“Canzoni a manovella”. Laura Rizzo racconta Vinicio Capossela

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Un viaggio nel mondo di Vinicio Capossela. Oggi, 6 aprile, alle 19,30 al Laboratorio Urbano Palazzo Tupputi, in via Cardinale Dell’Olio a Bisceglie, il Cineclub Canudo propone, per la rassegna TupputiMusica, una lezione sul cantautore di origine irpina.

L’evento, dal titolo Canzoni a manovella, sarà presentato da Giuseppe Losappio, docente in lettere e storia presso IISS Aldo Moro- Trani, e condotto dalla scrittriceLaura Rizzo,autrice del volume “Canzoni a manovella. Vinicio Capossela”, edito da Arcana (2015), monografia dedicata al sesto album del cantautore emiliano, che racconta genesi, costruzione e esito finale del disco uscito nell’ottobre 2000 e premiato da critica e pubblico.

L’autrice ha ascoltato i protagonisti dell’album, svelandone aspetti e significati inediti. Un vero e proprio viaggio tra il vortice di richiami letterari, storici, musicali di cui rimane traccia nei
disegni originali del cantautore, riprodotti per la prima volta all’interno del volume.

Avete mai pensato alle invenzioni? Ai prototipi? A quale uomo per primo ha indossato un paio di ali di tela grezza, schiantandosi poi al suolo nel tentativo di volare? Avete mai sentito il richiamo del colpo di cannone? Avete mai letto Viaggio al termine della notte? Vi è mai presa una colica di immaginazione? Avete mai sparato a uno specchio per rompere il ghiaccio? Se sì, allora canzoni a manovella è il disco che fa per voi, e questo volume – che inaugura una nuova collana dedicata ai grandi dischi italiani del nuovo secolo – prova a raccontarvelo. E che disco, questo! Pubblicato il 6 ottobre di quindici anni fa, squarcia il Duemila con Céline, un colpo di cannone futurista – appunto – Jarry e la patafisica; si srotola evocando un mondo «un po’ perduto, fatto di cose irreali o scomparse: una sorta di Ziegfeld Follies sottomarina, una ciurma in bottiglia», suonando a perdifiato grancasse sinfoniche, piani chiodati a rullo, trombe a grammofono, onde martenot, ululatori e stropicciatori a valvola, orchestrioni, violini a tromba, cilindri, sollevatori bulgari e aerostatici per realizzare una manciata di canzoni ballabili e indimenticabili. Un disco di cose che vengono dal profondo, fabbricato con mezzi espressivi più leggeri dell’aria, capace di raccontare un secolo mentre se ne apre un altro. Un regalo «ai molti temerari che si sono succeduti e buttati, ai molti oggetti in via d’estinzione, ai molti saloni che patiscono il silenzio di milioni di canzoni». Un capolavoro.

Chi è Laura Rizzo

Archeologa per formazione, critico musicale per passione, è esperta di musica italiana, argomento del quale ha scritto in molte riviste di settore, come «MUZ», «Jazzit», «Musica & Parole», «L’isola che non c’era», «Pool Magazine». Attualmente insegna italiano agli stranieri in una scuola media serale e collabora con diverse case editrici in qualità di autore ed editor. Studia canto leggero

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#raccontiamolapuglia. Quotidiano online indipendente di carattere generalista con un occhio particolare alle tante eccellenze della nostra regione.

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