I giochi in Italia rappresentano una vera e propria industria con un fatturato importante ed entrate delle quali l’erario non potrebbe fare a meno. Anche in un momento di congiuntura internazionale particolare, che si protrae ormai da diversi anni, gli italiani non rinunciano a giocare. Nel 2016, la spesa pro capite annua degli italiani nel gioco, è stata di 339,40 euro, ossia poco meno di un euro al giorno. Il dato ufficiale, che cozza sostanzialmente con alcune inchieste giornalistiche che parlavano addirittura di una spesa annua pro capite di 1.600 euro, è stato fornito qualche mese fa, dai Monopoli di Stato in occasione della presentazione del Piano Regionale 2017 a contrasto del GAP. Le regioni in cui si spende di più per il gioco sono rispettivamente Lombardia (420,67 euro), Abruzzo (419,25 euro) ed Emilia-Romagna (393,08 euro). In coda, la Calabria con una spesa pro capite per il gioco di 186,74 euro.
Insomma, il settore dei giochi rappresenta una costante positiva nell’economia italiana, nonostante i “filtri” imposti dalle ultime normative. Per farsi meglio un’idea dell’evoluzione di questo comparto, si possono prendere in analisi i trend relativi alla spesa degli italiani nel periodo compreso tra il 2008 e il 2015. Tra il 2008 e il 2011, emerge dalle statistiche, la spesa relativa ai giochi da parte degli italiani ha raggiunto quota 3 miliardi, con una crescita esponenziale, mentre tra il 2012 e il 2014 vi è stato un piccolo ridimensionamento, prima della ripresa arrivata poi nel 2015.
Come cambia il quadro dei giochi in Italia
Addentrandosi nello specifico delle statistiche, emerge che i giocatori si siano sostanzialmente evoluti, lasciando magari giochi tradizionali per avventurarsi in altri ambiti. È il caso, ad esempio, dell’ippica, che nel 2008 poteva “vantare” una spesa da parte degli italiani di ben 704 milioni, diventati invece 181 nel 2015, con un calo del 74%. In calo anche i giochi sportivi, che scendono da una spesa di 946 a 785 milioni di euro, ovvero il -17%. Non se la passa male il Lotto, che comunque registra un calo dal 2008 al 2015, passando da una spesa di 2.502 a 2.283 milioni di euro, segnando un calo dell’8,7%.
Crollo per i giochi numerici a totalizzatore, la cui spesa scenda dai 1.549 milioni del 2008 ai 676 milioni del 2015, un calo del 56,3%. Perdono anche i gratta e vinci (da 3.037 a 2.460 milioni di euro, con un -19%) e il bingo che ha perso il 68% passando da 1.478 a 474 milioni di euro. Questi cali sono in parte spiegabili con l’ascesa degli apparecchi da intrattenimento, le cosiddette “macchinette” che sono passate nel giro di otto anni da una spesa di 5,3 a circa 6,7 miliardi di euro, con un’impennata del 78%. In conclusione, le slot machine e le vlt hanno compensato le perdite degli altri settori consentendo al settore giochi di proseguire con numeri positivi.
La riforma dei giochi e i tagli alle macchinette
Ora, però, ci si attende un calo della spesa e una conseguente diminuzione degli introiti per l’erario, visto il taglio stabilito dalle nuove normative e che si concluderà entro aprile del 2018 con la rottamazione di qualcosa come 142.000 macchinette con vincite in denaro, mentre in tre anni sarà dimezzato il numero dei punti vendita di gioco pubblico.











