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L’ondata di proteste promossa dagli autotrasportatori nel Mezzogiorno d’Italia contro i rincari del carburante sfocia in un’emergenza logistica che tocca direttamente il trasporto aereo. Le difficoltà nel trasporto su gomma delle autocisterne — aggravate anche dai blocchi e dai disservizi legati alla filiera della raffinazione a Taranto — hanno generato una contrazione nelle scorte di cherosene nei depositi dei due Aeroporti “Karol Wojtyla” di Bari e del “Papola Casale” di Brindisi.
La situazione ha spinto l’ENAV ad emettere appositi Notam (Notice to Airmen), avvisi ufficiali di navigazione che segnalano la ridotta o del tutto assente disponibilità di carburante aviatorio Jet A-1.
Bari e Brindisi: la mappa delle criticità nei due scali pugliesi
La portata del disservizio presenta sfumature differenti tra i due principali scali gestiti da Aeroporti di Puglia.
Aeroporto di Bari: La condizione operativa appare più complessa. Le società di rifornimento operanti sul piazzale (tra cui Wfs e Air BP) hanno segnalato un drastico calo dell’approvvigionamento a causa del mancato arrivo delle autobotti di linea dai depositi primari. Per evitare lo stallo delle operazioni sul piazzale, le vettori aerei clienti sono stati formalmente sollecitati a ricorrere al cosiddetto tankering: i piloti devono imbarcare extra-carburante negli scali di provenienza in quantità sufficiente da coprire la rotta di andata e il successivo volo di rientro, azzerando le operazioni di rifornimento a Bari.
Aeroporto di Brindisi: La società erogatrice Carboil sta garantendo l’erogazione esclusivamente per i volumi di carburante contrattualizzati e strettamente programmati, comunicando l’impossibilità assoluta di effettuare rabbocchi supplementari o non pianificati per eventuali tratte fuori orario.
Impatti operativi: rischio ritardi e riassetti per i passeggeri
Sebbene la rete di Aeroporti di Puglia stia operando per mantenere la regolarità delle piste senza giungere per il momento a cancellazioni immediate, la procedura del tankering impone limiti stringenti all’operatività delle compagnie aeree. I velivoli che atterrano con pesi di imbarco maggiorati dal cherosene accumulano rigidità nelle fasi di decelerazione e possono subire limitazioni sul numero dei bagagli da stivare o sulla vendita dei posti a bordo per rispettare i parametri massimi al decollo.
Inoltre, il protrarsi dei presidi stradali rischia di innescare ritardi a catena sull’intera rotazione dei voli nel Mezzogiorno, dal momento che analoghi Notam di emergenza per il Jet A-1 sono stati diramati anche per gli scali di Crotone, Reggio Calabria, Napoli e Catania.
Il nodo politico e i tavoli d’emergenza
La paralisi della catena logistica dell’energia ha acceso il campanello d’allarme tra le associazioni d’impresa della Puglia e della Campania, che chiedono risposte immediate al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Governo nazionale per lo sblocco dei presidi e per garantire i rifornimenti ai servizi pubblici essenziali e alle infrastrutture strategiche del Paese.












