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Buco sanitario, da lunedì Decaro Commissario. FdI: “Chi e come ha creato la voragine?”

Un grosso buco da ricolmare, un deficit sanitario che per il 2025 ammonta a 369 milioni di euro e che, almeno in parte, necessariamente avverrà attraverso l’incremento delle addizionali regionali Irpef. A partire da lunedì prossimo scatterà il commissariamento ad acta (con la nomina di Antonio Decaro) previsto dalla normativa nazionale, uno strumento idoneo ad agire con l’anno fiscale in corso.

La legge prevede infatti che le Regioni debbano sistemare il disavanzo di gestione entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello in corso, cosa che la Puglia non potrà in ogni caso fare, a maggior ragione dopo l’ultima seduta utile del Consiglio Regionale dove di tutto si è parlato tranne di questo grosso e prioritario problema per tutti i cittadini regionali.

Dal 1° maggio il presidente sarà quindi commissario ad acta, con il compito di approvare il bilancio consolidato del sistema sanitario e adottare entro 30 giorni tutti i provvedimenti necessari a colmare il disavanzo, che tradotto significa un aumento delle tasse e delle addizionali regionali.

Sull’argomento intervengono, con una nota, i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia (Paolo Pagliaro – capogruppo, Tonia Spina – vice capogruppo e i consiglieri Dino Basile, Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Renato Perrini, Tommaso Scatigna, Antonio Scianaro e Giampaolo Vietri) a margine del Consiglio regionale.

“A due giorni dall’ineluttabile iattura del commissariamento della Sanità pugliese che comporterà non solo tagli al Bilancio e quindi ai servizi pubblici, ma soprattutto l’aumento dell’IRPEF, forse, addirittura per i redditi superiori a 28mila euro (quindi colpendo il ceto non alto, ma medio dei pugliesi, per capirci: persone che la mattina si alzano e vanno a lavorare per uno stipendio di 1.500/1.600 euro al mese) ci saremmo aspettati che il presidente Antonio Decaro chiedesse, sua sponte, la parole e annunciasse lo stato della ricognizione dei conti e quale sarà la trattativa con il Ministero della Salute. Una volta tanto confrontandosi con l’aula perché al di là del colore politico il commissariamento travolge, nel vero senso della parola, tutti i pugliesi”.

Ma di tutto questo ieri non si è parlato in Aula, e nemmeno nei corridoi di Via Gentile.

“Invece, la maggioranza si è addirittura risentita quando abbiamo chiesto la parola sull’argomento, perché il tentativo è quello di nascondere la polvere sotto il tappeto. Da giorni, infatti, sentiamo la solita tiritera: Decaro, ma chiaramente anche l’attuale assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, non c’entra nulla? Ma i pugliesi hanno il diritto di sapere chi ha provocato 369 milioni di debito. Abbiamo chiesto una Commissione ad hoc: come è stato accumulato questo disavanzo? Troppo semplice dire “beni e servizi”, ma quali sono? Vogliamo l’elenco e lo vogliamo a 360 gradi. Così come vogliamo avere una ricognizione precisa degli sprechi alla quale starebbe (e il condizionale è d’obbligo) lavorando una task force voluta proprio da Decaro.

“Del resto, a sollevare dubbi, senza timore di esporsi pubblicamente, è stato perfino l’ex assessore regionale alla Sanità nella giunta Vendola, Tommaso Fiore, medico scrupoloso ed esperto di politiche sanitarie, che chiede le stesse cose: perché la Giunta Decaro si dice ‘costretta’ a ricorrere all’aumento dell’IRPEF per coprire il buco nella sanità? Come mai, se fino a 7-8 anni fa il buco era trascurabile, anzi si era via via ridotto, nell’ultimo anno è letteralmente esploso? L’ex assessore Fiore ipotizza una mala gestio e chiede di individuare i responsabili, esattamente come noi facciamo da settimane. E non molleremo finché non avremo tutte le risposte.

“Non solo, ma c’è un altro assessore alla Sanità, Rocco Palese, scelto dall’ex presidente, Michele Emiliano, al quale fu affidato il compito di risanarla, l’obiettivo fu sfiorato. Nel 2023 infatti, sotto la gestione oculata dell’esponente di centrodestra, la Puglia è andata molto vicina alla chiusura del Piano di rientro sanitario, con un deficit ridotto a circa 39 milioni di euro. Ma, proprio quando i conti stavano tornando in ordine, Palese è stato silurato e la spesa sanitaria è andata completamente fuori controllo, fino ad arrivare al ‘rosso’ di quasi 370 milioni nel 2025. Sono tante le incognite e i presunti colpevoli, ma c’è una sola certezza: dalla prossima dichiarazione i pugliesi dovranno pagare l’IRPEF regionale più alta e servizi sanitari, sicuramente, più bassi.”

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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