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Una grave emergenza legata alla carenza di carburante sta paralizzando la Puglia e diverse aree del Sud Italia, tra cui la Calabria e la Basilicata. Centinaia di distributori di benzina e gasolio sono costretti a esporre cartelli con la scritta “esaurito“, mentre nelle poche stazioni di servizio ancora operative si registrano file chilometriche e attese prolungate anche durante le ore notturne. La crisi della mobilità sta generando pesanti disagi non solo agli automobilisti privati, ma anche alla filiera logistica, ai trasporti pubblici locali e alla distribuzione alimentare, alimentando il timore di ripercussioni dirette sui rifornimenti dei supermercati.
Le cause: il blocco della raffineria Eni di Taranto e la miscela delle proteste
Alla base della paralisi vi è una combinazione esplosiva di fattori economici e sociali che sta strangolando il territorio meridionale. Il nodo centrale risiede nei blocchi e nei picchetti organizzati dai lavoratori dell’ex Ilva e del comparto industriale davanti agli ingressi della raffineria Eni di Taranto, un presidio fondamentale che ha impedito il regolare transito delle autocisterne e la distribuzione dei prodotti petroliferi.
A questo si sommano le mobilitazioni prolungate di autotrasportatori e agricoltori — scesi in piazza nei giorni scorsi con clamorosi blocchi stradali, come quello sull’autostrada A14 e sulla Statale 16 all’altezza del casello di Poggio Imperiale nel Foggiano — per protestare contro il carovita, il caro-carburanti e la crisi strutturale delle filiere produttive. I picchetti stradali e il blocco dei flussi di cisterna hanno interrotto la catena logistica primaria, svuotando rapidamente i serbatoi delle pompe locali e costringendo le autorità a monitorare con preoccupazione l’impatto sui servizi essenziali e sui trasporti strategici della regione.
Autostrasportatori sul piede di guerra
“Stiamo vivendo una situazione di caos e di emergenza, addirittura superiore a quella dei tempi del Covid. Allora tutto era gestito dalla politica nazionale, a differenza di oggi”. È un allarme forte quello lanciato da Alfonso Masselli, responsabile delle relazioni esterne del Gruppo Stilmarmo, che interviene sulle conseguenze delle legittime agitazioni degli autotrasportatori e degli agricoltori in Capitanata, a causa del “caro carburante”, denunciando una situazione che rischia di mettere in seria difficoltà le attività produttive e la vita quotidiana dei cittadini.
Incontro tra imprenditori del settore lapideo e sindacati
Le preoccupazioni sono state al centro dell’incontro svoltosi nel pomeriggio di ieri presso la sede legale del Gruppo Stilmarmo, ad Apricena, dove si sono confrontati rappresentanti delle aziende del comparto lapideo e delle organizzazioni sindacali per valutare gli effetti del blocco dei trasporti sulla filiera della pietra.
Masselli, promotore della richiesta di confronto con le sigle sindacali, descrive un quadro che considera sempre più allarmante, con difficoltà nell’approvvigionamento del carburante, merci ferme e crescenti ostacoli alla continuità delle attività aziendali.
«Siamo senza gasolio e impossibilitati a far partire la merce», aveva denunciato, richiamando l’attenzione sulle conseguenze dei blocchi stradali e autostradali. Una condizione che, secondo il responsabile delle relazioni esterne di Stilmarmo, rischia di aggravarsi ulteriormente se non arriveranno risposte concrete.












