HomeCronacaEco-mafia nel Tavoliere: 19 arresti per traffico illecito di rifiuti

Eco-mafia nel Tavoliere: 19 arresti per traffico illecito di rifiuti

Una gigantesca filiera illegale dello smaltimento rifiuti, capace di trasformare i campi e le cave della Puglia nel “ghetto dei veleni” del Centro-Sud Italia, è stata smantellata all’alba di oggi. I Carabinieri del NOE di Bari, sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari e con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, hanno dato esecuzione a 19 ordinanze cautelari.

L’operazione, che ha visto l’impiego dei Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente di Napoli e dei comandi provinciali competenti, mette la parola fine a un business criminale capace di fruttare ben 2,5 milioni di euro di profitti illeciti.

I dettagli dell’operazione e le misure cautelari

L’ordinanza, emessa dal GIP del Tribunale di Bari, colpisce duramente il cuore di un’organizzazione trasversale che univa imprenditori compiacenti e trasportatori. Il bilancio delle misure cautelari nel dettaglio prevede: 6 persone ristrette ai domiciliari; 7 persone sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; 6 interdizioni della durata di un anno dall’attività imprenditoriale.

Le province interessate dai provvedimenti e dalle perquisizioni toccano mezza Italia: Foggia, Salerno, Napoli, Benevento, Roma e Latina. Oltre alle misure personali, i militari hanno apposto i sigilli a 10 società (prevalentemente aziende produttrici di rifiuti), 60 automezzi pesanti, nonché a numerosi beni mobili e immobili riconducibili agli indagati.

La rotta dei veleni: dai termovalorizzatori alle campagne di Cerignola e San Severo

L’inchiesta, avviata nell’ottobre del 2023, ha permesso di ricostruire minuziosamente la “rotta dei veleni”. Migliaia di tonnellate di rifiuti speciali, provenienti da impianti di trattamento e recupero situati nelle aree di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno, venivano sistematicamente dirottate per evitare i costi del circuito di smaltimento legale.

I camion, carichi di rifiuti urbani indifferenziati, viaggiavano verso la Puglia settentrionale. Le mete finali erano cave in disuso, capannoni dismessi e persino aree agricole produttive, come uliveti e vigneti, situati nelle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani (BAT) e Bari, con propaggini anche nel napoletano e nel frusinate.

I punti caldi dello sversamento abusivo erano concentrati nelle campagne tra Cerignola, San Severo e Lucera, devastando i terreni dell’Alto e del Basso Tavoliere.

Discariche abusive e roghi tossici: un disastro ambientale

Il modus operandi scoperto dagli inquirenti non si limitava all’abbandono dei rifiuti. In diverse occasioni, per fare spazio a nuovi carichi e cancellare le tracce del traffico, i cumuli di spazzatura venivano dati alle fiamme.

I roghi tossici sprigionavano nubi dense e sostanze nocive nell’aria, rendendola irrespirabile per i residenti delle zone rurali limitrofe e provocando un danno ambientale ancora tutto da quantificare per i terreni agricoli della Capitanata, da sempre considerati il granaio d’Italia.

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Redazione
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