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Si preannuncia uno snodo cruciale per il futuro dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. Il 9 settembre la Corte d’Appello di Milano si pronuncerà sulle richieste di sospensiva presentate dai commissari straordinari di Ilva e Acciaierie d’Italia per fermare lo spegnimento dell’area a caldo.
La decisione dei giudici determinerà se dare seguito immediato al provvedimento di blocco degli impianti o se concedere un margine operativo in attesa di definire l’assetto industriale del sito.
La posizione della Regione Puglia: rotta sulla decarbonizzazione
In vista dell’udienza, la Regione Puglia ha depositato la propria costituzione in giudizio. La posizione dell’ente regionale mira a far sì che le valutazioni della magistratura tengano conto prioritariamente della tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini tarantini.
Attraverso i propri atti, la Regione ribadisce la necessità indifferibile di procedere verso una totale e rapida decarbonizzazione del ciclo produttivo. L’obiettivo espresso dal governo regionale è quello di promuovere la transizione verso tecnologie pulite (come i forni elettrici e l’uso del preridotto), contemperando la salvaguardia della salute pubblica con la stabilità occupazionale dei lavoratori diretti e dell’indotto.
Le Reazioni della Politica e delle Associazioni
L’atto di costituzione della Regione Puglia ha riacceso il dibattito politico e sociale, sollevando critiche sia dal fronte politico sia da quello civico.
1. Fratelli d’Italia: “Regione contraddittoria, a rischio i posti di lavoro”
Durissima la presa di posizione di Fratelli d’Italia con il senatore Matteo Gelmetti, che accusa la Giunta regionale di incoerenza:
“Sull’ex Ilva la posizione della Regione Puglia è sempre più contraddittoria. Dopo essersi già costituita nel procedimento per la chiusura dell’area a caldo, oggi sceglie di farlo anche contro i ricorsi dei commissari straordinari davanti alla Corte d’Appello di Milano, confermando così in maniera inequivocabile la propria linea.
Nell’atto la Regione richiama persino il diritto al lavoro, ignorando però un dato evidente: un’eventuale chiusura dell’area a caldo avrà conseguenze pesantissime per i lavoratori dell’ex Ilva, per l’indotto e per l’intero sistema produttivo di Taranto. Non si può affermare di voler tutelare il lavoro e poi sostenere una linea che mette in discussione migliaia di posti di lavoro. Su una vicenda così delicata servono responsabilità e coerenza, non contraddizioni: qualità che, con questa decisione, il presidente Decaro e la Regione Puglia dimostrano di non avere”.
2. Associazione Genitori Tarantini: “Atteggiamento da Ponzio Pilato”
Sul fronte opposto, un attacco frontale alla condotta dell’ente regionale arriva dall’associazione Genitori Tarantini, che sollecita una presenza attiva e combattiva dei legali regionali in aula:
LE MANI NELL’ACQUA. DECARO COME PONZIO PILATO?
Una mezza paginetta! A questo si riduce l’intervento della Regione Puglia in vista dell’udienza del prossimo 9 settembre davanti alla Corte di Appello di Milano.
Poche righe per rimettersi alle valutazioni della Corte, anziché opporsi vigorosamente con noi alla sospensione della sospensione cautelare. Il riferimento alla decarbonizzazione nulla c’entra in questa fase dove la Corte può decidere solo se sospendere o meno il proprio provvedimento sospensivo del 27 luglio.
Rispetto all’atto di intervento ad adiuvandum, che sposava in toto le richieste degli undici ricorrenti dell’associazione Genitori tarantini, sembra una giravolta inspiegabile, oppure un comportamento alla Ponzio Pilato.
Decaro potrà anche lavarsi le mani, ma deve sapere che l’acqua in cui le sciacquerà non è pura, pensando alle decine di migliaia di cittadini e lavoratori stroncati o danneggiati dalle emissioni tossiche.
Non basta rimettersi alla Corte, occorre cercare di influenzarne a favore del popolo tarantino la valutazione ed è per questo che chiediamo a Decaro di mandare ancora i propri legali, come nella precedente udienza, a difendere le nostre ragioni.











