Il bilancio nazionale delle morti sul lavoro in Italia torna a registrare un incremento nei primi otto mesi del 2026, attestandosi a quota 701 decessi, con un aumento del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’analisi elaborata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega evidenzia un totale di 504 vittime in occasione di lavoro e 197 in itinere, affiancate da un incremento del 5,4% delle denunce di infortunio complessive, che raggiungono quota 404.809. La situazione resta particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove Calabria, Sicilia e Campania si collocano stabilmente in “zona rossa” a causa di un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale.
La situazione in Puglia: inquadramento in zona arancione e dati provinciali

All’interno di questo quadro nazionale, la Puglia si colloca in “zona arancione” — fascia che raggruppa le regioni con un indice di incidenza compreso tra il valore medio nazionale e il 125% — registrando 31 decessi in occasione di lavoro nei primi otto mesi del 2026. Il dato regionale inserisce la Puglia tra i territori che richiedono una sorveglianza e interventi mirati di prevenzione, analogamente ad altre realtà del Centro-Nord come Liguria, Veneto, Toscana, Piemonte, Trentino-Alto Adige e Umbria. L’incremento generale degli infortuni e delle morti sul lavoro richiama l’urgenza di rafforzare i controlli sui luoghi di lavoro e di promuovere una formazione realmente efficace, con particolare attenzione alle categorie professionali più esposte e ai settori a maggiore rischio come le costruzioni, la manifattura e la logistica.
L’identikit delle categorie più colpite a livello nazionale
L’indagine dell’Osservatorio delinea inoltre le fasce demografiche e i contesti lavorativi più vulnerabili:
Fascia d’età: L’incidenza di mortalità più elevata si registra tra i lavoratori ultrasessantacinquenni (68,1 decessi per milione di occupati), seguiti dalla fascia 55-64 anni (che registra il numero assoluto più alto di vittime in occasione di lavoro, pari a 177) e dai giovani tra i 15 e i 24 anni.
Lavoratori stranieri: Le vittime straniere salgono a 189 unità, segnando un incremento del 27,7% rispetto al 2025; il loro rischio di mortalità sul lavoro risulta essere oltre tre volte superiore rispetto a quello dei lavoratori italiani (53 contro 17 morti per milione di occupati).
Genere: Si registra un incremento dell’8,6% dei decessi femminili (63 vittime totali, di cui 35 in occasione di lavoro), mentre le denunce totali di infortunio confermano una maggiore incidenza generale tra la popolazione maschile.












