definiscono “obsoleto e pericoloso”. I numeri forniti dall’INAIL per il periodo 2005-2024 sono impietosi:
2.035 casi di malattie professionali riconosciute.
934 tumori, che hanno causato 691 decessi tra i lavoratori.
13.728 infortuni denunciati negli ultimi vent’anni (quasi due al giorno).
10 morti sul lavoro dal solo sequestro del 2012 ad oggi.
Questi dati confermano che la sicurezza all’interno del polo siderurgico non è un’opinione, ma un’emergenza nazionale che la politica non può più limitarsi a commentare con messaggi di cordoglio.
L’impatto sulla salute: bambini e disabilità
L’aspetto più drammatico dell’inquinamento industriale a Taranto riguarda le fasce più deboli della popolazione. Secondo gli studi del Prof. Roberto Lucchini, l’esposizione ai metalli pesanti e alle sostanze neurotossiche sta lasciando segni indelebili sin dalla fase gestazionale.
Il danno cognitivo nei quartieri critici
Le ricerche condotte su un campione di 600 bambini (dai 6 ai 15 anni) hanno evidenziato:
Deficit cognitivi fino a 16 punti in meno nei quartieri più vicini alla fabbrica (Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia).
Un aumento esponenziale dei disturbi dello spettro autistico (+50% rispetto alla media provinciale).
Percentuali di disabilità allarmanti: alla scuola Giusti del quartiere Tamburi, si contano 120 alunni con disabilità su 800.
Oltre ai disturbi dello sviluppo, si registra un incremento pauroso di patologie neurodegenerative negli anziani, infertilità e malattie croniche a carico di cuore, polmoni e reni.
La critica alla politica e ai sindacati confederali
Il comunicato delle associazioni tarantine è un atto d’accusa frontale contro quella che viene definita “la politica che tutto sa e nulla fa”. Sotto accusa non ci sono solo le istituzioni, ma anche i sindacati confederali, colpevoli — secondo i firmatari — di continuare a promettere un risanamento ambientale e una decarbonizzazione che i fatti smentiscono sistematicamente.
La produzione, seppur ai minimi storici, continuerebbe a procedere senza la manutenzione necessaria, trasformando gli impianti in vere e proprie “bombe a orologeria” per i lavoratori e la cittadinanza.
Appuntamento il 30 gennaio: Taranto reclama il diritto alla vita
Per denunciare il sacrificio della salute in nome del profitto e chiedere una svolta reale, le principali realtà associative del territorio hanno chiamato a raccolta la cittadinanza:
Data: 30 gennaio 2026
Ora: dalle ore 09:00
Luogo: Piazza Castello (davanti al Palazzo di Città), Taranto
Firmatari della mobilitazione:
Associazione Genitori tarantini
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
LMO – Sindacato di base
Terra Jonica
L’obiettivo degli organizzatori è chiaro: smettere di ignorare i dati scientifici e mettere fine a quella che viene percepita come una discriminazione sistematica sulla pelle dei cittadini di Taranto.











