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La giornata di oggi segna un momento di altissima tensione e una mobilitazione senza precedenti per la vertenza dell’ex Ilva. Con lo sciopero nazionale di 24 ore proclamato da Fim, Fiom e Uilm, le lavoratrici e i lavoratori di tutti gli stabilimenti del gruppo si sono fermati per protestare contro la mancanza di risposte concrete da parte del Governo. Da Taranto a Genova, passando per Novi Ligure e Racconigi, le tute blu sono scese in piazza e per le strade, dando vita a cortei, assemblee permanenti e blocchi stradali per denunciare il fallimento delle trattative istituzionali e rivendicare il futuro della siderurgia italiana.
La protesta nei siti produttivi e la voce dei rappresentanti sindacali
Dal palco allestito nei pressi dello stabilimento pugliese, il segretario generale della Fiom-Cgil di Taranto, Francesco Brigati, ha sottolineato la portata storica della protesta, evidenziando come per la prima volta i lavoratori dell’ex Ilva, da Taranto a Genova, Novi Ligure e Racconigi, siano scesi contemporaneamente in strada per rivendicare con forza un futuro radicalmente diverso. Le piazze di Taranto e Genova sono state teatro di forti momenti di protesta, con blocchi della circolazione e presidi che testimoniano la determinazione di migliaia di dipendenti diretti e dell’indotto. Al centro della contestazione vi è la gestione governativa della crisi, ridotta a una mera discussione sugli ammortizzatori sociali e priva di un vero piano industriale pubblico orientato alla salvaguardia degli impianti e alla decarbonizzazione.
La compattezza delle tute blu e la fermezza della mobilitazione
Nel corso della giornata di lotta, i lavoratori hanno ribadito con forza che la mobilitazione non si fermerà alle 24 ore di sciopero qualora l’Esecutivo non dovesse cambiare rotta. La partecipazione massiccia e corale registrata in tutti i poli siderurgici nazionali dimostra la volontà ferma del comparto di non subire passivamente decisioni calate dall’alto, esigendo un cambio di passo immediato che rimetta al centro la dignità del lavoro, la sicurezza degli impianti e la tutela della salute pubblica.
La posizione della USB: “Il governo non può più limitarsi a gestire l’emergenza”
Sulla stessa linea di fermezza si inserisce l’intervento dell’Unione Sindacale di Base (USB), che definisce la giornata di sciopero un passaggio cruciale di una crisi arrivata ormai a un punto di rottura definitivo. La USB ribadisce che la mobilitazione è destinata a intensificarsi in assenza di risposte immediate, rifiutando di assistere passivamente allo spegnimento degli impianti e allo smantellamento del settore. Il sindacato chiede la riapertura urgente del confronto a Palazzo Chigi per introdurre strumenti straordinari di tutela — tra cui un reddito di transizione che garantisca piena copertura salariale e contributiva, il riconoscimento dei lavori usuranti e dell’esposizione all’amianto, e percorsi di pensionamento anticipato estesi anche all’appalto e all’indotto.
La USB sottolinea inoltre che nessuna misura sociale può sostituire una prospettiva industriale seria: dopo anni di fallimenti, lo Stato deve assumersi la responsabilità diretta nazionalizzando l’intero complesso siderurgico, vincolando le risorse pubbliche alla produzione pulita e alle bonifiche, anziché destinarle al riarmo. La mobilitazione permanente proseguirà senza sosta fino a quando l’Esecutivo non chiarirà se l’Italia intende continuare a produrre acciaio, difendendo lavoro e dignità dei territori.












