Conte, avvocato del popolo. Però con riserva

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È andata, ce l’abbiamo fatta. Finalmente questa legislatura si completa di un potere esecutivo che nell’arco dei prossimi giorni formalizzerà la sua nascita con i volti a capo dei dicasteri.

L’avvocato difensore degli italiani, così s’è presentato Giuseppe Conte all’uscita del Quirinale, fa un discorso secco, asciutto, ottanta secondi per congedarsi e prendere piede nei meandri della politica di Governo.

È la prima volta che un Presidente tecnico accetta un incarico politico, si è dibattuto molto in questi giorni su questa opportunità, ma era evidente che sia la Lega che i 5Stelle, avessero insormontabili problemi d’immagine ad accettare un qualsivoglia “secondino” dei rispettivi eletti. Fosse stato un Giorgetti od un Fraccaro, sarebbe passata l’idea di avere ceduto troppo all’avversario.

Allora ecco la soluzione, indicazione grillina (essendo il primo partito tra gli stipulanti) e bene placet leghista. Forza Italia e Fratelli d’Italia si sono tenuti fuori, conservando la possibilità di valutare i provvedimenti che arriveranno in aula.

Ora c’è da sciogliere solo la riserva, e probabilmente qualche frizione sorgerà sui nomi ministeriali, essendo indigesto al Capo dello Stato il boccone dell’euroscetticismo. Capitolo di menzione per il Ministero dell’Economia, dove Paola Savona non brilla di simpatie burocratiche.

Ad onor di memoria, una sola volta nella storia della Repubblica – fatta eccezione per rimpasti o reincarichi – questa prassi è stata saltata. Silvio Berlusconi nel maggio del 2008 subito dopo la proclamazione del Segretario generale del Quirinale, lesse la squadra dei ministri.

Altri tempi, altre coalizioni, altri uomini. Oggi finalmente è finita la gestazione di questo cambio di muta dei Palazzi, è nato qualcosa di nuovo e abbiamo un contratto-accordo tra i due rampanti contraenti. Non ci resta che controllarne le postille.

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