28 gennaio 1944: a Bari, il primo congresso dei CLN

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Tra il 28 e il 29 gennaio del 1944, nel teatro Piccinini di Bari, si tenne la prima riunione dei Comitati di Liberazione Nazionale, costituiti dopo il crollo del fascismo.
L’evento fu definito da Radio Londra “il più importante avvenimento nella politica internazionale italiana dopo la caduta di Mussolini” e l’inviato della Reuters, lo considerò «di grande rilievo, perché il suo scopo principale sarebbe stato la questione istituzionale».
L’organizzazione dell’evento non fu facile.
Inizialmente, era stata scelta Napoli come sede ideale, ma l’ACC (Allied Control Commission), su pressione del governo Badoglio, negò l’autorizzazione perché temeva che, in una città così vicina al fronte, non potesse essere garantito l’ordine pubblico.
Il congresso venne allora spostato a Bari.
Alla sua inaugurazione parteciparono 120 delegati, in rappresentanza di 21 province, 50 giornalisti, 15 addetti alla segreteria e 800 cittadini.
I lavori furono introdotti dal giudice Michele Cifarelli segretario del Cln di Bari, che dette lettura dei messaggi di Roosevelt, Stalin, Chiang Kai-shek, e da un importante discorso di Benedetto Croce.
Il filosofo, schierato su posizioni liberali e moderate, introdusse subito la questione istituzionale, proponendo la liquidazione del re, corresponsabile della guerra e dell’avvento di Mussolini.
Le sue parole furono lungamente applaudite.
In realtà, i partiti antifascisti riuniti in assise, non intendevano soltanto discutere, ma fare qualcosa di più, qualcosa che lasciasse il segno.
Le idee più chiare le aveva il Partito d’Azione.
I suoi rappresentanti proponevano l’abdicazione immediata del re e la messa in stato d’accusa per le violazioni da lui commesse verso lo Statuto; la trasformazione del congresso in assemblea rappresentativa permanente, fino alla nascita di una Costituente; l’elezione di una Giunta esecutiva che, fino alla liberazione di Roma, rappresentasse il popolo italiano nei rapporti con le Nazioni Unite.
Intorno al destino del re, si scatenò la battaglia congressuale, sollecitata anche dall’arrivo di un messaggio del CLN centrale, in cui si ribadiva una posizione di netta intransigenza verso il governo Badoglio.
L’abilità di Croce consistette appunto nell’indirizzare tutto lo stato di profondo disagio e insofferenza degli antifascisti del Sud verso un unico obiettivo, riducendo il problema della lotta contro il fascismo, all’eliminazione del suo «superstite».
Pian piano, su questa linea si mosse l’intero congresso e, al termine dei lavori, dopo un aspro dibattito, la mozione di sfiducia e delegittimazione del re venne votata all’unanimità.
I lavori terminarono con la proposta di comporre un governo con pieni poteri a cui avrebbero partecipato tutti i partiti rappresentati nel congresso (Partito Liberale Italiano, Democrazia Cristiana, Democrazia del Lavoro, Partito d’Azione, Partito Socialista Italiano e Partito Comunista Italiano) e con la richiesta ufficiale di abdicazione di Vittorio Emanuele III.
Un passo avanti nella situazione generale fu costituito anche dalla restituzione all’amministrazione italiana dell’«Italia continentale a sud dei confini settentrionali delle province di Salerno, Potenza e Bari» e della Sicilia, avvenuta da parte degli Alleati l’11 febbraio.
Durante i lavori del congresso, inoltre, venne autorizzata dai responsabili del PWB (Ufficio della guerra psicologica) la trasmissione di un commento dell’assise barese di Alba De Cespedes che, con lo pseudonimo di Clorinda, era la voce di “Italia Combatte” (la trasmissione più prestigiosa di Radio Bari, poi di Radio Napoli e Radio Roma, alla liberazione della capitale), la rubrica che aveva la funzione di sostenere la resistenza al Nord.
Dal capoluogo pugliese si alzava la prima voce libera, in un paese per due terzi ancora occupato dalle truppe naziste.

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