HomeAmbiente e ScienzeAmbienteE-waste: un mare di rifiuti elettronici, tra sostenibilità e illegalità

E-waste: un mare di rifiuti elettronici, tra sostenibilità e illegalità

E-waste, spazzatura elettronica. Quante volte abbiamo ceduto alla tentazione di cambiare il nostro smartphone nonostante funzionasse ancora bene? La stessa cosa sarà successa per il computer portatile, il PC ma anche per il televisore, la lavatrice, il forno. Qual è la sorte di questi rifiuti speciali?

Rifiuti elettronici. Cosa sono?

I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE, acronimo che sostituisce in Italia la definizione di e-waste o di WEEE – Waste of Electric and Electronic Equipment) sono grandi e piccoli elettrodomestici, smartphone, telefoni cellulari e non, strumenti per l’illuminazione, macchine industriali, giocattoli e apparecchiature per il tempo libero (ad esempio le console per i videogiochi) e ancora dispositivi medici e distributori automatici di cui ci disfiamo in quanto non più funzionanti o per obsolescenza.

Un invecchiamento precoce

Sfortunatamente non sempre ci liberiamo dei nostri device quando oramai non riescono più a garantire i servizi per i quali li abbiamo acquistati. Certo, tutti siamo più o meno schiavi dell’obsolescenza programmata: la durata dei nostri dispositivi è prefissata, divengono inservibili dopo un determinato intervallo di tempo e devono essere sostituiti. Inizialmente la frequenza di questo fenomeno, almeno per determinate categorie di oggetti – ad esempio gli smartphone – era nell’ordine degli anni ma, come potrete comprendere seguendo il calendario delle uscite dei modelli iPhone, la velocità è aumentata di molto. In realtà possiamo riconoscere tre tipologie di obsolescenza: quella tecnica, guidata dal progresso tecnologico, per cui un prodotto viene presto superato e va sostituito; quella psicologica che spinge noi consumatori a voler possedere oggetti sempre più innovativi; infine la vera e propria obsolescenza programmata ossia l’inserimento, in fase di progettazione, di un componente che abbia una durata di vita limitata e ci costringa ad acquistare in breve tempo un nuovo dispositivo.

Dal riciclo non corretto al commercio illegale

Come possono essere trattati tutti questi prodotti, una volta divenuti rifiuti? Il loro destino dovrebbe essere il recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, alcuni dei quali preziosi: oro, argento, rame ma anche ferro, acciaio, alluminio, piombo e mercurio. Queste risorse possono essere raccolte e riutilizzate, evitando così sprechi e garantendo la sostenibilità ambientale: i metalli succitati sono tossici e, se dispersi, possono essere fatali per qualsiasi habitat naturale e per l’uomo stesso. La gestione dei RAEE è regolamentata dalla Direttiva europea RAEE 2012/19/EU, recepita in Italia dal Decreto legislativo 49/2014 RAEE. Oltre al rischio di un non corretto smaltimento di questi rifiuti e alla minaccia ambientale che questo comporta, esiste un’altra faccia della medaglia: il trasporto dei rifiuti elettronici in discariche illegali in territorio nazionale e internazionale che alimenta le casse della criminalità organizzata.

Il Rapporto sulla gestione dei RAEE in Puglia

Come procede la raccolta di RAEE nella nostra regione? I dati presentati dal Centro Coordinamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche nel “Rapporto Annuale sul Sistema di Ritiro e Trattamento dei Rifiuti da Apparecchiatura Elettriche ed Elettroniche in Italia” raccontano che la Puglia, nel 2017, ha registrato dei positivi passi avanti. La quantità assoluta di RAEE è aumentata del 12,27% rispetto al + 16% del 2016, collocandoci al secondo posto per incremento percentuale della raccolta in Italia e al primo posto nel Mezzogiorno.

Sono stati raccolti ben 11 milioni di chilogrammi di rifiuti elettronici in tutta la Puglia nell’anno passato. Alla luce di questi risultati, andrebbe però migliorata la rete dei centri di conferimento che attualmente conta 166 centri di raccolta, di cui 104 aperti alla distribuzione, e 25 altri centri gestiti da distributori, installatori e sistemi collettivi. È evidente che dovranno essere svolte con maggiore impegno campagne di sensibilizzazione per migliorare queste cifre.

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