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Ilva, incontro al Mise con 62 sigle. Emiliano: “Sacrosanto che ci siano tutti

“Ci avevano detto che il piano ambientale e il piano occupazionale non si potevano cambiare, altrimenti Mittal sarebbe scappato via, e che stavamo rischiando nel chiedere di più dal punto di vista ambientale e occupazionale: quindi non era vero, non è scappato Mittal. È ancora qua, la fabbrica gli interessa lo stesso e questo è un punto molto importante”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano prima di entrare al Ministero dello Sviluppo Economico per partecipare al tavolo Ilva dove i rappresentanti di 62 sigle, tra cui Arcelor Mittal, enti locali e associazioni di cittadini si stanno riunendo per discutere del futuro dell’Ilva.

“La seconda questione – ha detto Emiliano – è che dobbiamo adesso guardare con attenzione l’offerta, soprattutto quella ambientale. Io ho una gerarchia chiara in testa: viene prima la salute delle persone e poi l’occupazione, gli interessi strategici del Paese.

Sono assolutamente felice che tutte le organizzazioni tarantine siano qui. D’altra parte oggi non c’è da prendere una decisione tecnica, ma si rendono  trasparenti i dati sui quali poi verrà presa la decisione dal Ministro”.

Inizialmente sarebbe dovuto essere un incontro chiuso ai sindacati e ai rappresentanti degli enti locali. La presentazione dei progetti per la riqualificazione degli impianti e per i suoi dipendenti invece è stata aperta all’ultimo a tutti da parte del ministro Di Maio.

Superfluo invece per il segretario della Fiom Cgil Francesca Re David, che entrando al Mise ha dichiarato che “con 62 sigle si può fare poco altro che ascoltare. E’ un’assemblea di massa che ci potevano mandare registrata. Non credo ci sia spazio per un confronto. Si sta parlando di un contratto di assegnazione col governo: senza governo non c’è nessuna possibilità di andare avanti, solo che questo non è un tavolo. Se vogliamo un accordo, va fatto con i sindacati e firmato dai lavoratori. L’accordo si fa coi sindacati, l’informazione si può fare con tutti. Se non si vuole fare l’accordo si sceglie un’altra strada”.

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Redazione
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