HomeEconomia & SviluppoSupermercati, la Puglia che investe mentre il carrello resta leggero

Supermercati, la Puglia che investe mentre il carrello resta leggero

Megamark e Maiora hanno messo sul tavolo oltre duecento milioni tra nuove aperture, ristrutturazioni e assunzioni, in una regione dove la spesa media delle famiglie è la più bassa d'Italia. Dietro ogni banco c'è una filiera di fornitori che quasi mai finisce nei comunicati. Ne abbiamo parlato con Michele Guadagno, alla guida di Guadagnopack, azienda di packaging alimentare.

C’è un dato che stona: in Puglia il cibo si mangia una fetta di bilancio familiare che al Nord non si vede: il 22,8% di tutto quello che una famiglia spende in un mese, contro il 17,4% del Nord-est. Solo che quel mese, secondo l’ultima rilevazione Istat, vale 1.999 euro di consumi complessivi, il valore più basso d’Italia a fronte di una media nazionale di 2.755. Alta la percentuale, bassa la cifra su cui si calcola. Nel 2025, poi, la regione si è ritrovata con l’inflazione più alta del Paese. Eppure i due gruppi della grande distribuzione che hanno sede qui stanno investendo come non accadeva da tempo.

Duecento milioni tra Trani e Corato

Il Gruppo Megamark, con base a Trani e socio della centrale Selex dal 1996, ha varato un piano industriale da 180 milioni per il biennio 2025-2026, sostenuto da 45 milioni di risorse proprie e da un finanziamento bancario di 135 milioni. Sulla sola Puglia sono previsti 128 milioni per dieci nuove aperture, undici negozi rinnovati e un impianto fotovoltaico destinato all’autoconsumo. A fine piano i collaboratori diretti in più saranno circa 1.200, di cui tra 800 e mille assunti in regione. Il gruppo, che opera con le insegne A&O, Dok, Famila, Sole365 e Ottimo, ha chiuso il 2025 con circa 3,6 miliardi di fatturato alle casse e in Puglia detiene una quota di mercato del 22% secondo le rilevazioni Nielsen GNLC.

A settanta chilometri di distanza, a Corato, c’è Maiora, concessionaria del marchio Despar per il Centro-Sud. Parliamo di 580 punti vendita distribuiti su sette regioni, quattordici cash and carry a insegna Altasfera e più di 2.900 persone impiegate. Il bilancio 2024 ha chiuso con ricavi in crescita dell’8,6%, seguito da oltre 40 milioni di investimenti programmati per l’anno successivo e circa 400 assunzioni. Nel 2026 sono arrivati il Despar Express all’aeroporto di Bari e un nuovo Interspar a Barletta, quest’ultimo ricavato dalla riqualificazione di un’area storica del tessuto produttivo cittadino.

Dietro i tagli del nastro c’è però una coda lunga, che riguarda chi quei negozi li rifornisce. «Un’apertura è un cantiere che dura qualche mese, un reparto freschi invece va rifornito ogni settimana per gli anni successivi», osserva Michele Guadagno, alla guida di Guadagnopack.com, azienda campana specializzata in packaging alimentare per la grande distribuzione organizzata insieme ad Angelo Raffaele Guadagno. «Quando un gruppo apre dieci punti vendita in un anno, chi fornisce deve garantire gli stessi articoli ovunque e negli stessi tempi, altrimenti il banco si ferma».

Perché si investe se i consumi non corrono

Le cifre raccontano una regione prudente al supermercato. Banca d’Italia, nel rapporto annuale sull’economia pugliese, parla di consumi che crescono poco e di un tasso di occupazione ancora sotto la media nazionale, con le famiglie numerose e quelle con figli minori nella parte più esposta.

La spiegazione, però, sta nel modo in cui si spende. Con meno uscite al ristorante, una parte dei pasti è rientrata dentro casa, e a beneficiarne sono stati i reparti freschi e i banchi serviti, che nel 2025 hanno trainato la crescita della distribuzione moderna. È il terreno dove un supermercato di prossimità può ancora difendersi dal discount, tanto che i format più recenti moltiplicano gastronomia, panificazione interna e ortofrutta già pronta.

Uno spostamento che si sente anche a monte. «Nei reparti serviti il prodotto viene confezionato davanti al cliente, e questo cambia le richieste che ci arrivano», spiega Guadagno. «Formati più piccoli, materiali che restano trasparenti sul banco, etichette che devono essere leggibili subito. Dieci anni fa il grosso della domanda erano imballaggi da magazzino».

L’indotto che non compare nei comunicati

Ogni apertura muove imprese edili, impiantisti del freddo e società di logistica. Finita l’inaugurazione, però, resta la parte meno visibile e più continua: la fornitura settimanale che tiene in piedi i reparti. Un banco gastronomia consuma vaschette, film, buste per il sottovuoto, rotoli per la pesatura ed etichette in quantità che una piccola bottega non vede in un trimestre, e con vincoli di formato e tracciabilità molto più stretti. Attorno a questo bisogno si sono specializzate aziende che ragionano per canale invece che per prodotto, con forniture pensate una per la GDO e una per il negozio di quartiere.

«È un lavoro che si vede poco, però è quello che permette a una macelleria di quartiere e a un superstore di lavorare con lo stesso standard», chiude Guadagno.

I piani annunciati si chiudono entro il 2026. Il conto vero si farà allora, guardando quante delle assunzioni promesse saranno diventate contratti stabili e quanto della spesa per forniture sarà rimasta dentro i confini regionali.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Redazione
Redazione
#raccontiamolapuglia. Quotidiano online indipendente di carattere generalista con un occhio particolare alle tante eccellenze della nostra regione.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img