Ebbene sì! è proprio il caso di parlarne: i Radicanto, storico gruppo di casa nostra e una delle eccellenze di Bari e della Puglia, compie la bellezza di 30 anni di attività. E allora per celebrare l’evento Giuseppe De Trizio, fondatore e leader, ha allestito un tour nazionale che non poteva non prendere le mosse dalla sua città: due serate al teatro “N. Piccinni” (fuori abbonamento nella stagione teatrale ‘Umano collettivo’ di Puglia Culture) all’insegna della condivisione, della simpatia e della musica di alta qualità, in compagnia degli amici di percorso e del pubblico che lo stima.
Nati nel 1996 i Radicanto hanno fuso la musica popolare, le “radici”, e la musica d’autore, indagando non solo le tradizioni, ma anche i canti provenienti dalle sponde del mare nostrum. E in trent’anni hanno messo insieme un’esperienza vastissima, collezionando successi, anche prestigiosi, che non hanno mai avuto la giusta cassa di risonanza. Il loro marchio di fabbrica è una passione che rifugge da ogni forma commerciale secondo una coerenza rigorosa e felice. Hanno collezionato una quindicina di album e hanno annunciato di averne un altro in cantiere; sono stati più volte finalisti al Premio Tenco; hanno partecipato a produzioni teatrali e le loro composizioni sono finite sovente sulle reti televisive e radiofoniche della Rai. Ma il fiore all’occhiello si possono considerare le collaborazioni artistiche, che li hanno arricchiti profondamente: sono quei sodalizi che si formano e si sciolgono anche in breve tempo, lasciando spesso una scia di stima e amicizia che dura nel tempo. Citiamo in proposito Uccio Aloisi, Matteo Salvatore, Teresa De Sio, Lindo Ferretti, i Cantori di Carpino di Antonio Piccininno e altri che nella serata sono saliti con loro sul palco del “N. Piccinni”.
Nel concerto del 18 aprile la prima parte è stata dedicata ad alcuni brani storici eseguiti da Maria Giaquinto: ‘canti di frontiera sulle strade che portano al mare per formare il mosaico culturale del Mediterraneo’. In particolare uno riguarda la storia di ‘Finella’ (Giuseppina Amoretto), che, tornata a Bari dal Veneto, per combattere la miseria inventò le ‘sgagliozze’: le friggeva lei sotto l’Arco di San Pietro a Bari Vecchia. Sono risultati molto interessanti i pezzi strumentali con spunti leggermente jazzati, suonati da un ensemble di otto elementi, praticamente una piccola orchestra: lo stesso De Trizio e Vito Mannarini (chitarre acustiche), il fido Adolfo La Volpe (chitarra elettrica), Giovanni Chiapparino (fisarmonica), Giorgio Vendola (basso elettrico), Francesco De Palma (batteria), Paolo Pace (fiati), Claudio Carboni (sax).
Tante sono state le citazioni: Enzo Del Re, che cantava servendosi di una sedia come strumento musicale, con “Lavorare con lentezza”, Teresa De Sio, Fabrizio De Andre’ con “Mastica e sputa”, strofa di “Ho visto Nina volare”. Non potevano mancare ospiti amici. Per primo è salito sulla scena Vito Signorile che ha intrattenuto il pubblico su una personale divagazione in omaggio a ‘Piripicchio’, e poi ha raccontato una divertente e improbabile storiella alla fine della quale scopre di essere nonno di sé stesso. Quindi è stata la volta dell’amico di una vita, Raiz (all’anagrafe Gennaro Della Volpe) frontman degli Almagretta, il gruppo napoletano che fonde musica partenopea con reggae, dub e rap. De Trizio e Raiz collaborano da venti anni, che non sono pochi. E ancora: Ginevra Di Marco (voce) e Francesco Magnelli (tastiere), ex CCCP e CSI, gruppi di musica indipendente, con una brillante versione in tango di “Amandoti”. Il bis ha visto “Amaro è ‘o bene”, omaggio di Raiz a Sergio Bruni; “Dio come ti amo” e “Malarazza” omaggi a Domenico Modugno, quest’ultimo cantato in coro da tutti.
“La storia non smetterà mai di insegnarci il futuro” (De Trizio)











