HomePoliticaDemanio armentizio, Consiglio regionale approva modifiche a L.R. n. 4/2013

Demanio armentizio, Consiglio regionale approva modifiche a L.R. n. 4/2013

Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il disegno di legge che modifica il Testo unico in materia di demanio armentizio e beni della soppressa Opera nazionale combattenti (L.R. n. 4/2013).

L’obiettivo è riunire – alla luce dell’attuale assetto organizzativo regionale – in un unico corpus normativo la disciplina dei beni di Riforma Fondiaria con quella delle restanti categorie patrimoniali della Regione, omogeneizzando e semplificando i procedimenti per accelerare l’attività di dismissione e amministrazione del patrimonio appartenente all’ex Ersap.

Dalla ricognizione preventiva effettuata sono emerse, infatti, criticità relative alla gestione dei beni: in primis la questione dei terreni ex ERSAP su cui insistono fabbricati costruiti senza alcun titolo autorizzativo da parte della Regione Puglia.

Il fenomeno è diffuso soprattutto nella provincia di Lecce, in particolare nei Comuni di Frigole, Trepuzzi (Casalabate) e Porto Cesareo e risalenti, per lo più, agli anni ’50/’60, che hanno configurato un diritto di superficie affermato ormai di fatto a favore degli occupanti, pur in assenza di formale titolo abilitativo. La Regione vede così totalmente compromesso il proprio diritto di proprietà, non potendo in alcun modo disporre di tali terreni. Anzi, deve quotidianamente contestare gli avvisi di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate che imputa al proprietario del suolo il mancato accatastamento dei fabbricati.

Il ddl non si configura come una sanatoria edilizia ma rappresenta una regolarizzazione patrimoniale per consentire la dismissione di tali terreni. Una scelta che la Regione ha preferito alla regolarizzazione catastale di oltre 1.000 fabbricati – che avrebbe determinato un esborso finanziario notevole – e alla demolizione dei fabbricati, altrettanto onerosa.
Per quanto riguarda i 4 acquedotti rurali di proprietà della Regione rispetto ai quali l’Amministrazione sostiene annualmente costi ingenti in termini di consumi idrici e manutenzione dovuti soprattutto alla vetustà degli impianti idrici costruiti negli anni ’50, la gestione viene affidata all’ARIF.

Vengono trasferite, inoltre, a titolo gratuito le strade della ex Riforma fondiaria agli enti territoriali che si occupano della loro gestione. Consentita anche l’alienazione dei beni agli attuali conduttori, a condizione che il possesso dei terreni e fabbricati urbani e rurali sia stato conseguito senza violenza e clandestinità.

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Redazione
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