Natuzzi, c’è l’accordo. 36 milioni, zero esuberi e formazione dei lavoratori

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Nuovo capitolo, ieri pomeriggio a Roma, nella vertenza legata alla Natuzzi. Presso la sede del Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, è stato firmato l’accordo che prevede l’azzeramento degli esuberi del personale dell’azienda murgiana leader nel settore dei salotti imbottiti ed un Piano industriale che sarà operativo da ottobre 2018, che “si baserà su linee guida strategiche che hanno il duplice obiettivo del ritorno alla competitività del polo industriale italiano e dell’implementazione di un percorso condiviso per la gestione degli esuberi”.

A spiegarlo è la stessa azienda pugliese in una nota dopo che al Mise è stato siglato l’accordo tra azienda, sindacati e istituzioni sul nuovo piano industriale. Sarà garantita l’occupazione di 1.562 collaboratori a tempo pieno e i restanti 555 dipendenti saranno riqualificati. Sono previsti investimenti per 36 milioni.

“Il nuovo progetto industriale ‘esuberi zero’, sottoposto a referendum tra i 2000 dipendenti e approvato con un consenso dell’86% è un dato straordinariamente importante – spiega il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – perché in discontinuità con il passato aziendale caratterizzato da forti conflitti sindacali. Anche per questo va il mio plauso ad azienda e sindacati”.

Natuzzi, secondo l’accordo accettato tra tutte le parti, internalizzerà tutte le attività di realizzazione e di lavorazione delle componenti dei fusti in legno e delle parti in gomma dei divani, fermando così le delocalizzazioni e le esternalizzazioni.

Per far questo, sarà attivato immediatamente un nuovo sito produttivo ad Altamura, attuando un investimento di oltre 30 milioni di euro per la costruzione di un nuovo capannone e di impianti industriali fortemente innovativi.

“La Regione Puglia parteciperà al contratto di sviluppo con 10 milioni di euro – ha aggiunto il vicepresidente con delega allo Sviluppo economico, Antonio Nunziante – e monitorerà l’andamento dell’investimento affinchè venga rispettata la scadenza temporale di 24 mesi entro i quali avviare la nuova produzione”.

“La Regione è pronta a fare la sua parte – ha dichiarato l’assessore alla Formazione professionale Sebastiano Leo – per le esigenze di riqualificazione e di formazione professionale dei 550 lavoratori che saranno impegnati nel progetto”.

Secondo il presidente della Task Force per l’occupazione, Leo Caroli, “i sottoscrittori del nuovo accordo, oltre a concludere una positiva fase di negoziazione che sarà utile anche per la gestione di ogni altra vertenza, si sono assunti anche la grande responsabilità di traguardare la piena attuazione del piano industriale e di investimenti nel limite dei 24 mesi”.

“Se non ci riuscissero – conclude Caroli – il sistema delle parti che hanno firmato oggi perderebbe credibilità e alimenterebbe la sfiducia dei lavoratori. Per questo la Task force convocherà periodicamente tavoli interregionali con la Basilicata per il monitoraggio dello stato di attuazione dell’accordo”.

“Un risultato importantissimo – sottolinea Delle Noci (Filca Cisl) – Siamo riusciti a scongiurare i 1096 esuberi che il mese scorso l’azienda ci aveva presentato. Grazie all’ottimo lavoro dei sindacati siamo riusciti ad ottenere tutte le nostre richieste, a scongiurare gli oltre 1000 esuberi, e questi ci consentirà di portare 1562 lavoratori a tempo pieno. Per gli altri 550 lavoratori ci sarà una cassa integrazione a rotazione che sarà anche cofinanziata dalla Regione Puglia per una formazione on-the-job. E’ davvero un grande risultato”.

Ed è ancora Antonio Delle Noci segretario della Filca Cisl di Bari a spiegare.

“Abbiamo ottenuto una integrazione al reddito di quasi 150 euro per questi lavoratori che saranno a zero ore, e poi sarà integrata dalla formazione. Stesso discorso anche per chi vorrà chiedere il part-time con una integrazione di 70 euro sulla busta paga”.

Infine verrà alzata la posta anche per gli esodi volontari. Sono previsti 70mila euro per chi vorrà uscire dall’azienda, più 1500 euro per chi ha figli a carico ed altri 3mila euro per chi ha anche il coniuge a carico.

Un ottimo accordo che da un lato scongiura la delocalizzazione di una azienda su cui tanto è stato investito da parte delle Istituzioni, e dall’altro protegge i livelli occupazionali, lanciando formazioni e rotazioni che oggi possono davvero rappresentare una schiarita nel futuro di diverse centinaia di famiglie pugliesi e lucane.

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Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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