Fine della campagna elettorale: meno male!

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Tra qualche ora calerà il silenzio. Basta promesse, attacchi, negazioni di eventuali inciuci, scherni. Basta facce sorridenti in tv, paroloni, cifre, inviti a turarsi il naso. Basta strette di mano e abbracci che puzzano lontano un chilometro di incombente tragedia Shakesperiana, coalizioni incollate con lo sputo, deliri di onnipotenza.

Insomma, basta cazzate. Perchè mai come in questa campagna elettorale abbiamo assistito ad una presa per i fondelli al popolo così epica.

E non è politica, badate bene, non è la sottile arte del convincere la massa a farsi votare per poter dominare, non governare. No, questa volta il massimo comun denominatore per tutti gli schieramenti è stata l’assoluta convinzione che, da lunedì mattina, non sarà cambiato nulla. Complici i sondaggi, naturalmente, e lo sbandieramento che ne è stato fatto con una totale mancanza di pathos che quasi quasi si sente la mancanza del referendum dicembrino e delle sue catastrofiche conseguenze per il guappo fiorentino che lo aveva strombazzato.

Se poi le cose non andranno così come previsto (d’altronde, le bandierine di Emilio Fede e la comica figuraccia di Masìa in ipersudorazione docet), forse il popolo italiano votante avrà finalmente trovato una quadra, mandando al diavolo le varie frammentazioni partitiche studiate ad hoc per garantire l’ingovernabilità. Del resto, una legge elettorale come quella vigente non poteva che essere varata che da una massa di psicopatici o da un gruppo di burocrati che hanno fatto bene i (torna)conti.

L’unica certezza è che questa volta non hanno toccato solo il fondo ma si sono messi addirittura a scavare. Fregandosene allegramente dell’intelligenza supposta degli italiani.

Vedere insieme Berlusconi, Salvini e Meloni poteva avere un senso una ventina di anni fa, oggi è solo la raffigurazione di un ottuagenario egocentrico incandidabile che cerca di riportare in auge la sua creatura con la spinta di un giovane bramoso di una poltrona per coronare la propria carriera politica e di una donna che dovrebbe e potrebbe prenderli a testate entrambi per quanto è coerente e per quanto ha il polso reale della situazione. Perchè per quanto si possa essere in disaccordo con un orientamento politico, l’intelligenza sta tutta nel riconoscere la bravura e la caparbietà ma, soprattutto, il non essere un voltagabbana anche se si è destinati al sacrificio e al non raggiungere per certo il grado più alto della competizione. Se poi qualcuno ancora pensa che un patto Berlusconi-Salvini sia una cosa seria, farebbe meglio a pensare che entrambi si stanno scornando a distanza su chi otterrà più voti. Per non parlare della buffonata del rivelare il nome de premier a tre giorni dal voto, quel Tajani europeista tanto inviso a Salvini… Serve altro dal fronte occidentale?

Dall’altra parte stanno messi pure peggio, se possibile.

Renzi e la sua gelida manina che scrisse il trafiletto per la depenalizzazione del reato per evasione sotto il 3% (il Nazareno ne ha scoperchiati sepolcri, non solo a Pasqua), Renzi che si fa infilare una mano nel deretano come una marionetta da industriali e banchieri, Renzi che vive in funzione del salvare Maria Elena Boschi disonorata con onore da Banca Etruria, non molla l’osso. Se vince la coalizione del PD non eslcude la sua ascesa a Palazzo Chigi, partita che dovrò giocare con camomilla Gentiloni, uno che sa allisciarti e prenderti l’anima profumando l’ambiente di zolfo e spernacchianti decanti dell’operato del governo. Nel frattempo, ebro di spacconeria gira per le TV come se fosse davvero lui l’uomo di punta. Una volta eravamo abituati a sentir parlare in campagna elettorale il candidato Premier, oggi si manda a sproloquiare quello più fotogenico o famoso. Emma Bonino, dal canto suo, si schiera apertamente col guappo e propone la reintroduzione dell’IMU e il permesso di soggiorno per tutti gli immigrati. Roba da non arrivare nemmeno all’1% ma non si può pretendere altro da una che è sulla sedia da otto legislature in parlamento e tre in Europa. L’età avanza e Pannella manca sempre di più.

