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Nonostante i 13 anni trascorsi tra decreti, tavoli di crisi e incontri ministeriali, la vertenza dell’ex ILVA si ritrova ad affrontare criticità strutturali ancora irrisolte. Al termine del confronto svoltosi al Ministero tra le organizzazioni sindacali, i rappresentanti aziendali e i ministeri competenti, l’Ugl Taranto ha ribadito la necessità di un cambio di passo immediato, mettendo al centro del percorso industriale la sicurezza e i diritti della forza lavoro.
La posizione del sindacato trova fondamento anche nella decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la sospensione delle attività dell’area a caldo in assenza di una completa rimozione dell’amianto e della riduzione delle emissioni inquinanti.
Il commento di Alessandro Calabrese: “Scongiurare una bomba sociale”
A fare il punto sulla situazione è il segretario generale della Ugl Taranto, Alessandro Calabrese (nella foto), che insieme al segretario provinciale Ugl Metalmeccanici Alessandro Dipino e alla coordinatrice Ugl Chimici Concetta Di Ponzio, ha confermato la linea unitaria della sigla sindacale:
“Il provvedimento della Corte d’Appello non deve essere letto esclusivamente come una decisione giudiziaria nei confronti dell’azienda, ma come un forte richiamo alle istituzioni affinché venga finalmente posta al centro la salute dei lavoratori. Lavoro, salute e ambiente devono procedere insieme attraverso investimenti reali, bonifiche effettive e innovazione tecnologica.”
Il segretario ha evidenziato come l’assenza della politica al tavolo ministeriale rappresenti un elemento di forte criticità, auspicando che le istituzioni intervengano tempestivamente per evitare una grave crisi occupazionale e sociale.
Le richieste dell’Ugl: amianto, lavoro usurante ed esodo volontario
Il documento sindacale presentato dall’Ugl definisce alcune priorità operative e legislative ritenute indispensabili per la stabilità del bacino occupazionale dell’ex ILVA, dell’indotto e di ILVA in Amministrazione Straordinaria:
Riconoscimento dei lavori usuranti: Avvio dell’iter legislativo per inserire le mansioni svolte negli impianti tra quelle ad alto rischio, consentendo l’accesso anticipato al pensionamento per via dell’esposizione prolungata ad amianto, polveri, agenti chimici, temperature elevate e sostanze cancerogene.
Tutele per l’esposizione all’amianto: Attuazione della proposta di legge per verificare gli effetti dell’esposizione e garantire la copertura contributiva di tutti gli anni di lavoro a rischio.
Piano di bonifica e sicurezza: Avvio immediato di verifiche sanitarie, epidemiologiche e ambientali, unitamente a un piano straordinario di messa in sicurezza delle infrastrutture e trasformazione dell’area a caldo.
Incentivi volontari all’esodo: Strumenti di accompagnamento alla pensione che evitino forme di assistenzialismo e garantiscano al contempo continuità salariale e prospettive industriali.
Nodo risorse e futuro dello stabilimento
Dall’incontro con il Governo è emerso che non è ancora stato predisposto un nuovo bando di gara per la cessione del gruppo industriale, sebbene vi sia l’interesse di possibili acquirenti.
Parallelamente, la Ugl richiama l’attenzione sulle risorse attuali disponibili nelle casse di Acciaierie d’Italia in A.S., collegate all’ultimo prestito autorizzato dalla Commissione Europea: fondi che non potranno garantire a lungo la continuità operativa senza una visione di sviluppo e messa in sicurezza a lungo termine.
Per approfondimenti ufficiali, il comunicato integrativo e le posizioni della sigla sindacale sono consultabili tramite le comunicazioni dell’azienda e delle parti sociali.











