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Il sistema sanitario pugliese prova a invertire la rotta. A un mese dall’avvio dei piani sperimentali per il recupero delle liste d’attesa, i primi numeri tracciano il profilo di uno sforzo corale tra Regione, ASL e aziende ospedaliere. Tuttavia, dietro i dati positivi, emerge la consapevolezza che la “piaga” delle attese non si cura solo con turni straordinari, ma con una profonda revisione del modo in cui si prescrivono e si programmano le cure.
I numeri del primo mese: un’accelerazione decisa
Dal 2 febbraio al 4 marzo, la macchina organizzativa ha lavorato a ritmi serrati per ricontattare i cittadini e anticipare le prestazioni. I risultati parlano di un impatto concreto sulla cittadinanza:
75.315 persone richiamate: un’operazione di recall massiccia per verificare la validità delle prenotazioni.
34.007 prenotazioni anticipate: oltre trentamila cittadini hanno ricevuto una data più prossima rispetto a quella originale.
24.269 prestazioni già eseguite: tra visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici.
Particolare attenzione è stata rivolta alle priorità U (Urgente) e B (Breve), che hanno visto l’erogazione di oltre 21.000 prestazioni. Anche sul fronte ricoveri si segnalano passi avanti, con circa 1.200 interventi eseguiti in tempi ridotti rispetto al previsto.
Il “nodo” dell’appropriatezza: oltre l’emergenza
Se i numeri del recall offrono un sollievo immediato, l’analisi qualitativa dei dati rivela il vero tallone d’Achille del sistema: l’appropriatezza prescrittiva. Il monitoraggio regionale ha infatti sollevato un velo su un problema atavico: circa il 40% delle prescrizioni presenta codici di priorità che non appaiono coerenti con la prestazione richiesta.
“Non si tratta solo di aumentare l’offerta, ma di governare la domanda. Se una prestazione non è appropriata o il suo codice di priorità è errato, il sistema si intasa inevitabilmente, penalizzando chi ha urgenze reali.”
Il gruppo di lavoro interaziendale (Dipartimento Salute e AReSS) sta ora puntando su prestazioni sentinella (come colonscopie e risonanze magnetiche) per strutturare strumenti di verifica omogenei. L’obiettivo è passare da una gestione emergenziale a una programmazione puntuale, dove il confronto con i medici prescrittori diventi la base per un sistema più fluido.
Conclusioni: una sfida che resta aperta
L’abbattimento delle liste d’attesa in Puglia è un cantiere aperto. Se da un lato l’attivismo delle aziende sanitarie e i dati del recall dimostrano che la macchina può correre, dall’altro restano i 19.226 rifiuti da parte degli utenti e le criticità sulle prescrizioni a ricordare che la strada è ancora lunga. La vera sfida dei prossimi mesi sarà trasformare questa “sperimentazione” in una prassi strutturale, capace di garantire il diritto alla salute senza costringere i cittadini a rincorrere il calendario.











