Nel 1999 la rivista Fortune e l’Associazione britannica dei rivenditori di giocattoli li hanno eletti “giocattolo del secolo”. Intere generazioni sono cresciute dando libero sfogo alla propria creatività. Per dar vita alle più disparate forme colorate. Stiamo parlando dei “mitici” Lego, con cui tutti, nessuno escluso, a livello planetario hanno giocato almeno una volta nella vita. Riconosciuti universalmente come il giocattolo più amato, più innovativo e creativo di tutti i tempi.
Marco Trevisan, classe 1966, giornalista freelance e scrittore, nel libro “Lego”, pubblicato da Diarkos, ripercorre la storia dei celeberrimi mattoncini colorati e degli infiniti mondi a cui hanno dato vita. A cominciare dall’etimologia della parola Lego che deriva dalla combinazione di due parole della lingua danese, ossia leg e godt che significano “gioca bene”. L’idea del “buon gioco”, del giocare in modo intelligente, creativo, costruttivo, è proprio il principio che sta alla base della fortuna dei famosi mattoncini.
L’idea di chiamare l’azienda Lego venne al suo fondatore, Ole Kirk Kristiansen, nel 1932, ossia qualche anno dopo che l’ex mastro carpentiere aveva iniziato a fabbricare giocattoli di legno. Dal 1949, anno in cui lanciò per la prima volta nel mercato i suoi famosi mattoncini di plastica a incastro, l’azienda danese ne ha prodotti e distribuiti nel mondo oltre mezzo trilione.
Per primi vennero i mattoncini in legno di betulla dipinti a mano, poi quelli in plastica colorata con cui intere generazioni hanno costruito i loro personali mondi. Senza dimenticare i parchi di divertimento (Legoland), i campionati mondiali di costruzioni, addirittura il film. I Lego, nonostante il trascorrere dei decenni, sono rimasti sempre se stessi, senza mai smarrire la propria identità e la propria inesauribile carica di creatività e di febbrile operosità. Trevisan prende per mano il lettore e lo porta alla scoperta degli infiniti mondi che hanno colorato le vite di tanti. Mattoncino dopo mattoncino.



















