Il dibattito sulla crisi del sistema sanitario in Puglia, con un buco che si allarga di giorno in giorno e con i cittadini pugliesi che si sono visti aumentare le addizionali Irpef, si arricchisce di un nuovo capitolo. A riaccendere il confronto sono state le recenti dichiarazioni del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha definito non esaustiva l’ulteriore quota di 400 milioni di euro destinata dall’esecutivo nazionale alla sanità regionale per l’anno in corso. La presa di posizione del governatore ha provocato l’immediata reazione del centrodestra, aprendo una spaccatura sulla gestione dei conti pubblici e sulla copertura dei servizi essenziali per i cittadini.
Dove si è creato il buco e come si cerca di uscirne
La crisi economica della sanità pugliese si inserisce in un quadro finanziario complesso, segnato da un consistente disavanzo accumulato dal sistema sanitario pugliese. I bilanci consuntivi relativi all’esercizio precedente hanno infatti evidenziato un deficit strutturale pari a circa 349 milioni di euro, generato in prevalenza dall’incremento dei costi del personale dipendente, dalla spesa per i presidi farmaceutici, dal rialzo dei costi energetici nelle strutture ospedaliere e dal ricorso ai servizi in convenzione. Per evitare il commissariamento e coprire la voragine contabile, l’amministrazione regionale è dovuta ricorrere a una manovra straordinaria di rientro basata sul ritocco al rialzo delle aliquote dell’addizionale regionale Irpef per i redditi medio-alti.
Sul piano dei trasferimenti statali, le risorse assegnate al Fondo Sanitario Nazionale per la Puglia hanno registrato una crescita progressiva, raggiungendo una dotazione complessiva che sfiora gli 8,8 miliardi di euro, cifra destinata a superare la soglia dei 9 miliardi di euro complessivi grazie all’integrazione dei 400 milioni aggiuntivi. Nonostante questo incremento teorico delle disponibilità finanziarie, la Regione si trova ancora inserita nei meccanismi di affiancamento e monitoraggio legati al piano di rientro dal disavanzo, con l’obbligo di rendicontare il raggiungimento degli obiettivi di bilancio e il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza.
Le reazioni di Davide Bellomo
Le valutazioni del governatore Decaro sull’inadeguatezza dello stanziamento centrale hanno suscitato la dura reazione del deputato Davide Bellomo, capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia alla Camera. Il parlamentare pugliese ha criticato il giudizio espresso dalla presidenza regionale, sottolineando come l’apporto finanziario concesso dal Governo rappresenti un impegno economico di rilievo per le casse statali. Secondo Bellomo, le difficoltà di bilancio non sarebbero da imputare a una carenza di trasferimenti da Roma, bensì a criticità gestionali e a inefficienze interne stratificatesi negli anni della governance di centrosinistra.
Nel suo intervento, Bellomo ha sollecitato il presidente della Regione a presentare un rendiconto dettagliato delle spese correnti e dei risparmi conseguiti attraverso gli strumenti di controllo interno. L’esponente azzurro ha contestato la scelta di ricorrere alla leva fiscale aumentando le tasse ai contribuenti pugliesi a fronte di risorse statali in crescita, chiedendo la definizione di un piano d’azione trasparente per il contenimento dei costi strutturali e la pubblicazione delle stime di chiusura di bilancio per l’esercizio 2026.












