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La vicenda dell’ex Ilva di Taranto torna a vivere un momento di profonda trasformazione. Due eventi concomitanti hanno impresso un’accelerazione al dossier siderurgico italiano: da un lato la pronunciata sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha imposto la sospensione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni; dall’altro, il vertice urgente promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), durante il quale il Governo e le istituzioni locali pugliesi si sono confrontati sulle immediate contromisure industriali e sociali da adottare.
La sentenza di Milano: stop all’area a caldo entro 90 giorni
Il quadro procedurale dello stabilimento ionico si è arricchito di un elemento vincolante espresso dalla Sezione Impresa della Corte d’Appello di Milano. I giudici hanno stabilito la sospensione dell’attività dell’area a caldo di Taranto entro tre mesi, legando l’eventuale ripresa produttiva a due precise prescrizioni inderogabili:
La rimozione integrale dell’amianto ancora presente nelle infrastrutture e nei cowper degli altoforni.
L’adozione di rigorosi interventi tecnici in grado di rientrare in modo certificato nei limiti di sicurezza per le emissioni di polveri sottili ($PM_{10}$ e $PM_{2.5}$).
Questo pronunciamento modifica significativamente il percorso gestionale della struttura, imponendo ai commissari straordinari e al gestore una profonda rivisitazione del cronoprogramma di risanamento ambientale ed ecologico.
Il vertice istituzionale al MIMIT: la posizione di Urso e Decaro
All’indomani della sentenza della Magistratura milanese, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato in videocollegamento un tavolo di confronto urgente con i rappresentanti del territorio pugliese: il Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, il Presidente della Provincia di Taranto e i Sindaci dei Comuni di Taranto e Statte.
La richiesta di un Piano Straordinario per il Territorio
Durante l’incontro, la delegazione degli enti locali guidata dal Governatore Decaro ha ribadito una forte preoccupazione per la tenuta socio-economica e occupazionale dell’area ionica. È stata formulata al Governo la richiesta esplicita di attuare un “Piano Straordinario per Taranto”, strutturato per:
Garantire la continuità reddituale e occupazionale della platea dei lavoratori diretti e dell’indotto.
Intensificare gli interventi di bonifica ambientale e di riqualificazione urbana del distretto industriale.
Impostare una riconversione economica diversificata, non più dipendente in maniera esclusiva dal ciclo siderurgico tradizionale.
Da parte sua, il Ministro Urso ha annunciato l’apertura immediata di un calendario di consultazioni fitte con le organizzazioni sindacali, i ministeri competenti (Ambiente e Lavoro) e gli investitori interessati al bando di vendita per il riassetto delle strutture aziendali.
Polo di laminazione e transizione ecologica: cosa significa per la fabbrica?
Lo stop programmatico dell’area a caldo impone una riflessione sulla riconfigurazione della catena del valore dell’acciaio tarantino. Se da un lato il blocco degli altoforni limita la produzione primaria ghisa-acciaio a carbone, dall’altro accende i riflettori sulla tenuta del polo di laminazione (area a freddo).
1. La continuità delle lavorazioni “a freddo”
La prosecuzione delle attività nei reparti di laminazione consente di non interrompere completamente l’uscita di prodotti finiti ad alto valore aggiunto (lamiere, coils, tubi), potendo alimentare gli impianti tramite la lavorazione di semilavorati (bramme) importati o provenienti da altri siti produttivi del gruppo.
2. L’accelerazione verso i Forni Elettrici e il Preridotto (DRI)
L’interruzione forzata dell’altoforno tradizionale accelera la necessità di realizzare la decarbonizzazione dell’impianto. Il modello del futuro punta alla sostituzione dei vecchi cicli integrati con:
Forni elettrici ad arco (EAF) di nuova generazione.
Impianti di preridotto di ferro (DRI) alimentati progressivamente a gas naturale e idrogeno verde.
Tale transizione permetterebbe di conciliare la tutela della salute della popolazione con le richieste di sostenibilità previste dalla normativa europea (CBAM e Green Deal).
Tutela dei lavoratori e prossimi passaggi industriali
La priorità sollevata sia dalle sigle sindacali sia dalle istituzioni territoriali è il mantenimento della stabilità lavorativa. Con la rimodulazione degli assetti produttivi, diventa centrale l’uso sinergico degli strumenti di sostegno al reddito:
Cassa integrazione straordinaria e percorsi di formazione per la riconversione industriale.
Impiego diretto delle maestranze nelle opere di bonifica e smantellamento dell’amianto, valorizzando le professionalità già presenti nel sito.
I prossimi giorni saranno determinanti per verificare la risposta dei candidati acquirenti nell’ambito del bando internazionale di cessione. Il Governo mira a selezionare partner capaci di finanziare il piano di decarbonizzazione e assicurare un rilancio industriale sostenibile e duraturo per la siderurgia italiana.











