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Festa di Sant’Oronzo 2026 a Lecce: la tradizione si fa inclusione e riscatto sociale

La Festa di Sant’Oronzo 2026 a Lecce si distingue quest’anno per un’iniziativa dal profondo valore umano e sociale. In occasione delle celebrazioni dedicate ai Santi Patroni Oronzo, Giusto e Fortunato, la solenne processione cittadina vedrà la partecipazione di alcuni detenuti della Casa Circondariale di Lecce, che affiancheranno gli storici custodi della tradizione nel trasporto a spalla dei simulacri.

Un gesto simbolico e concreto che trasforma uno dei momenti più identitari della cultura salentina in un’opportunità di rinascita, abbattimento dei pregiudizi e reinserimento nella comunità.

Un progetto corale tra istituzioni, fede e volontariato

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’assessore al Welfare e alle Politiche Sociali del Comune di Lecce, Andrea Guido, e Fra Paolo Quaranta, cappellano della Casa Circondariale. Il progetto ha trovato immediato accoglimento da parte della direttrice dell’istituto penitenziario, Maria Teresa Susca, ed è stato reso possibile grazie alla disponibilità dell’Associazione Volontari Portatori di Statue di Lecce, presieduta da Maurizio Conte.

Fondamentale per il perfezionamento dell’iter è stato il supporto della Magistratura di Sorveglianza e della Polizia Penitenziaria. Un contributo prezioso è giunto anche dal settore privato: i brand Petrelli Uomo di Martina Franca e GM Galleria Mazzini Concept Store di Lecce (con Luca Sarinelli) hanno fornito gli abiti per i detenuti partecipanti.

Oltre la devozione: il percorso di solidarietà di Lecce

Dopo la collaborazione dello scorso anno con il mondo del fitness locale, la Festa patronale compie un nuovo passo verso l’integrazione. Sotto le travi delle statue patronali non vi saranno distinzioni di estrazione o percorso di vita: tutti i portatori condivideranno il medesimo sforzo fisico, la stessa devozione e lo stesso spirito di servizio verso la città.

Le voci dei protagonisti

Andrea Guido – Assessore al Welfare di Lecce

«È bellissimo quando la tradizione riesce a diventare riscatto, speranza e accoglienza. Sotto quelle travi, spalla a spalla, ci saranno storie diverse ma lo stesso desiderio di sentirsi parte della nostra comunità. Portare in spalla i nostri Santi significa servire la città, ritrovare dignità ed essere accolti senza pregiudizi. La devozione non divide, ma unisce e può diventare occasione di rinascita.»

Maurizio Conte – Pres. Associazione Volontari Portatori di Statue

«Accogliere i detenuti della Casa Circondariale al nostro fianco è motivo di grande orgoglio. Custodire una tradizione significa anche trasmetterne i valori più profondi: fraternità, sostegno reciproco e amore per Lecce. Sarà un onore camminare e faticare insieme.»

Fra Paolo Quaranta – Cappellano della Casa Circondariale

«La festa patronale è il momento in cui tutta la comunità si ritrova. Consentire ai fratelli della Casa Circondariale di vivere da protagonisti questo atto di fede e servizio significa testimoniare che nessuno è escluso dall’abbraccio della misericordia e della città.»

Maria Teresa Susca – Direttrice Casa Circondariale di Lecce

«Abbiamo accolto con convinzione questo progetto perché crediamo nell’importanza di costruire ponti concreti tra l’istituto penitenziario e il territorio, favorendo percorsi di risocializzazione. La partecipazione dei detenuti a un momento così sentito rappresenta un importante segnale di inclusione.»

Un invito alla cittadinanza

L’Amministrazione comunale di Lecce invita tutta la cittadinanza e i visitatori a partecipare alla solenne processione per condividere un momento che unisce spiritualità, coesione sociale e rispetto della persona.

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Redazione
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