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Un’ombra di profonda incertezza pesa sul futuro del sistema di protezione sociale nel nostro Paese. In particolare, nei territori locali si registra una crescente preoccupazione economica e sociale che si riflette direttamente sulla percezione del domani. È quanto emerge chiaramente dalla nuova indagine condotta da Changes Unipol in collaborazione con Ipsos, focalizzata sulle opinioni dei cittadini di Bari riguardo all’evoluzione del sistema di welfare italiano.
Il dato più significativo evidenzia un marcato pessimismo intergenerazionale: il 57% dei baresi ritiene che le prossime generazioni avranno una qualità di vita peggiore rispetto a quella attuale.
Fragilità economica e crisi pensionistica: la percezione dei cittadini
Alla base di questo scetticismo vi è una diffusa sensazione di precarietà economica presente, che compromette la fiducia nel lungo periodo. Oltre la metà del campione (53%) è convinta che in futuro lo Stato non sarà più in grado di garantire le pensioni.
Tra i principali fattori additati come responsabili dell’instabilità del sistema previdenziale figurano:
Il debito pubblico elevato (indicato dal 40% degli intervistati);
La precarizzazione del lavoro e i bassi salari (39%);
Il lavoro nero e l’evasione contributiva (36%).
Il pessimismo sfocia nell’iniquità: appena il 7% dei baresi ritiene che il sistema pensionistico futuro saprà offrire un trattamento equo alle nuove generazioni.
Il nodo del ricambio generazionale sul lavoro
Per contrastare questo trend, la cittadinanza invoca a gran voce una svolta nel mercato del lavoro. L’80% sostiene che le aziende debbano favorire attivamente la crescita dei giovani e l’82% concorda sul fatto che chi è prossimo alla pensione debba lasciare spazio alle nuove leve. Tuttavia, resta più sfumata la fiducia sulla prontezza dei giovani: il 66% li ritiene realmente disposti a rimboccarsi le maniche per cogliere queste opportunità professionali.
Il freno alla natalità: l’impatto della precarietà sulle famiglie
La fragilità del mercato del lavoro non mina soltanto la stabilità previdenziale di domani, ma impatta direttamente sulle decisioni demografiche dell’oggi, alimentando il calo delle nascite.
Per il 56% dei baresi, le difficoltà economiche rappresentano il primo ostacolo alla scelta di avere figli, seguite da:
Precarietà contrattuale e lavorativa (43%);
Incertezza generale verso il futuro (32%).
Si genera così un circolo vizioso: la precarietà frena i progetti familiari nell’immediato e riduce il gettito contributivo indispensabile per finanziare le pensioni di domani.
Quali soluzioni per sostenere le famiglie?
Interrogati su cosa potrebbe incentivare la natalità, i cittadini individuano priorità concrete:
Stabilità contrattuale (determinante per l’85%);
Flessibilità nei tempi di lavoro (79%);
Servizi pubblici gratuiti come asili nido e mense scolastiche (79%);
Sostegni economici diretti e congedi parentali più lunghi ed equi (74% e 71%).
Sanità, scuola e assistenza: la mappa della fiducia nelle istituzioni
La percezione della tenuta dei servizi pubblici varia a seconda della prossimità percepita dai cittadini:
Servizio Sanitario Nazionale: il 46% teme che lo Stato non riuscirà a mantenerne la sostenibilità (a fronte di un 54% che conserva fiducia).
Sostegno alla famiglia (asili e assegni): il 41% dubita della continuità delle misure pubbliche.
Istruzione pubblica: rappresenta l’eccezione positiva. È l’unico comparto in cui la fiducia prevale nettamente (59%), a conferma del fatto che i servizi percepiti nel quotidiano godono di una reputazione più solida rispetto a quelli legati alla pianificazione di lungo termine.
La crisi silenziosa dei caregiver: l’impatto sul benessere familiare
Se le pensioni rappresentano l’incognita di domani, la gestione dell’assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti è una criticità già fortemente presente nelle case dei cittadini.
Dalla ricerca emerge che più di 4 baresi su 10 (44%) sono direttamente o indirettamente coinvolti nell’assistenza a un familiare fragili. Si tratta di una “crisi silenziosa” che grava sulle spalle delle famiglie, con ricadute pesanti su molteplici aspetti della vita privata e professionale.
Tra chi presta o ha prestato assistenza a un congiunto:
Il 76% dichiara conseguenze negative sulla salute psicofisica;
Il 77% ha visto soffrire le proprie relazioni sociali e il tempo libero;
Il 66% ha subito impatti negativi sulla propria carriera o situazione economica.
Per alleviare il carico sulle famiglie, la comunità richiede interventi pratici e strutturati. Al primo posto figura la domanda di un potenziamento dell’assistenza domiciliare pubblica (48%), seguita da contributi economici diretti (38%) e dal miglioramento dell’accessibilità e qualità delle strutture residenziali pubbliche (29%).