Agli estremi Grasso e Boldrini contro Fiore e la destra nazionalista, che neanche lontanamente ricordano la classe e l’intelligenza di due signori che erano talmente opposti che avrebbero potuto forse ammazzarsi ma mai sputarsi in faccia, ovvero Berlinguer e Almirante. Per contorno gente che si crepa di mazzate mentre appende manifesti, manifestazioni contro manifestazioni che puntualmente diventano terreno fertile per anarchici debosciati e strumentalizzazione delle notizie di cronaca, ora per un immigrato assassino, ora per un casapoundista pistolero.

Alla fine arriva Gigino Di Maio, uno che oramai non sbaglia più un congiuntivo (di certo non si è fatto aiutare dalla Fedeli) e che gira in giacca e cravatta come il nuovo che avanza(va). Si sta preparando seriamente il ruolo di premier, il buon Gigino, anche se sa benissimo che ha le stesse possibilità di diventarlo quante ne ha un tacchino di non finire a tavola durante il giorno del ringraziamento. Non per colpa sua, perchè il ragazzo ce la sta mettendo tutta, ma questa legge elettorale l’hanno messa su apposta per fermarlo sulla linea dello start. La vecchia guardia si diverte a paracularlo perchè è giovane, non ha esperienza politica, ha lavorato come steward allo stadio e ha osato presentare in anticipo al popolo e al Presidente Mattarella la sua lista di ministri. Anatema per chi ha paura di perdere. Che il Movimento 5 Stelle abbia abbandonato il “vaffa” è cosa buona giusta, che abbia reali capacità governative… chissà. Certo che anche l’attacco per lo “scandalo” dei rimborsi non corrisposti dai propri parlamentari ha un qualcosa di ridicolo, dato che a dirla tutta quei soggetti hanno fregato i loro stessi soldi. Ma, come detto prima, siamo alla psicopatia elettorale pura.

Poi ci sarebbero i programmi. Talmente vuoti, farciti di Flat Tax, decontribuzioni e così via che quasi quasi uno si dimentica che oggi si lavora per un mese e poi te ne vai a casa a morire di fame. Nessuna accordo possibi8le su immigrazione, lavoro, criminalità, troppe coalizioni con troppe idee diverse. Ma va bene così, perchè come ha ricordato Silvio, “Tra un anno mi ricandido a premier”. Come quando leggi un thriller brutto e scopri l’assassino cento pagine prima.

La rassegnazione fa male, ma questa volta è talmente evidente il meccanismo diabolico messo su che non possiamo far altro che andare a votare. Sempre che abbiate capito come si vota, perché le televisioni e i giornali si sono guardati bene dallo spiegarci per filo e per segno come si fa. Soprattutto ora che è un incredibile calderone.

Nel caso, potete sempre ispirarvi a quello che scrisse anni fa qualcuno sulla scheda elettorale, ignaro di passare alla storia per la migliore dichiarazione d’amore possibile al popolo italiano e alla sua classe dirigente: “Cazzi vostri, io da domani me ne vado in Svizzera!”.

1 commento

  1. Non so se per ironia ma io quel giorno sono stata stroncata per l’ennesima volta dall’influenza. Sono andata al seggio ma c’era una coda di 50 persone davanti a me, non mi reggevo in piedi e mi son detta: torno più tardi. Non ce l’ho fatta a tornare era troppo debole. La prima volta in vita mia che non ho votato, la prima volta che ho ringraziato l’influenza, perchè non sono mai arrivata così confusa al voto. La più brutta campagna elettorale che io possa ricordare. Avevo la sensazione che non ci fosse il meno peggio ma solo monnezza(per dirla alla napoletana).

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